Every beat of my life
Anima di bambino
Oggi a Pienza un incontro sul sodalizio tra Leone Piccioni e Mario Luzi, in occasione dell’uscita del volume di Leone Piccioni “La conoscenza concentrica”. Un appuntamento inserito nel ciclo dedicato alla Poesia in memoria del poeta Giovanni Piccioni, figlio del critico letterario. A cui Roberto Mussapi rivolge una dedica attraverso i suoi versi
Oggi, sabato 20 giugno, a Pienza, nell’anno del trentennale del riconoscimento dell’Unesco come patrimonio mondiale dell’umanità, la cittadina voluta nel ‘400 da Papa Pio II ospiterà l’incontro “Leone Piccioni & Mario Luzi, un sodalizio lungo sessant’anni”. Organizzato in occasione dell’uscita del libro di Leone Piccioni La conoscenza concentrica – Scritti su Mario Luzi 1949-2001 (Succedeoggi Libri, 2026), a cura di Gloria Manghetti, all’incontro che si inserisce nel ciclo “Poesia per Giovanni Piccioni”, dedicato al poeta e figlio del critico letterario prematuramente scomparso nel 2024, intervengono, insieme alla curatrice, Daniele Piccini, poeta e critico, e Alfiero Petreni, presidente del Centro Studi Mario Luzi “La barca”.
La Prefazione del volume è firmata da Roberto Mussapi, estimatore di Luzi e di Leone Piccioni, tra i primi a riconoscere la poetica di Giovanni Piccioni che nel tempo si è confermata e che Mussapi ha continuato a sostenere. È ancora più significativo, dunque, che il curatore di “Every beat of my heart” abbia voluto oggi dedicare la rubrica alla memoria di Giovanni Piccioni che oggi avrebbe compiuto 74 anni.
L’evento, organizzato da Succedeoggi Libri insieme alla Fondazione Conservatorio San Carlo Borromeo e al Centro studi Leone Piccioni, col patrocinio del Comune di Pienza, si svolge alle 17,30 nella Chiesa di San Carlo Borromeo.
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Per Giovanni Piccioni questi miei versi, che uscirono in Gita meridiana, edito da Mondadori,
e poi nel volume Le poesie, Ponte alle Grazie.
La poesia che ora dedico a Giovanni. amico e poeta, fa parte di una triloga, Tre atti di grazia.
Ed è un atto di grazia, lo confermo dopo decenni, la memoria e la presenza delle persone scomparse: quelli che lasciano eredità d’affetti.
E i morti risorgeranno nel breve splendore
aperto sugli occhi delle persiane spalancate,
vincendo il suono del risveglio abituale
nel segreto del tempo, tra le lancette e l’ora
la loro luce cadrà a piombo sulle pupille nate.
E il corpo rotolante nel bianco nevoso
coperto dal freddo che lo tenne in vita
si leverà dal giaciglio ora odioso
aprendo la finestra una sola mano
stringerà la maniglia come un’altra mano
sconosciuta, dal freddo
nel cerchio delle stagioni morte e del sangue opaco,
la grazia che venne prima delle orme nate
e restituì alla polvere l’antico fiato
tuffò gli occhi del vivo nel pozzo abissale
e nelle acque si fusero ricordo e oblio.
Dal filo che dura spina su spina
passano gli anni e le immagini tra il buio
di ogni filo ferite di luce
e il ricordo nell’ultimo sonno del primo mattino
generò sogni più brevi a sorsi luminosi
quando gli occhi respinsero il risveglio iniziale
restando chiusi sulle immagini alate,
anime in forma di rondine o bambino
dai tetti custodi del respirante riposo
che scesero a visitare la palpebra e il sogno
e penetrarono il ricordo dell’uomo che dormiva
e fu prossimo alla morte e fu salvato
dai morti risorti nell’eterno splendore.
Roberto Mussapi