Loretto Rafanelli
Classici della letteratura italiana rivisitati

Profeti senza tempo?

Riccardo Gasperina Geroni è l’autore di “Ricominciare”, una guida documentata e vivace su trenta opere significative uscite dal 1939 al 1962. L’interrogativo che si pone e che apre a molte e attuali riflessioni è: la società italiana (la cultura, la politica), gli scrittori hanno fatto i conti con il Ventennio fascista e tutto il resto che ne conseguì?

Docente di Letteratura Italiana all’Università di Bologna, Riccardo Gasperina Geroni ha scritto un libro sulla narrativa che va dal 1939 al 1962 (Ricominciare. Classici della letteratura italiana, Einaudi, 25,00 euro), che a buon titolo si può considerare un testo centrale per comprendere alcuni passaggi essenziali di una fase tra le più importanti riguardo la scrittura in prosa nel nostro paese. Geroni, prende in considerazione trenta libri, di autori tra i più significativi, da Morante a Moravia, da Pasolini a Calvino, da Bilenchi a Buzzati, etc. Libri soprattutto funzionali al discorso che lo sottintende come vedremo, e non conviene soffermarsi sulla solita disputa tra chi c’è e chi non c’è, perché in fondo le esclusioni non sono così clamorose (forse D’Arzo e Cassola), e comunque giustificabili nell’ambito del disegno tracciato dal critico. Vediamo di seguire le linee di questo studio, il quale risulta peraltro anche un lavoro a favore di un lettore non esperto, essendo una sorta di “guida” dai connotati rigorosi e comunque attraversata da un linguaggio di sicura comprensione e, fatto non secondario, caratterizzato da una scrittura davvero pregevole: ricca e vivace, elegante e minuziosa.

L’autore muove la sua analisi, partendo da un punto cruciale: la società italiana (e la cultura e la politica) hanno realmente fatto i conti con il Ventennio fascista e tutto il resto che ne conseguì, compresa la terribile guerra, e poi il dopoguerra? Ecco, Geroni, propende per il no, tanti e pesanti sono i passaggi sospesi, rinviati o alcuni aspetti certamente negati (compresa, come si può vedere anche oggi, anche la piena accettazione della Resistenza e il giudizio sullo stesso fascismo), quindi le ferite non rimarginate, le fratture, le difficoltà, anzi l’impossibilità, di giungere finalmente a un nuovo quadro istituzionale, sociale e culturale.

In un puntuale, lungo saggio introduttivo Geroni ripercorre le fasi culturali e storiche vissute dall’Italia in quel periodo pre guerra, quindi giunge al dopoguerra, con l’espansione economica che sappiamo, pur nella morsa della distruzione bellica e le tante problematiche istituzionali e sociali irrisolte. E la letteratura come si pose di fronte a questi temi? Si può parlare in questa ottica di una narrativa che cerca di “costruire” una nuova idea socio-culturale? I libri che vengono proposti (con schede singole per ogni libro che sono in verità ampi saggi, e con un apparato critico bibliografico di assoluto rilievo), sono per l’autore quelli significativi che riportano il tema a una prospettiva, e a una riflessione, scevra da facili concessioni. Siano queste analisi: il cambiamento antropologico suggerito da Pasolini o la rivendicazione femminista della Banti, parlando di Artemisia Gentileschi, oppure il Moravia (nella foto) de La noia, con la sua critica ai valori borghesi o la Morante de L’isola di Arturo, con la caduta del mito paterno, o la urgenza che germogli un nuovo riscatto nel sud martoriato nelle pagine di Carlo Levi, o la satira caustica, pungente di Gadda verso quell’avidità borghese che non fa pensare a nulla di buono.

Quello che Geroni intende sottolineare è che i narratori, o almeno alcuni, sono “cacciatori di origini”, «alcuni in modo consapevole, altri con urgenza più istintiva. Ma tutti, in modi diversi, raccolgono la sfida di pensare un nuovo inizio, dopo la fine». E quindi “consegnano” la forza di ricominciare. Geroni in questo discorso sulle origini, funzionale al suo disegno, si rifà, già nelle prime pagine, a Vico col suo concetto di “incominciamento” dell’umanità, quindi a Savinio, che con le sue gelide e pungenti parole descrive gli italiani come «insicuri e alla ricerca di una legittimazione fuori di sé, come incapaci di affermare la propria originalità e a trovare il proprio universo simbolico». Ecco, Geroni in una analisi sapiente e attraverso una ricerca dettagliata e a tutto raggio (in cui la poesia viene rimessa nel discorso con rimandi e focalizzazioni frequenti, come nel caso dei Novissimi, seppure risulti un po’ secondaria rispetto alla centralità della prosa), approfondisce con grande perizia questa questione dell’origine, e vede che gli «scrittori non la eludono, bensì la interrogano; non rimuovono la crisi, ma la attraversano». Di conseguenza in qualche modo essi, i vari narratori antologizzati, sono realmente coloro che tentano un possibile rinnovamento, quel Ricominciare che necessitava, dopo la fase buia del Ventennio e della guerra.

Tuttavia il critico non intende, ci sembra, creare una sorta di canone della prosa degli anni di mezzo del Novecento, per quanto la sua scelta, a nostro avviso, in pratica lo sia, ma, con un respiro più ampio cerca di individuare i nessi tra società, storia, politica, economia e scrittura in prosa in quegli anni, che nel bene e nel male hanno fatto l’Italia, in quanto poi, nonostante Croce, quella del Ventennio non fu certo una parentesi tra due “spezzoni” liberali. Non so se lo “slancio” critico di Geroni possa portare più in là il discorso, rispetto alla semplice analisi di certi libri, per giungere infine a una effettiva riflessione del tempo vissuto o che stiamo vivendo, tuttavia mi pare che la questione posta sia di grande rilievo, specie in questa fase storica dagli indubbi pericoli per le democrazie. Poi è bene dire che la scrittura, nelle sue varie forme, non è uno scenario a parte o peggio secondario, rispetto alla centralità degli avvenimenti storici e politici, perché, come ebbe a dire il poeta spagnolo Vicente Aleixandre (nella foto) in occasione dell’intervento per il Nobel nel 1977, «il poeta (lo scrittore) è sempre un rivelatore, un profeta senza tempo». Sarebbe sufficiente leggerli, ascoltarli.

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