A proposito di "Parole che rodono"
Poesia come resistenza
Nasce, a cura di Valeria Di Felice, una nuova iniziativa dedicata alla poesia che privilegia il valore d'impegno e di resistenza sociale e politica delle parole
“Fiocco rosa” per Valeria Di Felice della Di Felice Edizioni. È nato un primo volume Parole che rodono, un progetto editoriale che, attraverso la sua pubblicazione aperiodica di volumi di approfondimento, affronta tematiche legate alla poesia di impegno civile. Il comitato scientifico è composto da Giovanna Albi, Silvia Elena Di Donato, Leandro Di Donato, Laura Margherita Di Marco, Andrea Giampietro, Simone Sibilio. Una bella squadra in campo senza “riserve” per un campionato che durerà negli anni a venire, ci auguriamo.
Resistenze poetiche – Poeti contro il colonialismo e il totalitarismo, il primo volume è uscito il 5 marzo scorso con un punto focale su Joice Lussu, una intervista ad Hadi Danial (di Valeria Di Felice) e contributi saggistici su Alfonso Gatto, Antonia Pozzi, Josif Brodshij, Fatwá Tūqān, Paul Celan, Najwan Darwish, Amelia Rosselli, Alba Carla Laurital De Céspedes, Louise Michel, i poeti venezuelani contro la dittatura e i poeti della negritudine Aimé Césaíre, Léopold Sédur Senghor, Léon-Gondram Damas. Coloro che hanno collaborato con saggi sui poeti sopracitati sono: Emilio Coco, Pietro Conzato,Anna Maria Farabbi, Giorgia Gabbolini, Francesca Mazzadri, Pina Piccolo, Giorgia Pometti, Luigi Rossi, Luisa Serroni, Gilda Traini e un ultimo che ha scritto su Amelia Rosselli e Alba Carla Laurital De Céspedes. Alla luce degli avvenimenti storici che stanno riscrivendo le geopolitiche globali, si è deciso di partire dalla poesia di resistenza, sopra tutto in relazione ai contesti coloniali e totalitari.
Valeria Di Felice afferma che «le colonie spesso si trasformano in arene dove si consumano storie di genocidi, seguendo l’idea faziosa di un imperialismo inteso come male necessario per il coronamento di una presunta civiltà universale, a costo di sterminare intere popolazioni native o minoranze. Le leggi di guerra e il diritto internazionale vengono disattesi per applicare “leggi di natura” di fronte a popoli considerati inferiori o infettivi secondo la logica della pulizia etnica o dell’igiene razziale. Dove vige la legge della giungla, la violenza, intesa come “levatrice” della storia diventa deliberata, invocata, orchestrata in nome di una supremazia legittimata all’orrore e alla completa distruzione di una razza, quale falsa identità biologica, o etnia. Di fronte a un regime autoritario, o a una etnocrazia mascherata da “democrazia involuta”, la parola poetica è un’assunzione di coraggio che esorcizza la paura e resiste alla progressiva nullificazione della parte oppressa». Il titolo ci riporta a una poesia di Antonio Camaioni (scomparso il 21 aprile del 2025): “Ci sono parole,/ parole che rodono/ e rodono il cuore/ che a pascere incubi/ inghiottono sogni// e covano…e covano// e covano sepsi in crepe mentali/ spelonche parole, d’attese/ avvizzite, di nenie e guaiti// di branchi ossequenti/ a ogni norma e squallido lusso;// e parole santuari// di slanci accucciati in se stessi/ a orli d’abissi, misteri/ figlianti martirio:/ la voglia d’un urlo/ a quel sordo, vocato/ Celeste”.
Restiamo in attesa del prossimo volume e del tema con l’apporto di nuovi collaboratori. L’invito al lettore, insomma, è quello di “uscire dal proprio perimetro letterario” per farsi portavoce e stimolo di convivenza. In altre parole siate “ribelli”.
La fotografia accanto al titolo è di Giuseppe Grattacaso.