Una ricostruzione storica
Il poliziotto scienziato
Roberto Riccardi ricostruisce l'avventura di Salvatore Ottolenghi, il poliziotto che all'inizio del Novecento introdusse la scienza nelle indagini di polizia
Venne chiamato “ritratto parlante del sopraluogo” l’analisi della scena di un crimine accurata, capace di non tralasciare alcun minimo dettaglio. Siamo nel primo decennio del Novecento quando nasce così un metodo di indagine che vuol essere scientifico, razionale e non più empirico, e l’iniziativa si deve a Salvatore Ottolenghi, che comincia a proporre il suo metodo nel 1897 e il cui Trattato di polizia scientifica viene pubblicato nel 1910.
Oggi il resoconto di indagini e dibattiti su casi di cronaca nera, tra analisi di Dna, l’uso di reagenti ecc, sono molto seguiti dalla stampa e il romanzo giallo è quello più pubblicato e letto, con autori divenuti vere star. Ecco allora l’importanza e la curiosità della riscoperta di Roberto Riccardi, generale dei carabinieri e scrittore, autore di ottimi noir e di belle biografie, che nella sua ultima, Salvatore Ottolenghi (Giuntina, 198 pagine, 18 Euro), ha ricostruito e indagato la figura di questo medico piemontese, specializzatosi con Cesare Lombroso e divenuto docente di medicina legale, che il 4 giugno 1902 convince il ministro degli interni Giovanni Giolitti a creare una scuola di polizia scientifica e a tenere corsi per illustrare le sue idee a commissari di polizia, coinvolgendoli in metodi di indagine all’avanguardia nel mondo.
E Riccardi lo fa da scrittore, raccontandoci le notizie biografiche ma soprattutto spiegando le novità introdotte da Ottolenghi raccontandoci proprio seguendone le indagini i suoi casi risolti più importanti, al cui centro c’è il delitto Matteotti, con la ricostruzione della dinamica, dal rapimento il 10 giugno 1924 all’uccisione, e il coinvolgimento di agenti della Ceka guidati da Amerigo Dumini, con legami che portano a Mussolini, così che interverrà il governo, si arriverà a un processo farsa e al Duce che il 3 gennaio 1925 in parlamento si assume “la responsabilità politica, morale, storica di quanto avvenuto”, segnando l’inizio della trasformazione del regime in dittatura.
Attorno, tanti casi dalla scrittura e lettura coinvolgenti, cominciando dal femminicidio della principessa siciliana Giulia Trigona per mano del tenente barone Vincenzo Paternò, quello di Bice Simonetti che coinvolge la Roma bene, per arrivare ai fatti celebri di Girolimoni del 1924-25 e poi dello smemorato di Collegno, dove scopriamo come furono condotte le varie indagini e come, con i nuovi metodi, si sia arrivati alla verità, alla giustizia, che era l’istanza che muoveva Ottolenghi.
I suoi punti forti sono la scoperta dell’importanza delle impronte digitali e la codifica nel dettaglio di come procedere all’analisi della scena del crimine proseguendo, come si fa tuttora, da destra a sinistra e dagli ambienti più in basso a quelli più in alto. Nascono per sua iniziativa via via via il cartellino segnaletico da cui deriverà il casellario giudiziario, una rete di cooperazione internazionale tra le forze di polizia e anche l’idea della carta d’identità. Il suo metodo fa notizia e nel 1921 lo porta in Francia dove ottiene grande risonanza. Nel 1923 nasce l’ ICPC che è l’antenata dell’Interpol. Nel maggio 1925 Ottolenghi è invitato a New York e le sue conferenze sono un trionfo, certificato da un’intervista al New York Times intitolata ‘Italy teaches Police crime-curing Science’. Nel 1932, nel secondo volume del suo trattato, traccia un orgoglioso bilancio della sua attività, che è oramai adottata da Vienna a Parigi a Lisbona, dall’America del nord a molte scuole del Sud America.
Riccardi naturalmente si legge bene anche perché ambienta sempre ogni cosa e parla della prima guerra mondiale come poi dell’Italia fascista e infine della situazione degli ebrei e delle leggi raziali, che arriveranno in Italia nel 1938, per fortuna di Ottolenghi quattro anni dopo la sua morte, il 28 giugno 1934.