Pasquale Di Palmo
I deliri del bibliofilo

Il favoloso bestiario di Nicola Lisi

Brevi fiabe e folgoranti apologhi che evocano il mondo animale di Fedro e La Fontaine, ma inseriti in un contesto strapaesano. Sono le “Favole” dello scrittore toscano, secondo volume del “Frontespizio”, marchio editoriale della celebre rivista fiorentina, pubblicato nel 1933 in 700 esemplari numerati dalla preziosa veste grafica

L’esperienza della rivista fiorentina «Il Frontespizio» ha segnato in maniera inequivocabile la prima metà del nostro Novecento, evidenziando l’opera di una serie di autori che si ritaglieranno un ruolo preponderante nella prosecuzione del cosiddetto “secolo breve”. Concepito con cadenza mensile, il periodico vide la luce nel maggio 1933 accogliendo nel numero inaugurale i testi di alcuni intellettuali che legheranno il proprio nome a questa importante vicenda editoriale: da Carlo Betocchi a Piero Bargellini, da Luigi Fallacara a Carlo Bo, registrando al contempo un brano di Arrigo Bugiani, il futuro editore dei Libretti di Mal’Aria, le cui “Vangate nel sodo” confluiranno nella prova d’esordio Festa dell’òmo inutile (Edizioni del Frontespizio/Vallecchi, 1936) e un paio di xilografie di Pietro Parigi.

«Il Frontespizio» proseguirà le pubblicazioni fino al 1940, configurandosi come una vera e propria roccaforte di area cattolica che annoverava collaboratori del calibro di Don Giuseppe De Luca, Domenico Giuliotti, Nicola Lisi, Giovanni Papini, Mario Luzi, Giorgio La Pira, senza alcuna pregiudiziale nei confronti di autori più dichiaratamente laici: Oreste Macrì, Eugenio Montale, Alfonso Gatto, Leonardo Sinisgalli, Vittorio Sereni, Alessandro Parronchi. Nonostante la redazione sia cambiata a più riprese, il nucleo di scrittori che si legò indissolubilmente ai destini della rivista fu quello che faceva capo al trio composto da Betocchi, Lisi e Bargellini, futuro sindaco della città gigliata, che animarono anche «Il calendario dei pensieri e delle pratiche solari» tra il 1923 e il 1924.

Nonostante modificasse a più riprese l’aspetto grafico, «Il Frontespizio» rimase sostanzialmente fedele agli obiettivi prefissati fin dall’inizio della propria attività, accogliendo al suo interno scritti di taglio letterario e polemico, di approfondimento culturale e religioso, nonché illustrazioni di importanti artisti italiani (da Lorenzo Viani a Luigi Bartolini, da Pietro Parigi ad Ardengo Soffici, da Ottone Rosai a Mino Maccari). Dalla costola della rivista nacquero alcune specifiche pubblicazioni dei collaboratori più assidui: la prima, con il marchio editoriale Il Frontespizio, fu la raccolta poetica Realtà vince il sogno di Carlo Betocchi, uscita nel 1932, in 700 esemplari numerati. L’aspetto grafico si ispirava inizialmente a quello del periodico, presentando titolo e nome di autore ed editore in una cornice rettangolare ricavata al centro di una serie di motivi di impianto geometrico. La raccolta sarà riproposta da Vallecchi nel 1943, con l’aggiunta di due poesie e alcune modifiche.

Uno dei titoli più rilevanti sul versante grafico è senz’altro il successivo, ovverosia Favole di Nicola Lisi, scrittore che aveva esordito nel 1928 con L’acqua, il cui sottotitolo è Rappresentazione umana, opera teatrale in tre atti, mai rappresentata, uscita per i tipi vallecchiani. Il volumetto, contenente 104 pagine, misura cm. 19,8 x 13,8 e presenta in copertina un’illustrazione di Pietro Parigi che firma anche le xilografie contenute nel testo. Il colophon riporta la seguente dicitura: «Secondo volume del “Frontespizio” stampato in 700 esemplari numerati». Ogni esemplare reca sotto il colophon la firma manoscritta dell’autore. La copia in nostro possesso è la n. 7 e reca al risguardo la seguente dedica di Lisi: «A Vittorio Giommoni di cui ammiro la profonda bontà». Seguono la firma dell’autore e la data del 27 maggio 1933 in quel di Firenze. Il libretto venne stampato nello stesso anno, «sotto la guida di Piero Bargellini presso l’Industria Tipografica Fiorentina, Via de’ Macci, 5». Un esemplare in buono stato delle Favole si aggira grossomodo intorno ai 250 euro. Le Favolefurono riproposte, accresciute, da Vallecchi nel 1967 con il nuovo titolo Il seme della saggezza.

Come indicato dal titolo si tratta di una settantina di brevi fiabe, di folgoranti apologhi che sembrano derivare dal mondo animale di Fedro e La Fontaine, anche se inseriti in un contesto tipicamente strapaesano, di origine contadina. Abbiamo così topi che interloquiscono con buoi, uccelli che redarguiscono asini, giganti che attraversano a guado fiumi dalle correnti impetuose recando in spalla minuscoli nani, scheletri di uomo che prendono le distanze da scheletri di scimmie. Spesso l’autore riporta in calce, in forma un po’ didascalica, anche la morale che si deve trarre dalla relativa fruizione delle fiabe.

Lisi, che otterrà un discreto successo con la pubblicazione del romanzo Diario di un parroco di campagna, edito da Vallecchi nel 1942, sempre illustrato da Parigi, chiaramente ispirato al Journal d’un curé de campagne di Georges Bernanos, licenziò nel 1934 come quarto titolo della collana del Frontespizio anche Paese dell’anima. Il libro, tirato in 1000 copie, contiene 19 disegni di Giacomo Manzù e costituisce una sorta di pendant alle precedenti Favole. Per la cronaca il terzo volume del Frontespizio, marchio che poi sarà associato a Vallecchi, è Architettura di Piero Bargellini, edito nel 1934, sempre illustrato da Manzù.

Per ogni ulteriore approfondimento sulla rivista si rimanda sia al volume antologico Il Frontespizio 1929-1938, curato da Luigi Fallacara nel 1963 per Luciano Landi Editore, sia al capitolo «Lieve storia de “Il Frontespizio”», presente in La ventura delle riviste di Augusto Hermet, a cura di Marino Biondi, Vallecchi, 1987. Per quel che riguarda le opere si consultino i due volumi Nicola Lisi 1928-1973, stampati da Vallecchi nel 1976, con un invito alla lettura di Carlo Bo.

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