Dazi, proclami e vizi
Ciao, Trump
Invettiva, in versi, contro Trump, la sua idea del mondo e dell'America dove tutto dev'essere d'oro, dai cessi al viagra
Una donna bianca, una giovane madre.
Le hanno sparato perché guidava la macchina
E si professava radicale.
Ma hai dato loro
l’immunità assoluta.
Nessun problema.
Sono tue guardie personali.
Come nell’impero di barbari antichi.
Li prelevi dall’esercito di Pecos Bill, di Calamity Jane e di Asterix,
Comparse di un perpetuo Halloween
arruolato per l’assalto impunito al Campidoglio.
Sulla scaletta dell’areo
La tua zazzera bionda sventola sotto il cielo azzurro
mentre sali veloce per non imitare
la goffaggine del povero Biden.
Giunto in cima, alzi il braccio e scuoti il pugno,
a metà tra il saluto del compagno e il gesto osceno
di un bullo di periferia.
Quando sorridi e giri la testa
Viene paura come davanti a un serial killer
Che punta la prossima vittima.
Cosa rischio se dico che alla Casa Bianca
abita un pazzo?
Mi mettono in galera?
Danno fuoco alla mia casa?
Perdo il lavoro?
Scusami, sai,
ma penso davvero
che la terra è in mano
a chi dovrebbe venire curato.
Ricordi la favola del re nudo
Che andava in giro
credendo di essere vestito?
Hanno dovuto aspettare un bambino
per poterlo dire.
A volte le meches virano al carota
Anche se non tifi per Sinner.
Dorate sono le tue torri che non crollano,
dorato il tuo water
forse disegnato da Cattelan,
dorate le pillole di viagra
inghiottite negli anni delle orge,
dorate le scatole di antidepressivi e di sonniferi
invano assunti nelle notti in cui ti aggiri per le stanze
dove da tempo non entrano più donne
e copri gli specchi.
Risenti con tremore
gli sberleffi di babbo e mamma
che ghignavano ai tuoi crolli economici.
E pensi allora a nuovi dazi
E trami contro gli immigrati
E conti i mesi per il prossimo Nobel della pace.
Ma intanto sogni
con occhi esausti
di prendere il mondo intero.
Posso preoccuparmi perché
un vecchio malato
possiede la password col pulsante atomico?
E se lo dichiaro mi lasci vivere ancora un giorno
Da uomo libero?
Non ti auguro che nel prossimo attentato
Abbiano una mira migliore.
Tanto, nella tua America si spara
Come si compra un gelato.
E delle scuole, anche grazie a te,
hanno fatto un poligono di tiro.
No, mi accontento di una innocua, piccola paresi
Che ti metta a letto però per lunghi mesi.
Del resto, anche l’erba cattiva in fondo
ha una sua mortalità.
Bene assistito, sta pur sicuro, al caldo,
cambi immediati e garantiti di pannoloni.
Al limite, se mi paghi viaggio e soggiorno,
vengo a farti qualche turno di assistenza.
Molto volentieri, credimi.
A vigilare magari all’ingresso dell’ospedale
per impedire qualche regolamento di conti
stile Padrino.
Ma sì, hai ragione.
A Gaza, in cui non ti hanno permesso di costruire campi di golf,
a Kiev, dove bastava allontanare quel comico mal vestito
che parlava un pessimo inglese,
si continuerà a morire,
a Caracas non finirà il caos,
a Teheran continueranno a vietare
quel Kafka che tu ignori
e nel paese delle slitte
che tanto ti piaceva
chissà,
ma almeno si volta pagina
e per un po’ si torna alla decenza