Arte e fotografia
Un incontro
Un fotografo, Roberto Cavallini, incontra un'artista, Monica Pirone, e decide di ritrarla. Ecco il risultato che mescola due linguaggi paralleli
Nello scorso novembre, presso la galleria Officinenove di Roma si è tenuta una mostra che testimoniava l’incontro tra un fotografo, il nostro Roberto Cavallini, e un’artista, Monica Pirone che crea “gioielli” mescolando materiali straordinariamente simbolici. Per gentile concessione dell’autore, ripubblichiamo alcune delle immagini corredate dal testo che illustrava il progetto in mostra.
L’incontro c’era stato, anche se la mia fallace memoria lo aveva fatto svanire in una indistinta nebbia di pensieri e di ricordi mutilati. Quel primo incontro è testimoniato da una fotografia scattata ad insaputa di entrambi, mai rievocato nei nostri successivi discorsi, niente di compromettente si intende, eravamo solamente fianco a fianco mentre osservavano alcune opere esposte in una mostra, ma l’incontro vero, quello fatto di sguardi reciproci, di poche parole, di mia sorpresa di fronte alle sue opere, alle sue sculture come collane non è testimoniato da nessuna fotografia, ma è rimasto ben saldo nella memoria di entrambi, con la promessa di un incontro, di una riflessione sul suo lavoro di artista, sul mio modo di vedere e di esserne coinvolto.

L’arte non è arredamento, deve disturbare, deve interrogare, deve svelare l’invisibile e così le collane di Monica Pirone non sono sul suo petto come un accessorio, come complemento dell’abbigliamento, sono lì tra il cuore, la bocca e gli occhi; rappresentano scene a volte crude, a volte gioiose e il nostro sguardo cerca una risposta ad una domanda inesprimibile tra il suo gioiello, la sua bocca, i suoi occhi e le sue lunghe, operose e sapienti mani.

Monica Pirone è una artista visiva poliedrica e multidirezionale, il suo itinerario artistico è come fosse ripercorso in un presente stratificato in ogni opera, dalla scenografia, all’allestimento, alla pittura, alla scultura, al collage, anche a partire dagli studi di architettura. Tutto si concretizza di volta in volta, di opera in opera, senza soluzione di continuità dalla miniatura alle istallazioni di grandi dimensioni, in una sovrapposizione di segni, di sofferenze, di impegno civile e di sogni.

Se il sofferto costante abbraccio al mondo è inscindibile dall’artista, allora l’artista stessa è opera d’arte.

Come porsi di fronte ad un soggetto così rutilante, che quando racconta la sua vita, la genesi delle sue opere, quasi con voce di giovinetta, dichiara il suo sofferto costante abbraccio al modo?
Ci si pone in atteggiamento di dialogo ed ogni scatto fotografico non può che risultare il prodotto visivo di una sintesi tra il conoscersi ed il riconoscersi.