Lina Senserini
A proposito del "Velo di Lucrezia"

Lucrezia e Firenze

Il nuovo romanzo di Carla Maria Russo racconta la storia di un quadro celebre: il ritratto di Lucrezia Buti realizzato da Filippo Lippi. Che cosa trasforma un'idea in un capolavoro?

Nel cuore della Firenze medicea, tra botteghe d’arte, conventi e palazzi attraversati dal fermento del Rinascimento, Carla Maria Russo costruisce con Il velo di Lucrezia (Neri Pozza, 352 pagine, 20 Euro) un romanzo storico capace di interrogare il mistero stesso della creazione artistica. Da dove nasce un capolavoro? Quale intreccio di desiderio, dolore, ossessione e ricerca si cela dietro un’opera destinata all’immortalità?

L’autrice sceglie di rispondere raccontando la genesi di uno dei dipinti più celebri del Quattrocento: la Madonna col Bambino e due angeli di Filippo Lippi. Non soltanto un’opera d’arte, ma il punto culminante di un’intera esistenza, il tentativo estremo di raggiungere una perfezione inseguita per tutta la vita. Nel volto della Madonna, Lippi ritrae Lucrezia Buti, giovane donna conosciuta in un convento di Prato e destinata a sconvolgere la sua maturità artistica ed esistenziale.

Russo affronta la materia con il rigore documentario che caratterizza la sua produzione narrativa, ma senza rinunciare al respiro romanzesco. La Firenze che emerge dalle pagine è viva, concreta, attraversata da tensioni sociali, economiche e culturali. È una città in cui l’arte non è semplice ornamento, bensì forza vitale, strumento di ascesa e forma di eternità. In questo scenario si muove Filippo Lippi: orfano, inquieto, geniale, incapace di piegarsi davvero alle regole del convento in cui prende i voti quasi per necessità. La sua esistenza procede tra slanci creativi, dissipazione, povertà e passioni terrene, mentre il talento lo conduce progressivamente nel cuore della grande stagione artistica fiorentina, sotto la protezione di Cosimo de’ Medici.

Accanto a lui prende forma la figura di Lucrezia Buti, autentico centro emotivo del romanzo. Costretta alla clausura contro la propria volontà, Lucrezia incarna una femminilità ribelle e luminosa, lontana dagli stereotipi della donna angelicata rinascimentale. Dietro il volto destinato a diventare immagine sacra si cela infatti una giovane donna animata da un bisogno feroce di libertà e autodeterminazione. L’incontro con Filippo non assume soltanto i contorni della passione proibita: diventa piuttosto il riconoscimento reciproco di due nature incapaci di accettare i limiti imposti dalla società e dalla religione.

Il romanzo trova uno dei suoi punti di forza proprio nella costruzione narrativa. Carla Maria Russo alterna infatti la vicenda di Filippo alla voce di Spinetta, sorella di Lucrezia, che rievoca gli eventi in un lungo flashback intriso di dolore e senso della colpa. Questo doppio registro permette all’autrice di alimentare la tensione narrativa anche attorno a una storia già nota, creando un progressivo avvicinamento all’incontro fatale tra i due protagonisti.

Ma ciò che rende Il velo di Lucrezia particolarmente riuscito è la riflessione sul rapporto tra arte e salvezza. L’amore tra Filippo e Lucrezia è scandaloso agli occhi del mondo, eppure diventa per entrambi una forma di redenzione. Per il pittore, Lucrezia rappresenta l’apparizione concreta della bellezza assoluta che ha sempre inseguito sulla tela; per la giovane donna, Filippo è invece la possibilità di sottrarsi a un destino imposto e di conquistare finalmente la propria esistenza.

Ancora una volta Carla Maria Russo dimostra una notevole capacità nel tratteggiare figure femminili forti e memorabili. Lucrezia non è soltanto musa o oggetto di contemplazione: è presenza viva, motore della vicenda, simbolo di una libertà che sfida convenzioni religiose e sociali. Ed è forse proprio questo il nucleo più autentico del romanzo: la convinzione che la bellezza, quando nasce da una verità profondamente umana, possa trasformarsi in un atto di resistenza contro ogni forma di costrizione.

Con una scrittura fluida, ricca di dettagli storici ma sempre accessibile, *Il velo di Lucrezia* restituisce al lettore non solo il ritratto di un grande artista, ma anche l’eco di un’epoca in cui arte, desiderio e vita erano inseparabili.

Facebooktwitterlinkedin