Luca Fortis
Letterature diverse

Un mondo di libri

incontro con Hermes Damian Salla, uno dei più importanti editori africani che pubblica letteratura swahili: «Vogliamo contribuire a scrivere la storia e le storie del nostro Paese»

Nell’ambito della serie di eventi dedicati alle letterature dei Paesi africani, organizzata in collaborazione con i docenti di africanistica dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, riprendono le nostre interviste a figure di primo piano della letterature africane. Hermes Damian Salla è il fondatore e amministratore delegato di Africa Proper Education Network (APE), una casa editrice con sede a Dar es Salaam, in Tanzania. L’azienda opera sia come editore sia come distributore di libri nell’Africa orientale. Al centro della sua missione vi sono la promozione dei valori africani e la diffusione di opere educative e letterarie in swahili e in altre lingue. Questa intervista è nata da una conversazione tra l’editore Hermes Salla e il professor Roberto Gaudioso dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, docente di Letterature in lingue bantu, e il sottoscritto.

Quando ha capito che l’editoria era la sua passione?

All’età di 17 anni, nel 2001, scrissi un opuscolo, ne feci delle copie e le vendetti alle scuole. Un anno prima di entrare alle scuole superiori, vivevo ancora nella regione del Kilimangiaro. Probabilmente fu proprio in quel periodo che trovai l’ispirazione e il desiderio di mettermi alla prova nel campo dell’editoria. In seguito, mia zia mi disse che quando ero in quinta elementare, a circa 11 anni, ero solito incoraggiarla a scrivere un libro. Non ricordo di averglielo detto, ma lei me lo ricorda spesso, aggiungendo che avrebbe dovuto seguire il mio consiglio. Dopo quel primo opuscolo, nel 2005, iniziai a scrivere un manuale di matematica avanzata. Lo mostrai al mio insegnante, spiegandogli che non avevo i soldi per pubblicarlo. Lui mi presentò a una persona che, mi disse, stava lavorando a un progetto simile. Fortunatamente, finanziò la pubblicazione di 1.000 copie.

Riuscì a venderle?

Vendetti ogni singola copia e poi cercai di pubblicarne altre per conto mio. Non fu facile, perché, affinché l’industria editoriale sia sostenibile, sono necessarie strategie a lungo termine. Dopo il primo libro di matematica, ne pubblicai altri quattro. Dal momento che non potevo scrivere tutto da solo, iniziai a collaborare con altri studenti universitari. Mi concentrai sulla pubblicazione di libri di testo scolastici. Trovare le risorse per pubblicare non fu mai facile, ma è proprio lì che risiede il segreto. In quegli anni tornai dal mio primo finanziatore, che ancora oggi è un grande amico, e lui mi diede una lezione importante. Mi disse: “Non puoi sempre fare affidamento sui prestiti. Chiedi a tutti quelli che ti devono dei soldi di pagarti subito, e vedrai che troverai i fondi necessari per pubblicare”. Una casa editrice deve essere un’impresa. Deve generare profitto e reggersi sulle proprie gambe. Altrimenti, non può sopravvivere a lungo termine.

Quando ha fatto il grande salto?

Dopo essermi laureato in Informatica nel 2008, una laurea molto richiesta all’epoca, mi chiesi cosa avrei dovuto fare. Non riuscivo a decidere se cercare un lavoro nel settore in cui avevo studiato, oppure investire tutte le mie energie nell’editoria. Pensai a tutti gli sforzi che avevo già dedicato alla mia casa editrice e capii che, se avessi abbandonato tutto per cercare un lavoro, forse non avrei mai più avuto l’energia necessaria per costruire da zero una casa editrice. Compresi che era meglio continuare a portare avanti il mio progetto. Se fosse fallito, avrei comunque avuto molto tempo per trovare un altro lavoro grazie alla mia laurea. Ancora oggi non sono mai andato fisicamente a ritirare il mio diploma universitario. Ma ho continuato a pubblicare libri.

Per un certo periodo ha continuato a pubblicare esclusivamente libri di testo scolastici?

È ciò che vuole il mercato e ciò che porta denaro. Nel 2012 abbiamo costituito ufficialmente la casa editrice, poiché non potevamo pubblicare tutto da soli, abbiamo deciso di distribuire anche libri di altre case editrici. Acquistiamo libri da editori locali e li vendiamo. La nostra missione è incoraggiare le persone a leggere e diffondere la conoscenza. Sono ormai trascorsi vent’anni da quando, a 17 anni, pubblicai quell’opuscolo.

Quando ha iniziato a pubblicare testi non scolastici?

Nel 2017 abbiamo pubblicato alcune opere di Emmanuel Mbogo, un autore contemporaneo con il quale abbiamo instaurato un eccellente rapporto di collaborazione. Grazie a quell’esperienza capimmo che potevamo riportare in circolazione anche libri ormai irreperibili. Ci accorgemmo che gli studenti universitari cercavano i libri di Kezilahabi. Li chiedevano alla libreria universitaria di Dar es Salaam con cui collaboravamo. Così andai a Nairobi, in Kenya, per acquistare copie dei suoi libri che erano stati stampati lì. Devo confessare che all’epoca non sapevo che Kezilahabi fosse un autore tanzaniano. Pensavo fosse keniota perché i suoi libri erano stati pubblicati lì. Per me era semplicemente un autore swahili di cui vendevo i libri.

Quando lo scoprì?

Un giorno un cliente mi disse che Kezilahabi aveva scritto un libro, Rosa Mistika (1971), che all’epoca era stato censurato dal governo tanzaniano e non era più reperibile. Fu allora che mi resi conto che stavo viaggiando fino in Kenya per ordinare copie di un autore del mio stesso Paese. Studiai la sua storia e scoprii che in seguito aveva insegnato in un’università in Botswana. Pensai che, in quanto autore, dovesse essersi sentito frustrato dal settore editoriale tanzaniano e che avesse quindi deciso di pubblicare all’estero. Decisi di acquisire i diritti di pubblicazione delle sue opere. Per qualche tempo continuai ad acquistarle e venderle, finché incontrai il professor Mulokozi, che mi disse di essere un amico della sua famiglia. Fu lui a metterci in contatto con la moglie di Kezilahabi. Quando la incontrai, mi disse che non ricevevano nemmeno i diritti d’autore da parte di coloro che pubblicavano le opere del marito. Le spiegai che ero molto interessato a pubblicare i libri di Kezilahabi pagando regolarmente i diritti d’autore, e fu così che iniziò la nostra collaborazione. Per me era davvero importante fare in modo che le opere di Kezilahabi tornassero finalmente a essere stampate in Tanzania e cominciare a lavorare con i grandi scrittori degli anni Sessanta e Settanta.

Quali autori degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta avete pubblicato?

Abbiamo pubblicato i libri di Shaaban Robert, le cui opere erano già in parte disponibili, ma ora abbiamo pubblicato tutta la sua produzione. Abbiamo inoltre pubblicato libri di Ebrahim Hussein, Penina Muhando ed Emmanuel Mbogo. Poi c’è Mathias E. Mnyampala, che rappresenta un caso particolare perché, nonostante fosse uno scrittore eccezionale, pochissime delle sue opere furono pubblicate. Fortunatamente, la sua famiglia ci ha affidato i suoi manoscritti e attualmente li stiamo curando e preparando per la pubblicazione.

Il pubblico e il mercato hanno risposto positivamente?

Il mercato è un animale strano. All’inizio, non è necessariamente il mercato a chiedere la pubblicazione di libri degli anni Sessanta e Settanta, o anche di libri in generale. Tuttavia, se li pubblichi e dimostri perché sono importanti, il mercato impara a rispondere, anche se lentamente. Noi ci siamo impegnati a creare un mercato per questi libri e il nostro successo dimostra che il loro apprezzamento sta crescendo. Non possiamo immaginare una società priva delle proprie storie. Continuiamo quindi a lavorare duramente per costruire quel mercato. In un certo senso, il mercato esiste già, ma bisogna sapere come raggiungerlo, perché non si manifesta spontaneamente.

Conoscere la storia di questi autori, dei loro libri e delle loro famiglie, ha in qualche modo cambiato il suo modo di vedere la vita?

Una cosa che ho imparato è che molti di loro erano frustrati da un passato che aveva dato loro poco incoraggiamento e riconoscimento. Scrissero libri meravigliosi e contribuirono alla costruzione di una letteratura moderna in swahili ancora giovane, eppure il mercato e gli editori non li ricompensarono attraverso una distribuzione adeguata e un giusto compenso economico. Anche gli editori erano intrappolati. Non erano in grado di massimizzare la circolazione dei loro libri. In fin dei conti, ciò che rende felice uno scrittore è essere letto; ma una remunerazione equa può incoraggiarlo ed è comunque un suo legittimo diritto. Non sto dicendo che gli autori debbano necessariamente vivere interamente dei loro libri, ma dovrebbero almeno guadagnare qualcosa dal proprio sudore. Per una casa editrice è motivante quando i nostri autori, o i loro eredi, ricevono il giusto compenso e siamo felici di contribuire a renderlo possibile. Ho fatto mia una citazione di Shaaban Robert: “Il corpo di un autore finirà per diventare polvere nella tomba, ma i suoi scritti vivranno per sempre”. Questo detto è la pietra angolare del nostro programma di recupero dei libri in swahili. Cerchiamo di recuperare il maggior numero possibile di libri che rischiano di scomparire dal mercato e dalle biblioteche. Sebbene la società possa non essere riuscita a farlo quando gli autori erano ancora in vita, riteniamo che sia un dovere onorevole almeno tentare di farlo oggi.

È un impegno ancora più importante in un mondo in cui gli autori guadagnano sempre meno.

Il professor Mbogo, che pubblica con noi, mi dice sempre che rimane fortemente motivato a continuare a scrivere perché ha un editore che crede in lui. Senza questo sostegno, dice, forse avrebbe smesso di scrivere molto tempo fa. Per noi è meraviglioso sapere che si sente incoraggiato dai nostri sforzi; a nostra volta, attraverso le sue opere, contribuiamo a scrivere la storia e le storie del nostro Paese.

Legge tutti i libri che pubblicate?

Non ho sempre letto ogni opera che pubblichiamo. Credo sia sano essere onesti su questo punto. Bisogna capire che quando qualcuno prende un autobus da Napoli a Roma, per esempio, o da Kigoma a Dar es Salaam, l’autista non sta realmente viaggiando: fa semplicemente avanti e indietro. L’autista non vive necessariamente la stessa gioia del viaggio del passeggero. Lo stesso vale per un editore. Non dobbiamo necessariamente conoscere tutto dei libri che pubblichiamo, comprenderli al cento per cento o persino essere d’accordo con essi. Il nostro compito è permettere alle idee di circolare. Detto questo, non ho letto tutto, ma ho amato intensamente alcuni libri.

Quali?

Per esempio, Shujaa Mirambo, dedicato a uno dei nostri eroi: Mirambo, sovrano dei Nyamwezi della Tanzania. Attraverso questo libro ho scoperto che combatté contro il sultano di Zanzibar e lo sconfisse. Grazie alla sua organizzazione militare, fu soprannominato il Napoleone d’Africa. Quando ho letto i due romanzi paralleli di Kezilahabi, Nagona (1987) e Mzingile (1991), sebbene in parte mi abbiano confuso, ne ho scoperto la ricchezza filosofica e ho compreso che molte pratiche quotidiane da noi considerate normali si fondano su una pretesa di oggettività, senza essere realmente oggettive. In uno dei due, l’autore porta Dio a confessare che un tempo aveva il controllo sull’umanità, ma che oggi non lo ha più. Anche se sono rimasto sorpreso da ciò che stava dicendo e forse ne ho compreso soltanto una parte, non sempre tutto, so che la mia vita è stata arricchita dalla lettura di quelle opere e dalle domande che mi hanno spinto a pormi.

I libri vendono bene in Tanzania?

Il progetto di recuperare le opere dagli anni Sessanta in poi che rischiano di scomparire è centrale nella filosofia della nostra casa editrice, ma non è centrale per la nostra attività commerciale. La maggior parte dei nostri ricavi proviene dalla vendita di libri di testo per le scuole e di altri libri richiesti dal del mercato, anche se il mercato dei classici swahili è in costante crescita.

Promuovete i vostri libri anche in televisione e alla radio?

Cerchiamo sempre di far sapere ai responsabili delle emittenti televisive e radiofoniche che disponiamo di una grande quantità di materiale che potrebbe interessare o ispirare le persone. Purtroppo, per il momento, questi mezzi di comunicazione non hanno mostrato un interesse concreto a collaborare, ma forse, continuando a provarci, riusciremo prima o poi a ottenere qualcosa. Diciamo la stessa cosa all’industria cinematografica. Cerchiamo di convincere i registi e le autorità che dovrebbero trarre un po’ più di ispirazione dalla letteratura swahili. Mostrano comprensione, ma non stanno ancora passando all’azione. Vedremo.

Il ruolo dell’editore è cambiato nell’era digitale?

Non esisterebbero librerie senza editori. Se le case editrici scomparissero, scomparirebbero anche le librerie. Se le librerie hanno un valore, allora anche gli editori hanno valore. Anzi, oggi gli editori sono ancora più importanti, in un’epoca in cui c’è così tanto da leggere che, alla fine, ciò che leggiamo viene scelto dagli algoritmi o dall’intelligenza artificiale. Oggi gli editori devono difendere il proprio ruolo e offrire algoritmi alternativi per la scelta dei libri: algoritmi elaborati consapevolmente da esseri umani. Se l’algoritmo dicesse che Napoli è francese, alla fine questo potrebbe apparire vero, finché qualcuno di più visibile su Internet non ristabilisse la verità. Sono tempi che definiranno il nostro futuro. Se non ci difendiamo, saranno altri a scrivere la nostra storia al posto nostro. Ecco il mio messaggio ai politici e agli intellettuali africani: se non scriviamo e pubblichiamo le nostre storie e le nostre versioni dei fatti, saranno altri a farlo al posto nostro, e non credo sia saggio permettere che ciò accada.

Avete pubblicato online moltissime interviste con i vostri autori. Può raccontarmi qualcosa di questo progetto?

Abbiamo intervistato molti autori swahili sulla loro vita, sul loro percorso nella scrittura e nell’editoria e sulla loro filosofia, non soltanto quelli che abbiamo pubblicato. Ne abbiamo intervistati 120 nell’arco di tre anni. Alcuni di loro sono poi scomparsi, come Padre Nkwera e Amir Sidi Andanenga. Abbiamo intervistato anche l’ultimo figlio ancora in vita di Shaaban Robert, che è scomparso a sua volta un anno fa. Lo spirito è lo stesso: preservare le nostre storie, la nostra saggezza e le nostre filosofie, affinché non vadano perdute per sempre. E dobbiamo farlo prima che sia troppo tardi. I video possono essere visualizzati attraverso il nostro sito web, www.lantern.co.tz. Il progetto è costoso e vorremmo renderlo più accessibile, magari attraverso le università. Al momento lo finanziamo autonomamente, ma avremo bisogno di ulteriori risorse per poterlo portare avanti.

I lettori in Europa possono trovare i vostri libri in swahili?

Abbiamo una piattaforma digitale, Lantern ebooks, www.lantern.co.tz, attraverso la quale vendiamo i nostri libri, ma abbiamo anche un accordo con African Books Collective per garantire che i libri stampati possano essere acquistati anche in Europa. Attualmente collaboriamo con una tipografia in India, in modo che i libri possano essere stampati lì e spediti direttamente dall’India agli acquirenti in Europa e nelle Americhe, anche se il progetto è ancora in fase di sviluppo.

Traducete anche libri stranieri?

Lo auspichiamo. Alla Fiera del Libro di Bologna abbiamo parlato con diversi editori turchi e italiani della possibilità di tradurre alcune delle loro opere in swahili e distribuirle sul nostro mercato.

È facile pubblicare qualsiasi libro si desideri?

In generale, sì. Ma conquistare il mercato richiede molto più lavoro del semplice fatto di poter pubblicare. La cosa migliore che possa capitare a un autore swahili in Tanzania è che il suo libro venga inserito nell’elenco del Ministero delle letture scolastiche consigliate per le scuole. Tuttavia, questo avviene una volta ogni sei anni e l’elenco è troppo ristretto per essere davvero rilevante per l’industria. Se questo è l’obiettivo, bisogna controllare i propri contenuti e dire le cose nel modo «giusto». Qualsiasi affermazione che possa essere considerata inappropriata verrà eliminata per quel tipo di mercato. Se, invece, si punta soltanto al mercato generale, si dispone di una libertà molto maggiore. Il successo di una pubblicazione dipende, in ultima analisi, dalla capacità di trovare il giusto equilibrio.

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