Roberto Mussapi
Every beat of my heart

Nelle fibre del mondo

Partendo da “La bellezza” di Baudelaire, Yves Bonnefoy ne perfeziona il senso, confermandone la natura immortale «ma chiedendole di non separarsi dalla vita del mondo», di restare «nella luce ma anche nella piaga». In noi stessi, nella nostra memoria

Yves Bonnefoy, massimo poeta francese del Novecento e uno dei più importanti in assoluto, parte qui dalla celebre lirica La beauté, La bellezza, del grande Baudelaire che Eliot definisce giustamente fondatore della poesia moderna, il cui successore, il creatore della poesia novecentesca, è lo stesso Eliot. La bellezza di Baudelaire è bella come un sogno di pietra: del sogno ha l’irruzione magica e la perdurante inconsistenza fisica, ma questo sogno è di pietra. Una creante contraddizione: appaio come il sogno, ma duro quanto la pietra. Da questa visione Bonnefoy, autore di Pietra scritta, uno dei suoi libri fondamentali – ove drammaticamente chiede alla parola di essere incisa su pietra, di essere parte della realtà e non di una evasione dalla realtà stessa – prende la poesia di Baudelaire confermando la natura immortale della bellezza, ma chiedendole di non separarsi dalla vita del mondo, di nutrirla restando nelle sue fibre. Di essere nella luce ma anche nella piaga del mondo. Bellezza sia splendore e compassione.

 

 

 

 

 

 

 

La bellezza

Sono bella, o mortali,
come un sogno di pietra? No, non è questo
triste consenso che da voi mi aspetto.
Il bambino piange sulla strada e io lo dimentico.

Non sono io tale, io la bellezza
perché blandisco il vostro sogno?
No, ho al fondo di me grandi occhi aperti,
sono battuta, spaventata, sono pronta

a gettarmi in avanti, a graffiare,
o fare la morta se sento
che la mia causa è perduta nel vostro mondo.

Chiedetemi di essere più del mondo.
Soffriate che io non sia che questo corpo inerte,
pensatemi di voi stessi, della vostra memoria.

Yves Bonnefoy

Traduzione di Roberto Mussapi

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