Ida Meneghello
Diario di una spettatrice

La morale di Amelio

Il nuovo film di Gianni Amelio è un apologo sull'accoglienza, l'impegno e l'immigrazione. Una "previsione" d'autore sul prossimo futuro

Chissà se nella sceneggiatura del nuovo film di Gianni Amelio, Nessun dolore, presentato fuori concorso alla Mostra di Venezia, non vi sia anche l’eco, magari involontaria, di una lirica piuttosto nota del poeta persiano Jalâl-al Din Rumi che invita ad accogliere come ospiti tutto ciò che ci succede nella vita:
«L’essere umano è come un ostello
Ogni giorno c’è un nuovo arrivo.
La gioia, la tristezza, la meschinità,
una momentanea consapevolezza,
arrivano tutti come un ospite inaspettato.
Accoglili e dai a tutti il benvenuto.
Anche se sono una folla
che mette a soqquadro la casa
fino a svuotarla di tutto il mobilio,
tratta onorevolmente tutti i tuoi ospiti.
Potrebbero aver ripulito tutto
per fare posto a una nuova gioia».
Ho pensato a questa poesia, molto citata nei percorsi meditativi, perché è esattamente questa la storia che racconta Nessun dolore, una storia improbabile, paradossale, a tratti persino irritante, che ci pone una domanda: ma io al posto del protagonista cosa avrei fatto?

Roma, oggi. Davide ha più o meno quarant’anni, vende libri usati in una bancarella in piazza Risorgimento, ha il respiro breve dell’asmatico e lo sguardo indifeso dietro gli occhiali. I libri sono i suoi unici amici, vive in mezzo a loro e ama condividere con chi passa la sua passione. Spesso i volumi glieli regala Elsa, una docente universitaria più anziana di lui che lo guarda con tenerezza. Un giorno, mentre lui sta andando a pranzo, lo avvicina un giovane nordafricano che gli getta tra le braccia il bambino che lo accompagna, probabilmente suo figlio. Davide non capisce le parole dell’uomo, non sa neppure il nome del bambino che evidentemente non può tenere con sé. Fa di tutto per allontanarlo ma il bambino continua a seguirlo, non parla, non accetta denaro. Esasperato Davide lo allontana da lui e mentre il bambino arretra viene investito in pieno da una moto. 

Sconvolto e in preda al senso di colpa, il libraio si precipita in ospedale dove il piccolo viene ricoverato. Nella notte in attesa di notizie Davide incontra Aminah, una ragazza algerina in avanzato stato di gravidanza. Lei non sa dove dormire e lui la accoglie a casa sua, un appartamento strapieno di libri e di ricordi. Quando lui uscirà di casa per lavorare Aminah la aprirà a tutti quelli che conosce e che non hanno un tetto e Davide accetterà la situazione dando a tutti il benvenuto. E mica sono sempre gentili e rispettosi del suo spazio e dei suoi oggetti, con loro entra nell’appartamento anche la rabbia covata per anni dai reietti, dagli invisibili che tali non sono per i vicini allarmati da quella invasione. Così arriva il paradosso: Davide viene arrestato per qualcosa che non ha commesso ma che ha a che vedere evidentemente col reato di immigrazione clandestina. L’uomo non si ribella, non cerca un avvocato, accetta serenamente l’ingiustizia perché lui il carcere se lo merita, per quel bambino di cui non sa nemmeno il nome. Quando tornerà a casa la troverà devastata e spogliata di tutto il mobilio, proprio come nella poesia di Rumi. Sono rimasti solo i libri, quelli non interessano a nessuno. 

“La storia che raccontiamo non è ancora realmente accaduta”, recita l’esergo all’inizio del film, come se il regista volesse dirci: attenzione, questi non sono fatti reali. In effetti con Nessun dolore Amelio ci sfida con un apologo morale che ci interroga su due temi cruciali in questi tempi bui: il nostro senso di colpa e la nostra compassione. Cosa possiamo fare per i migranti che sopravvivono ai margini delle nostre città, come possiamo aiutare gli altri? La risposta del protagonista pecca certamente di ingenuità ed è dettata dal senso di colpa che lo attanaglia. Ma anche se è paradossale la sua scelta estrema di accogliere tutti indistintamente ci interroga. 

Perfetto il cast scelto dal regista per interpretare i tre ruoli principali del film: Davide è interpretato da Alessandro Borghi (di nuovo protagonista per Amelio dopo l’ottimo Campo di battaglia del 2024) che regala al libraio la fragilità e l’ingenuità dell’uomo buono. Valeria Golino è Elsa, una professoressa che non ha perso la passione e la capacità di indignarsi. Infine Valerio Mastandrea è Michele, l’infermiere addetto alla camera mortuaria, che al momento giusto se ne fregherà della burocrazia pur di risarcire tanto dolore con un piccolo grande gesto di pietà. 

Facebooktwitterlinkedin