A proposito de "La parola di Napoli"
Scenario napoletano
Luciana Libero ha curato un volume che analizza la scena partenopea «dopo Eduardo»: una nuova tradizione fondata sull'unicità e la potenza teatrale della lingua napoletana
È stato presentato al Teatro Niccolini di Firenze La parola di Napoli. La drammaturgia del “dopo Eduardo” in Italia curato da Luciana Libero, edito da Tab edizioni (172 pagine, 20 Euro). Il volume è l’undicesimo della collana “Voci di scena”, diretta da Teresa Megale e interamente dedicata a saggi, testi e fonti sullo spettacolo dal vivo.
La parola di Napoli è più di un semplice libro: è il frutto di un intenso confronto critico e artistico attorno alla drammaturgia napoletana che si è sviluppata dopo l’incomparabile eredità di Eduardo De Filippo. Il volume raccoglie gli atti del convegno svoltosi nel novembre 2024 al Teatro Mercadante di Napoli e ospita contributi di studiosi, critici e artisti, proponendo una mappa storica e teorica della scena teatrale dagli anni Ottanta a oggi.
Le domande che attraversano le pagine del libro sono: il “dopo Eduardo” è ancora una categoria interpretativa utile per leggere il teatro napoletano contemporaneo? Quali continuità e quali fratture emergono tra le esperienze del secondo Novecento e le nuove generazioni di artisti napoletani? Per rispondere a tali quesiti, Luciana Libero chiama a raccolta un folto ed eterogeneo coro di voci soliste che, con rigore scientifico ma anche con profonda passione, contribuiscono alla costruzione del discorso. Questa passione percorre l’intero volume: accanto alla ricostruzione storica trovano spazio i racconti personali e le esperienze dirette. La raccolta si compone dei contributi di ventitré autori diversi, ai quali si aggiunge un omaggio conclusivo. Ne risulta un libro capace di restituire la complessità di un panorama articolato e in continuo movimento, dando voce a prospettive diverse e spesso complementari, che illuminano un campo teatrale attraversato da continuità, fratture e rinnovamenti.
Si possono individuare numerosi punti di forza, che fanno di questo volume un punto nodale e di continua riflessione sul teatro napoletano post eduardiano. In primis l’approccio dialogico che fa dell’opera non un semplice repertorio di saggi, ma una riflessione collettiva. Uno dei principali risiede nell’impianto critico corale, che permette di affrontare la drammaturgia napoletana del “dopo Eduardo” da angolazioni molteplici e complementari. Il testo non si limita a proporre una lettura univoca del fenomeno, ma restituisce la complessità di una tradizione teatrale viva e in costante trasformazione. Particolarmente significativa è l’attenzione riservata alla centralità della parola teatrale, intesa non solo come testo scritto ma come elemento performativo, sonoro e identitario. La parola napoletana viene analizzata nella sua duplice natura: radicata nella tradizione linguistica e culturale della città, ma al tempo stesso capace di farsi strumento di sperimentazione, rottura e rinnovamento.
Altro punto di forza è come gli autori si muovono con rigore tra passato e presente, mostrando come il teatro napoletano ha saputo rinnovarsi senza rinnegare le proprie radici. Con attenzione storico-critica il volume ricostruisce il passaggio dall’eredità eduardiana alle nuove forme di scrittura teatrale emerse tra gli anni Ottanta e il presente. Ogni contributo è un piccolo laboratorio di memoria e sperimentazione, capace di far dialogare la storia con il presente, la passione con l’analisi critica.
La curatela si distingue per chiarezza dell’impostazione e coerenza tematica: pur nella varietà dei contributi, il volume mantiene una linea interpretativa solida, capace di guidare il lettore attraverso un percorso unitario. Questo rende La parola di Napoli non solo un testo di approfondimento accademico, ma anche uno strumento prezioso per comprendere il valore culturale e artistico del teatro napoletano contemporaneo. Il libro mostra come la scena teatrale attuale nasca da un confronto consapevole con la tradizione, ma anche da una volontà di rottura, sperimentazione e rinnovamento linguistico. Rispetto al teatro napoletano contemporaneo il volume chiarisce che la “parola” resti centrale, ma cambi funzione: non più solo veicolo di realismo, bensì luogo di conflitto, identità e inquietudine, capace di raccontare una città frammentata, contraddittoria e profondamente moderna. In questo senso, il libro aiuta a cogliere le continuità e le differenze tra il passato e il presente, offrendo una chiave di lettura indispensabile per capire perché Napoli continui a essere uno dei laboratori più vitali del teatro italiano.
Articolato in tre parti, il volume raccoglie interventi che spaziano tra storia culturale, analisi testuale e testimonianze dirette, offrendo un ampio ventaglio di prospettive in grado di arricchire la comprensione del fenomeno teatrale. La prima sezione è dedicata agli Studi e raccoglie contributi di studiosi ed esperti che analizzano differenti aspetti del teatro napoletano, mentre la seconda è riservata agli interventi della Critica. Tali contributi, come pezzi di un puzzle, risultano interconnessi: anche se ogni autore affronta un aspetto o un periodo diverso, le analisi si incastrano tra loro, permettendo di vedere il quadro complessivo della scena teatrale napoletana e delle sue evoluzioni. Tali richiami reciproci evidenziando come la scena teatrale sia un tessuto fatto di influenze, eredità e risposte alle trasformazioni sociali.
L’ultima sezione del libro si intitola Testimonianze. Qui Luciana Libero amplia una volta e per tutte il concetto di “dopo Eduardo” dando la voce ad artisti del panorama teatrale partenopeo che possono ritenersi oggi, a pieno diritto, dopoeduardiani. Il gesto di affidare la parola agli stessi protagonisti è particolarmente significativo e necessario, perché riconosce l’importanza del dialogo vivo con chi produce teatro oggi, valorizzando le sfumature, le contraddizioni e le innovazioni che caratterizzano l’attuale panorama partenopeo. A conclusione, un prezioso omaggio a Enzo Moscato (nella foto accanto al titolo), scomparso nel 2024, attraverso un estratto da Tà-kài-Tà, il monologo-dialogo metateatrale che l’autore dedica proprio a Eduardo.
La parola di Napoli si afferma come un’opera imprescindibile per chiunque voglia comprendere il teatro napoletano contemporaneo. Luciana Libero, con mano sicura e profonda competenza, guida il lettore attraverso una pluralità di voci e riflessioni, offrendo non solo un resoconto storico, ma anche una piattaforma per future discussioni critiche. Un testo denso, stimolante e necessario per addetti ai lavori e appassionati. La parola di Napoli non solo racconta la scena teatrale napoletana: la fa parlare, e la fa risuonare potente e contemporanea.