Ida Meneghello
Diario di una spettatrice

Il cinema ci salverà?

Il nuovo film del cinese Bi Gan immagina un futuro nel quale l'eternità sarà garantita solo a chi rinuncia ai sogni. Come quelli cinematografici. Insomma, una festa per cinefili...

In un futuro molto lontano che assomiglia maledettamente al nostro presente, l’umanità scoprirà che può vivere per sempre se rinuncia a sognare. Ma ci sarà qualcuno che rifiuterà lo scambio, i “fantasticatori”, i “deliranti” che accetteranno di consumarsi e morire pur di continuare a sognare, pochi resistenti che come fantasmi, mostri, vampiri, si aggireranno nel sottosuolo dell’umanità immortale, continuando a utilizzare caparbiamente nella loro attività onirica un linguaggio antico e desueto che nessuno parla più: il cinema.

È questo, in estrema sintesi, Resurrection, il film del regista, sceneggiatore, fotografo e poeta cinese Bi Gan, Premio speciale della Giuria a Cannes 2025. Un film visionario, poetico, romantico, straordinario sul piano delle soluzioni tecniche e registiche, che ripercorre in 160 minuti la storia del Novecento, ovvero la storia del secolo del cinema, dagli albori dei fratelli Lumière fino all’ultima notte del 1999, quando il mondo (e il cinema) sembrò giunto alla fine.

Lo dico subito: essere cinefili incalliti aiuta la visione di questo film perché le connessioni logiche non sono una priorità per Bi Gan, che al quarto lungometraggio si conferma il grande incantatore conosciuto in tutto il mondo e ritenuto da molti l’erede di Wong Kar-wai. Un regista che ha scelto questo mestiere dopo aver visto Stalker di Andrej Tarkovskij, per cui si capisce che la dimensione onirica e fantastica prevale per lui sulla cosiddetta realtà e seguirlo in questo spazio estatico ed estetico, in cui arrivano a raffica svolte narrative inattese e piani sequenza interminabili, non sarà facile. Bi Gan disorienta e ipnotizza allo stesso tempo lo spettatore. Non resta che abbandonarsi al flusso di un racconto che è innanzitutto un lungo omaggio alla storia della settima arte.

Per facilitare la visione spiego a grandi linee il soggetto. La sceneggiatura si articola in cinque episodi che corrispondono ai cinque sensi e ai sogni (o forse le vite tra una resurrezione e l’altra) vissuti dal “delirante” che è il protagonista del film (l’attore e cantante cinese Jackson Yee). Una donna (la magnetica attrice taiwanese Shu Qi) fa risorgere il sognatore introducendogli una pellicola cinematografica. Ogni episodio segue un filo narrativo, ma non c’è connessione logica nella sequenza, l’unico fil rouge è una candela che si liquefa e si spegne come si spegne una vita.

Il primo episodio incentrato sulla vista (si entra nell’occhio del “mostro” che è diventato il sognatore, con una sequenza di immagini surrealiste che evoca Un chien andalou di Luis Buñuel e Salvador Dalí), è un omaggio al cinema muto dei Lumière, di Georges Méliès e di Murnau. Il secondo è un noir in cui l’udito è il senso protagonista e il regista ci porta, con una sparatoria da gangster movie, tra gli specchi della celebre scena de La signora di Shanghai di Orson Welles (ampiamente citata anche da Woody Allen in Misterioso omicidio a Manhattan). Il gusto è al centro del terzo episodio ambientato in un tempio buddhista. L’olfatto straordinario di una bambina che riconosce le carte dall’odore costituisce il quarto episodio. Infine il quinto è girato con un unico lunghissimo piano sequenza e vede protagonista il tatto di due ragazzi innamorati nell’ultima notte del millennio.

Il film di Bi Gan è immerso nella notte di interminabili nevicate, nell’acqua dei fiumi e del mare, nei bagliori purpurei di una città perennemente battuta dalla pioggia così identica al mondo di Blade Runner. Ogni episodio costringe lo spettatore ad affrontare un nuovo film in cui la padronanza della tecnica e l’estetica incantatrice del regista producono risultati imprevisti che lo ipnotizzano e lo disorientano. Ma chi riuscirà ad abbandonarsi al flusso di questa pellicola riconoscerà soprattutto, coniugata in infinite inquadrature e infinite suggestioni, la magia del cinema. Che forse un giorno finirà come finiscono tutti i sogni, ma non oggi, non adesso.

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