A proposito di "Carissimo dottor Jung"
Il prisma di Jung
Sandra Petrignani nel suo nuovo libro indaga la vita e il mistero di Carl Gustav Jung. Un romanzo biografico, affascinante e fedele alla realtà, che racconta le paure di un genio da vecchio
«Poi sembrò addormentarsi, ma così di colpo che Ruth si allarmò. Tentò di risvegliarlo senza successo. Aveva riaperto un poco gli occhi e farfugliava cose senza senso, sorridendo ogni tanto. Gli passavano in testa le parole del libro dei Ricordi affidato ad Aniela, ma non sarebbe mai riuscito a pronunciarle, e non ne aveva il minimo desiderio. La mia vita è la storia di un’autorealizzazione dell’inconscio…la mia favola…la mia verità… E quella domanda che lo tormentava fin da piccolo, la domanda che aveva dato vita alla sua ricerca durata la vita intera: Se Dio è buono perché il male? perché il male? perché il male? perché il male…».
Ancora una volta Sandra Petrignani impasta una grande Storia, e col suo modo garbato e profondo ci porta dentro le cose, fra le mura di una vita di tutti i giorni. C’è stata Marguerite – e prima tante altre scrittrici, e negli ultimi tempi ci ha regalato un ritratto eccezionalmente ricco di Natalia Ginzburg. Una delle autrici più schive, più sobrie e – a detta persino degli amici più cari – delle più imperscrutabili. Che Petrignani è riuscita a rendere trasparente al nostro sguardo, nella sua intimità e nel contesto storico in cui è vissuta.
Con Natalia, Petrignani ci ha regalato un secolo di vita culturale e politica italiana; con questo suo ultimo libro, ritratto di Jung da vecchio (Carissimo dottor Jung, Neri Pozza, 240 pagine, 19 Euro), ci porge l’uomo che ha scrutato più a lungo e più a fondo nell’animo e nell’anima nostra. E ogni volta ci stupisce con una particolare capacità di infilarsi nelle storie e nella Storia – portandosi appresso le sue esperienze, la sua stessa vita.
Stavolta lo fa in un altro modo ancora, perché anche l’autrice di un libro su Jung è protagonista del romanzo che scrive, lei e una sua amica recente si alternano col presente fra le pagine dl passato, l’amica è molto diversa da lei, eppure in risonante sintonia. E poi c’è un’amica di matita, protagonista principale, da cui Sandra Petrignani racconta di essersi sentita attratta, mentre indagava per Jung.
Sullo sfondo della vita degli ultimissimi anni di Jung – una amata paziente e allieva, Christiana Morgan, detta Lady Morgana, cui il maestro non sarà riuscito a far accettare l’esistenza, e con amarezza, fino all’ultima, ora se ne rammaricherà. Donna inquieta, incapace di sottrarsi all’amore di un amante che mai la sceglierà come compagna della sua vita, che la sfrutterà per le sue capacità terapeutiche e organizzative, Christiana torna dal maestro nell’ultimo periodo di infelicità, traendone tanti insegnamenti ma nessuna certezza. La sua tentazione è il suicidio per acqua – che Jung le sconsiglia, anche perché potrebbe complicare le sue successive reincarnazioni.
Attraverso Lady Morgana, Petrignani è come se usasse uno specchio per trasmetterci una inedita immagine di Carl Gustav Jung: un’immagine che, come accade alla fine della vita, condensa in sé il passato e il futuro prossimo – lasciando uno spazio minuto e quotidiano al presente. Eppure quest’uomo ora più occupato a pensare di non prendere freddo, a riposarsi su una poltrona o a brevi passeggiate – continua a tenere l’animo legato ai massimi sistemi del mondo: «Tutto ciò che si fa, osservare una nuvola come cucinare la cena, è fatto alle soglie dell’eternità. Tutto è significativo e futile al tempo stesso». Come il prisma dentro il quale si muove il Maestro, impegnato a decifrare, delle sue passioni, quella che gli consentirà di rivelarsi a se stesso.
Jung viaggiatore. Jung amante delle donne, preso da furie erotiche e sentimentali, che poi di botto si esauriscono. Solo a Toni Wollf non mancherà la promessa di non lasciarla mai. E anche dalla moglie Emma, certo, non si separerà fino alla morte di lei, rimanendoci legato anche dopo. Emma, pilastro di comprensione di tutte le sue avventure amorose. Jung, mai arrivato al traguardo, ancora in cerca di conclusione della sua vita, per questo beneficato da sogni chiari come un mattino d’inverno.
Lorenza e Egle – le protagoniste dell’attualità, la scrittrice e la vicina di casa, abitanti in una casa sul fiume Tevere – ne ripercorrono con leggerezza i fatti e i pensieri, alla ricerca anch’esse di risposte. Di meno Lorenza, però, che ha trovato una felicità nella sua vita, nell’essere soddisfatta di sé, e nel vivere il sesso. Una junghiana riuscita? Oppure la vera junghiana è Egle, la scrittrice, perché «è nella vita il senso della vita» – la vita carica di dubbi e di incertezze. Così che, prima del passaggio della morte, non fine ma inizio di un’altra storia, non si può conoscere davvero?
Ma chi è, alla fine, un Maestro? Forse alla fine il suo insegnamento più grande, più vero, è nella trasparenza della sua difficoltà di vivere – la testimonianza di ciò che può dare agli altri è proprio e soltanto l’accettare l’incomprensibilità della vita e dei proprii moventi. «Quanto più sono diventato vecchio, tanto meno ho penetrato o saputo di me stesso. Sono stupito, deluso, compiaciuto di me; sono afflitto, depresso, entusiasta. Sono tutte queste cose insieme e non so tirare le somme. Sono incapace di stabilire un valore o un non-valore definitivo; non ho un giudizio da dare su me stesso e la mia vita. Non vi è nulla di cui mi senta veramente sicuro. Non ho convinzioni definitive».