Roberto Mussapi
Every beat of my heart

Inno alla vita per la Liberazione

Roberto Mussapi sceglie di celebrare con noi il 25 Aprile non «con la memoria del sacrificio, del dolore e l’agonismo della resistenza», ma con il Dylan Thomas di “E la morte non avrà dominio”: «canto totale e ventoso e magnifico», un canto di gloria

Il 25 Aprile è una data sacra nella storia dell’Italia. La Liberazione. Non solo dai nazisti, ma dal fascismo e dai fascisti, che portarono l’Italia alla vergogna. Che gli antifascisti, pochissimi ma indomabili, da subito, e poi i Partigiani, riscattarono, riportando il nostro paese al mondo della civiltà, della democrazia. L’epopea della guerra partigiana è nell’opera metafisica del massimo scrittore italiano del Novecento, Beppe Fenoglio, grande narratore, e Partigiano. Con quelli che cercava e a cui si unì, gli “arcangelici Azzurri”. Ma accanto a tutti gli altri, di idee differenti, ma combattenti per la patria, Resistenza.
Liberazione.
La poesia italiana è presente nella visione di quegli anni culminanti il 25 aprile 1945, principalmente nella descrizione del dolore, come vediamo in Quasimodo o in Alfonso Gatto. La mia generazione, di poeti nati in un’Italia già da anni libera, non ha particolarmente celebrato quella data mitica, creandone però due opere, il mio Cimitero dei partigiani e Le midolla del male di Emilio Zucchi.
Ma oggi io non intendo celebrare questa data con la memoria del sacrificio, del dolore e l’agonismo della resistenza. Voglio festeggiare questa festa come festa della vita, della vittoria del bene sul male e della vita contro la morte.
Un inno alla vita, quello di Dylan Thomas: nessun riferimento ad alcuna guerra o realtà politica, ma un canto totale e ventoso e magnifico alla gloria della vita.

 

 

 

 

 

 

 

 

E la morte non avrà dominio

E la morte non avrà dominio.
I morti nudi saranno una cosa
con l’uomo nel vento e la luna d’occidente,
quando spolpate le loro ossa e le ossa pulite scomparse,
ai gomiti e ai piedi splenderanno stelle,
benché impazziscano saranno sani di mente,
benché sprofondino nel mare risaliranno a galla,
benché gli amanti si perdano l’amore sarà salvo,
e la morte non avrà dominio.

E la morte non avrà dominio.
Sotto i meandri e i gorghi del mare,
giacendo a lungo non moriranno nel vento,
contorcendosi sulle rastrelliere mentre i tendini cedono,
cinghiati a una ruota non si spezzeranno,
la fede si spaccherà in due in quelle mani
e non li spezzerà l’unicorno del male,
scheggiati da ogni parte non si schianteranno,
e la morte non avrà dominio.

E la morte non avrà dominio.
E non potranno più i gabbiani gridare ai loro orecchi,
le onde rompersi fragorose sulle rive del mare,
dove un fiore spuntò non potrà più un altro fiore
piegare il suo capo ai colpi della pioggia,
ma anche se matti e morti stecchiti
le loro teste martelleranno dalle margherite,
irromperanno al sole finché il sole precipita,
e la morte non avrà dominio.

Dylan Thomas

Traduzione di Roberto Mussapi

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