Tra Afghanistan e Tagikistan
Contraddizione Pamir
Dal un lato, il laicismo tagico, dall'altro, l'estremismo talebano: nella Valle del Pamir convivono due concezioni dell'islam in totale contraddizione tra di loro
Le vette rocciose spiccano come stalagmiti verso il cielo azzurro; qua e là sono ricoperte di residui di ghiacciai che il riscaldamento climatico ha già molto eroso. Tutto, tranne i fondi valle, è brullo e franoso: le pietre scivolano dalle vette, creando immense frane. Alcune hanno ricoperto i ghiacciai, permettendo a metri di ghiaccio di sopravvivere a quote molto più basse. L’acqua di fusione si divide in mille rivoli e spunta fuori ovunque, anche nei punti più impensabili. È gelida, dalle mille sfumature blu, bianche e grigie. Corre verso la valle; al contrario di molti umani, l’acqua sa che i percorsi non sono solamente i più ovvi e infatti li percorre tutti, dritti e storti, in superficie e sotterranei.
La valle del Pamir è stretta. Nel fondo valle esplode il verde; nel mezzo un fiume di montagna, non piccolo ma a tratti molto tempestoso, scorre impetuosamente. Da un lato l’Afghanistan, dall’altro il Tagikistan. La valle è da sempre popolata da ismailiti, ma da un lato sono sotto il giogo politico dei talebani, dall’altro sotto la dittatura laica tagica.
Le strade, in gran parte sterrate, soprattutto dal lato afghano, sono talmente ravvicinate che chi cammina da un lato vede chi cammina dall’altro.
Sul lato afghano appaiono villaggi di case tradizionali, in mattoni di terra, contornate da frutteti e altri alberi. Ogni tanto appaiono enormi bandiere dei talebani; le donne sono tutte velate. Dall’altro lato stanno asfaltando la strada; le donne ismailite hanno gli stessi diritti degli uomini, non portano il velo, non hanno moschee ma centri ismailiti, edifici degni della migliore arte contemporanea. Tutti parlano inglese perfettamente, in quanto l’istruzione per gli ismailiti è un fattore decisivo. Tanto che a Khorog l’Aga Khan ha insediato una delle sedi dell’Università dell’Asia Centrale. Il campus è da sogno: i 150 studenti vivono in un edificio universitario simile a quelli che si trovano in Svizzera. Anche lo sport è importante, tanto che a Khorog ci sono anche campi da tennis.
Non lontano vi è il centro termale di Garm Chashma, un luogo simile a Saturnia, dove uomini e donne, in orari diversi, fanno il bagno nudi nelle vasche all’aperto. Sì, da un lato stanno con il velo, dall’altro si fa il bagno nudi all’aperto in mezzo alle montagne. Ecco: se dovessi, in poche frasi, spiegare la civiltà islamica con le sue mille sfumature, userei questa valle. Le popolazioni e le religioni della valle non sono così diverse: gli ismailiti sono presenti da entrambe le parti, ma i regimi politici non potrebbero essere più differenti. Gli ismailiti, maggioranza in queste valli, sono minoranze in entrambi i Paesi.
In questo articolo darò alcune informazioni sulla valle e successivamente su chi siano gli ismailiti.
La valle del Pamir, famosa in Occidente perché durante l’epoca coloniale divideva l’Impero inglese da quello russo, è prima di tutto un capolavoro naturalistico e un luogo ricco di cultura locale. La parte superiore, dove scorre il fiume Pamir, è lunga circa 180 km ed è la valle che separa il Tagikistan dall’Afghanistan nel suo tratto iniziale. Tradizionalmente si include nella valle anche il tratto successivo, detto del Wakhan, che prosegue fino ad attraversare tutto il corridoio afghano del Wakhan. La lunghezza complessiva arriva così a circa 350–400 km.
La valle è attraversata da due fiumi principali. Il Pamir River nasce dall’incontro del fiume Aksu e del fiume Murghab nell’est del Pamir e scorre verso ovest per circa 180 km. Il fiume Pamir si unisce al Wakhan e forma il fiume Panj, che scorre per circa 1.000 km e costituisce gran parte del confine tra Tagikistan e Afghanistan. È uno dei due fiumi che, più a valle, formeranno l’Amu Darya.
La valle è racchiusa da due grandi catene montuose principali, oltre ad altri gruppi secondari. La prima è la catena del Pamir, spesso definita “Tetto del Mondo”, perché qui convergono alcune delle più grandi montagne dell’Eurasia. Tra le vette principali vicino alla valle vi è il Peak Lenin (7.134 m), uno dei “settemila” più famosi e accessibili, situato tra Tagikistan e Kirghizistan, molto vicino a nord-ovest della valle. Vi sono poi il Muztagh Ata (7.546 m), soprannominato la “Montagna del Padre di Ghiaccio”, situato nello Xinjiang (Cina), a est della valle, celebre per il suo enorme ghiacciaio e i pendii molto regolari; e il Kongur Tagh (7.649 m), la montagna più alta del Pamir, che si trova sempre nel nord-ovest della Cina ed è visibile dalla parte orientale della valle nelle giornate limpide.
A sud della valle del Wakhan, la parte afghana della valle, si alza la catena dell’Hindu Kush. Le vette principali sono il Noshaq (7.492 m), la montagna più alta dell’Afghanistan, situata non lontano dal tratto meridionale della valle e visibile dal corridoio del Wakhan, e l’Istor-o-Nal (7.400 m), una delle grandi vette dell’Hindu Kush, molto vicina al confine pakistano-afghano. La terza catena è quella del Karakoram, a sud-est: non tocca direttamente la valle, ma la sua estremità nord-occidentale è geograficamente vicina, in particolare nel punto in cui Pamir, Karakoram e Hindu Kush quasi si incontrano.
Il riscaldamento climatico sta purtroppo riducendo molto l’estensione dei ghiacciai: molti sono già scomparsi. Inoltre, meno neve significa meno acqua e quindi meno agricoltura.
In epoca coloniale la valle del Pamir fu famosa per il cosiddetto “Grande Gioco”, una competizione tra Russia e Gran Bretagna per l’influenza e il controllo delle regioni che oggi corrispondono a Kazakistan, Uzbekistan, Turkmenistan, Tagikistan, Kirghizistan, Afghanistan e Tibet. Il periodo classico del Grande Gioco va dal 1813 al 1907, con la firma della Convenzione anglo-russa. Il Pamir divenne una zona strategica perché rappresentava il punto di contatto tra Russia (da nord), Regno Unito (da sud, tramite l’India britannica), Cina (da est) e Afghanistan (da sud-ovest). Per evitare scontri diretti, le potenze crearono veri e propri “cuscinetti geografici”.
In particolare, il corridoio del Wakhan nel 1895 fu scelto per delimitare il territorio afghano e separare Russia e India britannica. Ancora oggi è una lingua di terra afghana che tocca la Cina e divide Tagikistan e Pakistan. In queste terre si mossero agenti, esploratori e cartografi inviati nelle montagne del Pamir, del Kashmir, del Tibet e dell’Asia centrale. I più famosi “agenti-esploratori” furono i britannici Francis Younghusband e George Hayward, il russo Nikolaj Prževal’skij e il condottiero locale Yakub Beg.
A Khorog, nel Pamir e nella valle, vive un’ingente comunità di ismailiti. Sono una comunità religiosa appartenente all’Islam sciita, con una storia molto antica e una tradizione culturale ricchissima. Sono particolarmente presenti nel Pamir, in Afghanistan (Wakhan), Tagikistan (Gorno-Badakhshan), Pakistan (Gilgit-Baltistan), Siria, Iran e in alcune comunità della diaspora (India, Africa orientale, Europa).
Gli ismailiti sono un ramo dello sciismo che riconosce una linea di imam discendenti da Ismaʿil, figlio del sesto imam sciita Jaʿfar al-Sadiq. Credono che l’Imam vivente sia guida spirituale e interpretativa della fede; che la comprensione religiosa abbia un aspetto esteriore (ẓāhir) e uno interiore-esoterico (bāṭin); e che ragione, conoscenza e interpretazione simbolica abbiano un ruolo centrale.
Gli ismailiti discendono dalla tradizione religiosa che diede vita al Califfato Fatimide (909–1171), uno dei più importanti Stati islamici medievali, con centro al Cairo, ricordato come un periodo di grande apertura culturale e tolleranza religiosa. I Fatimidi sostenevano la linea degli imam ismailiti, per cui l’Imam degli ismailiti moderni è considerato loro erede spirituale. Gli ismailiti sono anche legati agli ismailiti nizariti del Medioevo (XI–XIII secolo) che, guidati da Ḥasan-i Ṣabbāḥ e basati ad Alamut e in altre fortezze in Persia e Siria, furono noti per tattiche politiche e militari non convenzionali. Erano oppositori dei Selgiuchidi e del potere sunnita dell’epoca e sono ancora oggi famosi nella cultura popolare con il soprannome di “Assassini”. Ovviamente gli ismailiti di oggi non hanno nulla a che fare, dal punto di vista teologico, con questo passato molto mitizzato.
Oggi sono guidati dall’Aga Khan, attualmente Karim Aga Khan IV. Gli ismailiti nizariti moderni pongono al centro della loro fede l’educazione, lo sviluppo e l’etica umanitaria; la parità uomo-donna; un’interpretazione moderna e progressista dell’Islam; e reti internazionali di cooperazione come l’Aga Khan Development Network. Praticano un Islam più comunitario e mistico, spesso integrato con tradizioni locali; pregano in case di preghiera (jamāʿat khāna) più che in moschee. Nel Pamir mantengono forti tradizioni musicali, poetiche e narrative della valle; l’isolamento storico ha preservato usi e lingue tradizionali come shughni, wakhi e rushani.
Gli ismailiti hanno dato un contributo enorme alla filosofia islamica medievale: Nasir-i Khusraw, poeta e filosofo persiano, visse nel Pamir e diffuse la teologia ismailita. Come religione attribuiscono grande importanza alla ragione, allo studio e al simbolismo, vedendo la fede come un percorso di ricerca interiore.
Fondamentale per la loro comunità, ma aperta anche ai non ismailiti, è l’Aga Khan Development Network, un’organizzazione globale che costruisce scuole, università, ospedali e ponti; sostiene la conservazione culturale; promuove pace, sviluppo e dialogo interreligioso. Molti progetti nella valle sono opera dell’AKDN.
Gli ismailiti nizariti sono tra le comunità musulmane più progressiste in materia di parità di genere. Per l’Aga Khan e la tradizione ismailita, uomini e donne hanno pari dignità spirituale. Negare opportunità alle donne è considerato contrario all’etica ismailita, perché la religione richiede educazione e ragione. La parità di genere è vista come parte del progresso della società, anche grazie a una lettura esoterica del Corano che privilegia il significato interiore rispetto a quello letterale. Gli Aga Khan hanno più volte dichiarato che una società non può progredire se le donne non sono istruite quanto gli uomini. Per questo, nella rete dell’AKDN, circa la metà degli studenti è composta da ragazze.
Nell’interpretazione ismailita la verità spirituale è una, ma si manifesta in molte tradizioni. Dio è trascendente e ogni religione tenta di comprenderne un aspetto; lo studio e il rispetto delle altre fedi fanno parte della crescita spirituale. Gli ismailiti sono noti per il loro impegno nel dialogo con cristiani, ebrei, buddhisti, induisti e altre comunità musulmane. Storicamente minoranza in contesti sunniti, oggi evitano conflitti teologici e si concentrano su educazione, benessere e dialogo.
La vita nella valle dal lato tagico, però, non è tutta rose e fiori. La valle del Pamir e il Gorno-Badakhshan affrontano problemi politici e geopolitici legati all’isolamento geografico, alle minoranze etniche e alle richieste di autonomia. La popolazione, prevalentemente ismailita nizarita, parla lingue pamiri. Il governo centrale di Dushambe ha spesso cercato di centralizzare il controllo, causando tensioni e scontri sporadici, soprattutto negli anni Novanta e più recentemente nel 2022–2023.
Ciò non toglie che, confrontando la vita nel lato tagico con quella degli ismailiti e più in generale degli afghani che vivono sull’altro lato del fiume Pamir, quello tagico appaia come un vero paradiso. Se si nasce da un lato del fiume, uomini e donne possono fare il bagno nudi alle terme all’aperto in orari separati; se si nasce dall’altro, si vive sotto il giogo dei talebani. La gente da una parte e dall’altra del fiume si guarda, sapendo che difficilmente potrà mescolarsi, pur appartenendo alla stessa fede. Nessun luogo al mondo riesce a spiegare così bene le complessità dell’Islam come la valle del Pamir.
Le fotografie sono di Luca Fortis.