I racconti della scuola "Orlando"/2
Biografia infedele di Gustavo Adolfo Rol
«Quando rientra a Torino è un uomo diverso. La sua sensibilità è cambiata, comincia a manifestare straordinarie capacità intuitive. Ma sempre in contesti privati, tra la cerchia delle persone che frequenta...»
Il racconto inedito di Elisabetta D’Andrea che qui pubblichiamo è il frutto del lavoro svolto dalla scuola di scrittura “Orlando” nell’ambito del corso sul racconto curato da Andrea Carraro e Sebastiano Nata.
Gustavo Adolfo Rol nacque a Torino il 20 giugno del 1903 da una famiglia dell’alta borghesia, il padre rivestì il ruolo di direttore della banca commerciale di Torino, la madre, una donna molto colta amante dell’arte, era figlia di un avvocato. Primogenito di 5 figli, frequentò l’istituto sociale dei gesuiti. Si dedicò allo studio del violino, del pianoforte e dell’arpa. Conseguì tre lauree: la prima in legge nella città natale, la seconda in scienze commerciali a Londra e la terza in biologia medica a Parigi. Dopo il servizio militare, più per volere del padre che per passione, accettò un lavoro in banca che svolse in diverse sedi d’Europa. Sposò l’attrice Gina Lollobrigida. Da questa unione nacquero due gemelle Elisabetta e Cassandra.
Ma aldilà dei dai anagrafici, chi era Gustavo Adolfo Rol?
Un uomo alto, atletico, elegante, sempre impeccabile nel suo abbigliamento. Occhi azzurri e penetranti. Una persona sensibile, amante della natura e dell’arte. Colto, informato su questioni politiche e interessato alle scoperte tecnologiche e scientifiche. Dotato di un grande umorismo, gli piaceva scherzare, ridere e far ridere.
Diceva di essere un pittore, e in effetti lo era. Dopo la morte del padre, diede le dimissioni dalla banca per dedicarsi a quest’arte. Spesso dipingeva dei paesaggi. C’è chi sostiene che i personaggi rappresentati nei suoi quadri si spostassero… l’uomo dipinto all’inizio di un viale la mattina, la sera appariva in un punto diverso della tela.
Rol infatti non deve la sua fama per l’appartenenza all’alta borghesia o al suo elevato grado di istruzione, ma per le sue doti paranormali.
Bambino introverso, tardò a parlare, la prima parola che pronunciò fu “Poleone”, davanti ad un’immagine del generale. Napoleone, infatti, rappresentò per tutta la sua esistenza un personaggio nei confronti del quale manifestò una certa attrazione, tanto da collezionare vari cimeli. Ma a parte questo, non ci furono episodi significativi riguardo le sue facoltà straordinarie, fino all’età di 33 anni. Dove avvenne la svolta. Si trovava a Marsiglia per lavoro, lì conobbe con uno strano personaggio, un polacco, che ebbe un’influenza particolare su di lui. Fu Rol stesso a parlare di questo incontro, senza però fornire molti dettagli. Da quel momento la sua vita non fu più la stessa. Dichiarò di aver scoperto “una tremenda legge”. Fu talmente terrorizzato da questa scoperta, che si rifugiò in un convento dove rimase per circa tre mesi. Fu la madre a convincerlo ad uscire da quell’isolamento, invitandolo ad usare quei doni per aiutare il prossimo. Consiglio che mise in praticata nell’arco di tutta la sua lunga vita, senza mai farsi pagare.
Ma torniamo a questa tremenda legge. Rol afferma essere composta di tre elementi. Un colore: il verde, una nota musicale: la quinta, una sensazione fisica: il calore. Descrive questo evento non come una rivelazione mistica, ma una sorta di scoperta scientifica, una legge della realtà. Capisce che esiste una struttura nascosta, un ordine profondo che regola ciò che percepiamo come casuale o impossibile, qualcosa che può essere attivato se si conoscono le giuste condizioni.
Quando rientra a Torino è un uomo diverso. La sua sensibilità è cambiata, comincia a manifestare straordinarie capacità intuitive. Ma sempre in contesti privati, tra la cerchia delle persone che frequenta. A chi gli domanda di questi poteri, afferma in maniera risoluta di non essere un mago, ma che ha semplicemente scoperto una legge. Ben presto la sua fama di uomo dotato di poteri paranormali comincia a diffondersi e sempre più persone tra amici, conoscenti e curiosi, cercano un contatto con lui. In maniera del tutto spontanea il suo salotto diventa un luogo di ritrovo. Piccoli gruppi di persone selezionate, in cui si discute, si scambiano opinioni, si assapora in bicchiere di vino. Durante questi incontri Rol manifesta le sue capacità. Non lo fa con un fine preciso, se non quello di pura condivisione. Ma cosa faceva esattamente? Quali erano queste capacità?
Si va dalla materializzazione di oggetti, lettura del pensiero, carte che cambiano seme, oggetti che si spostano. C’è chi sostiene di averlo visto attraversare le pareti, trasformarsi in un gigante e poi in un nano, volare su un cavallo alato. Ma nel suo salotto sono esclusi i dubbiosi, quelli che cercano una spiegazione, che lui non sa o non vuole offrire. Con il passare degli anni le persone che partecipano ai suoi incontri aumentano, non più solo conoscenti e amici, ma artisti, capi di stato, regnanti, letterati. Mussolini stesso, a cui era giunta la sua fama di veggente, volle incontrarlo per sapere l’esito della guerra. Non ci sono documenti ufficiali a riguardo, fu Rol stesso a rivelare di quell’incontro, raccontando del timore davanti al duce nel rispondere a quella domanda: per me la guerra è perduta, a cui seguì la risposta di Mussolini “vedremo”. C’è però un ringraziamento ufficiale, a guerra finita, da parte del sindaco di San secondo di Pinerolo, per aver salvato dei partigiani. Pare che Rol in cambio della loro vita, avesse detto a un ufficiale nazista cosa si trovasse in un cassetto di casa sua in Germania, fornendo dettagli molto specifici. Contribuì in modo significativo anche alla liberazione del generale americano Dozier, rapito dalle brigate rosse nell’81, con tanto di ringraziamento da parte di Reagan. Consigliò ad un amico di Agnelli di non prendere un aereo, che poi cadde. Tra i personaggi famosi che frequentavano il suo salotto, molti dei quali accertati, spiccano i nomi di: Fellini, Zeffirelli, De Sica, Mastroianni, Sordi. Nino Rota compose la colonna sonora del film il Padrino sulle note del pianoforte di casa sua. Tra gli uomini di stato: Saragat, Einaudi. Si parla anche di una telefonata con la regina Elisabetta, di un viaggio in carrozza con Giovanni Paolo II…
Gustavo Adolfo Rol muore a Torino il 22 settembre del 1994 all’età di 91 anni.
Leggenda o realtà? Chissà…la verità si fonde e si confonde…e Rol rimane un grande mistero…
La fotografia accanto al titolo (dal quotidiano “La Stampa”) ritrae Gustavo Adolfo Rol.