Every beat of my heart
Hic et nunc: il ritratto e John Donne
Dedicata a lei, l’amata, la raffigurazione dell’amato. Giovane e bello, perché così lo ricordi quando sarà vecchio, malato, morto… «rotto dentro». Un «prodigio della poesia metafisica, in cui si fondono l’ultratemporale e il concreto». Tra amore e Resurrezione
Dona a lei amata il suo ritratto: affinché così lo ricordi, quando sarà vecchio, malato o morto. Io sono questo,“hic et nunc”: è una poesia d’amore, ma sembra un pensiero sulla Resurrezione. Anch’io, che nella Resurrezione credo forse e certamente spero, vorrei essere come nel mio momento migliore: giovane e bello, non invecchiato né ancora fanciullo, incapace di quella forma di amore che acquisisci quando sci dall’infanzia.
Mentre parla alla donna amata, John Donne sta parlando della resurrezione dei corpi, ma anche della memoria, che quasi due secoli dopo quel Seicento, Foscolo svelerà custode di vita, memoria vincente sulla morte, che, come scriverà nel secondo Novecento Dylan Thomas, “non avrà dominio”.
Quando il maestro Eliot scopriva in John Donne, il prodigio della poesia metafisica, in cui si fondono l’ultratemporale e il concreto, l’invisibile e il quotidiano, la vita prima e dopo la morte e la vita stessa mentre pulsa… Amore umano e terreno e amore divino si fondono e restano distinti, pur se insieme.
Eliot aveva capito tutto. John Donne portava nella lirica la cognizione della Commedia di Dante, ma anche il dolore e la gioia del quotidiano, accanto, ma al di fuori della Divina Commedia. Da lei ispirato, ma umilmente accanto.

Il suo ritratto
Eccoti il mio ritratto, prendilo; anche se dico addio
Il tuo abiterà nel mio cuore, dove abita l’anima.
È come me adesso, ma quando sarò morto,
quando saremo ombre tu e io, sarà di più, più di prima.
Quando ritornerò, flagellato dal tempo, la mano
straziata forse da remi ruvidi, o conciata dal sole,
la faccia e il petto diventati di crine, la testa
inondata dai temporali improvvisi e furiosi dell’affanno,
il corpo un sacco d’ossa, rotto dentro,
e macchie blu di polvere sparse sulla pelle:
se pazzi rivali ti accuseranno di aver amato un uomo
così sporco e volgare come potrò sembrare allora,
questo dirà ciò che ero: e tu dirai,
le sue ferite mi raggiungono? Il mio valore svilisce?
O arriveranno alla sua mente e giudizio, ora
amerebbe meno ciò che un tempo amava vedere?
Quello che in lui era delicato e bello,
era soltanto il latte che lo nutriva
nell’epoca infantile dell’amore: lui
che crescendo è diventato forte quanto basta
da nutrirsi di ciò che a gusti più fiacchi pare duro.
John Donne
Traduzione di Teresa Maresca