I racconti della scuola "Orlando"/4
Il mare negli occhi
«Quando è finito il viaggio e siamo scesi dal pullman, il mare ancora non si vedeva. I bambini come Jamal si sono messi a correre e hanno superato le dune di sabbia...»
Il racconto inedito di Stefania Martucci che qui pubblichiamo è il frutto del lavoro svolto dalla scuola di scrittura “Orlando” nell’ambito del corso sul racconto curato da Andrea Carraro e Sebastiano Nata.
“Mi chiamo Idris, e ho dodici anni. Vengo qui a scuola ogni mattina con mio fratello Jamal che di anni ne ha tre. Oggi dobbiamo fare un tema sulla giornata di ieri, che è stata bellissima. I signori di Smilethesea, ci hanno portato al mare. Con degli enormi pullman. I signori di Smilethesea vanno in giro per il mondo a salvare il mare dalle plastiche e poi lo fanno conoscere a quelli che, come noi, non lo hanno mai visto.
“Alle 4 di notte abbiamo preso il pullman davanti alla scuola. Siamo dovuti partire molto presto perché da Nairobi al mare il viaggio dura otto ore. Nessuno di noi aveva mai preso un pullman perché nessuno di noi era uscito mai dalla città. Io mi sentivo molto responsabile per Jamal, che è piccolo ed è affidato a me tutto il giorno e questa cosa del mare, che è profondo, con i pesci, non mi faceva stare tranquillo. Ma il viaggio al mare non l’avrei perso per nulla al mondo e non l’avrei fatto perdere a Jamal.
“A scuola i signori di Smilethesea ci avevano fatto fare la prova del nuoto, con la maschera anche. Ci hano messi tutti con la pancia su una sedia e ci hanno insegnato a muovere le gambe e le braccia come se dovessimo spostare la gente al mercato. L’ho fatta anche io la prova, con molto impegno. Quante risate ha fatto Jamal! Durante il viaggio ho tenuto la maschera nel sacchetto al mio fianco senza perderla. Jamal l’ha tenuta in faccia per ore, con gli amici giocavano a fare i mostri.
“Quando è finito il viaggio e siamo scesi dal pullman, il mare ancora non si vedeva. I bambini come Jamal si sono messi a correre e hanno superato le dune di sabbia. E noi grandi li abbiamo seguiti. E tutti i bambini urlavano, pieni di gioia. I piccoli non sanno dei pericoli, non ci pensano proprio. Io non ho perso d’occhio Jamal mai.
“Poi Jamal è salito sulle dune ed è ridisceso dall’altra parte, e io allora ho affrettato il passo e sono salito sulle dune. E ho visto il mare, che era come ce lo avevano descritto i signori di Savethesea, ma era anche molto molto di più. Non era tanta acqua blu, come avevano detto, era molta ma molta più acqua di quella che avrei potuto immaginare, ed era di tutti i colori blu possibili al mondo, chiaro dove saltavano i bambini, con la schiuma bianca delle onde, e poi via via sempre più scuro.
“Jamal è corso subito in acqua con gli altri, non si è tolto neanche la maglietta. Rideva, correva e si buttava in acqua, poi schizzava l’acqua contro qualcuno e poi correva fuori e usciva e rideva e correva di nuovo in acqua. La maschera la teneva intorno al collo, non l’ha usata mai. Jamal è troppo piccolo per nuotare. Lui e gli altri bambini hanno trovato dei granchi. Li hanno messi tutti in una buca, ma i granchi sono scappati sotto la sabbia e loro scavavano per riprenderli. L’ho sentito tossire, tante volte. Era l’acqua che era entrata nel naso mi ha detto. Per via della maschera che non metteva. Però poi è sempre uscita. Anche gli altri tossivano, ma tutti, anche Jamal, ricominciavano subito a correre sulla spiaggia e a lanciarsi in acqua. Milioni di volte.
“Io invece non ho corso, ho guardato il mare prima. Molto a lungo. Per ricordare bene e per poter spiegare che cosa fosse a chi non era venuto. Ma non era facile.
“Perché noi ragazzi a scuola conosciamo bene il cielo, lo vediamo dai tetti o dalla discarica, che è una collina molto alta. Anche il cielo è grandissimo, ed è blu, e di tanti blu diversi. Ma il cielo, non so dire bene, è leggero. Invece il mare è pesante, ti può rivoltare, e spostarti e mandarti giù. Si muove, va in giro, torna, ti guarda.
“E arriva sulla spiaggia apposta. Che non è fatta della sabbia che c’è vicino le strade, è una cosa diversa. È luce, non saprei dirla questa cosa. La spiaggia non è polvere che vola col vento, e ti annebbia la vista, è una cosa luminosa, come polvere d’oro. L’onda ci scivola sopra, sulla spiaggia, e anche tu puoi stare coi piedi a bagno, a pensarci un po’ su, prima di entrare nel mare.
“Io non ho fatto come Jamal, ho messo subito sulla faccia la maschera e sono entrato in acqua a guardare sotto. Si vedeva tutto. Da qualche parte c’erano i pesci, sapevo che esistevano gli squali e le balene e tanti altri piccoli di tutti i colori, avevamo visto le foto in classe, e li volevo vedere. L’acqua era salata lo sapevo, non si poteva bere, ce l’avevano detto, ma mi chiedevo: come può essere salato, così salato che non si può bere, e avere i pesci vivi dentro? Che le barche dietro la spiaggia poi sarebbero uscite a prenderli quei pesci, con le reti, o con i fili, e dopo i pescatori li avrebbero arrostiti sulle griglie.
“Sotto, sul fondo c’erano delle conchiglie, ne ho prese quante più ho potuto. Sembravano così grandi e poi invece erano piccoline, con la maschera tutto sembra enorme. E poi dei pesciolini piccoli li ho visti, erano quasi trasparenti. Senza la maschera quei pesciolini dovevano essere grandi come un’unghia di Jamal, ma io ho provato una emozione grande, ho urlato, ma tutti urlavano, quindi non è venuto nessuno a vederli.
“Non abbiamo mangiato il panino che avevamo portato nella sacca per merenda. Io l’ho mangiato sul pullman mentre tornavamo, Jamal no, era così stanco che si è addormentato. Io, invece, non ho dormito mai.
“Quando siamo arrivati a casa, che era notte, Jamal non ha raccontato niente alla mamma, perché ha continuato a dormire. Ma io l’ho detto alla mamma che l’ho guardato sempre Jamal, e che era stato sempre a tuffarsi e a ridere, e a prendere l’acqua nel naso e a tuffarsi ancora.
“E poi mi sono messo a piangere. Anche se sono grande. Mi è successo per via del mare. Era la bellezza, che tornava fuori dai miei occhi.
“Perché Jamal è stato felice, io, invece, sono stato molto ma molto di più di felice. È che Jamal è piccolo, e quando si sorprende ride. E io invece sono grande.
“E non me lo dimentico più il mare.
“Perché mi ha fatto sentire pieno di orgoglio.”
Firmato: Idris
La fotografia accanto al titolo è di Roberto Cavallini.