Una scoperta da fare
Il paradiso di Faenza
Palazzo Milzetti, la splendida residenza affrescata nell'Ottocento da Felice Giani, è un classico capolavoro nascosto dell'arte neoclassica italiana
«Non troverete né a Vienna né a San Pietroburgo e neppure a Parigi un edificio paragonabile per raffinatezza, per eleganza, per gusto incantevole del decoro interno, all’edificio che Felice Giani affrescò a Faenza per il conte Francesco Milzetti», ha scritto Antonio Paolucci, che fu storico dell’arte e direttore degli Uffizi e i Musei Vaticani. E ha ragione perché visitando gli appartamenti di quel palazzo, che è Museo Nazionale del Neoclassicismo in Romagna, si ha l’impressione di entrare in un’antenata di quelle esposizioni d’arte immersive, luoghi divenuti frequenti negli ultimi anni in cui si è completamente avvolti da proiezioni a 360 gradi, poiché le stanze sono dipinte e decorate totalmente su tutte le pareti e il soffitto.
«Sono il conte Francesco Milzetti e ho ereditato il palazzo da mio padre Nicola, morto nel 1797» si legge in un cartellone all’entrata, dove racconta come, dopo le ristrutturazione di Giuseppe Pistocchi seguita al terremoto del 1981, lui abbia coinvolto nel 1800 l’architetto Giovanni Antonio Antolini per riprogettare gli interni con forme solenni e nitidi volumi, il cui esempio principale è il grande salone di rappresentanza dedicato a Apollo, di forma ottagonale, simbolo massonico, mentre pitture e decorazioni si devono a Felice Giani, con la sua bottega guidata da Gaetano Bertolani, più Francesco e Giovan Battista Ballanti Graziani e Antonio Trentanove stuccatori.
Nel palazzo, tutto il piano terra è dedicato a rappresentazioni di ispirazione mitologica, mentre il piano nobile è dominato da riferimenti a storia e letteratura antica, per rimandare a quella cultura intrisa di ideali libertari e il culto per il mondo classico cui aveva aderito Francesco Mazzetti, capitano colonnello della Regia Guardia d’onore napoleonica con ambizioni di carriera militare e politiche. Ne fece così uno degli edifici più importanti d’Italia per l’arte di quel periodo, un luogo fascinosissimo e in eccezionale stato di conservazione che per questo meriterebbe di essere più conosciuto.
Giani (1758 -1823) studiò pittura a Pavia e poi a Bologna, arrivando a Roma nel 1780 entrando nelle grazie del principe Doria Pamphili. Partecipò così alla prestigiosa decorazione di Palazzo Altieri e poi, a Senigallia, del Palazzo cosiddetto delle 100 finestre, residenza di campagna del cardinale Antonelli, dove decorò sale e porte del piano nobile, riproponendo temi della Domus Aurea. Fu tra coloro ingaggiati per riprodurre gli ornati delle Logge di Raffaello in Vaticano, su encausti che poi furono inviati a Caterina II di Russia per l’Ermitage. A Faenza si trasferisce nel 1786 e lavora in città e in regione arrivando poi a ideare e realizzare a partire dal 1801 le opere per palazzo Milzetti, considerato il suo capolavoro. Nominato nel 1811 Accademico di San Luca a Roma, tra l’altro decorò l’appartamento napoleonico al Quirinale. Morì per le conseguenze di una caduta da cavallo e è sepolto a Roma, in Sant’Andrea delle Fratte.
Al piano terra di palazzo Milzetti si visitano, oltre alla grande cucina al piano sottostante, l’Anticamera, la Cucina, la Sala da pranzo, la Camera per ricevere, l’Antibagno, la Biblioteca, la Camera di compagnia (o delle Quattro Stagioni), la Camera da letto, la Sala da musica. Solo per fare un esempio Il Vestibolo del bagno di forma ellittica è sormontato da una cupola con al centro le Nozze di Nettuno ed Anfitrite mentre sul nero delle pareti si notano figure danzanti dai colori vivaci e scene figurative sul tema dell’acqua, che traggono ispirazione dalle decorazioni di Ercolano e Pompei. Il bagno poi, a contrasto con quel nero, è luminoso e tutto decorato in giallo con una vasca incassata a terra.
Al piano nobile si attraversano ambienti completamente e riccamente decorati in maniera raffinata, elegante: il Salone ottagonale (o Tempio d’Apollo), il Salone delle feste (o Galeria d’Achille), la Sala della Pace e della Guerra (o del Giuramento di Annibale), la Stanza con alcova, la Sala di Numa Pompilio, la Sala di Ulisse, il Gabinetto d’Amore, una Sala di passaggio (o Sala di Flora e Cerere), una seconda Sala di passaggio (o Sala degli Amori), la Sala di Ercole (o Sala gialla) e la Cappella. Per fare un altro esempio, nel Gabinetto del Trionfo dell’Amore sul soffitto ecco scene come Giove che rapisce Europa, il dio con Proserpina e Leda, e lo stemma di famiglia che sigla la fine lavori nel 1805, anno anche della battaglia di Austerlitz e del trionfo di Napoleone.
Tutti i ricchissimi ornamenti, basati su colte rielaborazioni delle grottesche antiche e rinascimentali e realizzati a tempera su muro, si armonizzano poi con le partiture architettoniche esistenti, incorporando porte e finestre, mostrando ancora l’intatta brillantezza originale.