Alessandro Agostinelli
A Palazzo Strozzi di Firenze

Mondo Angelico

Fino a gennaio c'è tempo per un'esperienza unica: la grande mostra fiorentina dedicata a Beato Angelico è un tuffo nel Rinascimento. Con opere restaurate e polittici riuniti

Ci sono luoghi che nonostante siano lontani dai grandi centri economici e culturali vedono concentrarsi in essi abilità formidabili e personalità artistiche di una bravura più unica che rara. Chi avrebbe mai detto che a Vicchio, un paesino del Mugello, sopra Firenze, potessero nascere due fenomeni della pittura mondiale. A Vicchio vide la luce, nel 1267 Giotto da Bondone, allievo di Cimabue. A Vicchio vide la luce nel 1395 l’Angelico, poi frate e noto al grande pubblico come Beato Angelico. Chissà cosa c’era a Vicchio, quale fluido creativo aleggiasse nell’aria in quei tempi, per poter fornire due capisaldi, due maestri dell’arte figurativa di tutti i tempi.

Le opere di Beato Angelico saranno esposte alla Fondazione Palazzo Strozzi e al Museo di San Marco fino al 25 gennaio 2026. Si tratta di una straordinaria mostra dedicata a questo artista simbolo dell’arte del Quattrocento a Firenze. Un giovane storico dell’arte che ha preso parte alla stesura di alcuni testi del catalogo della mostra l’ha definita “once in a lifetime experience”, cioè esperienza unica nella vita. E già quest’affermazione testimonia il valore di un’esposizione che ha tutti i crismi dell’eccezionalità.

A cura di Carl Brandon Strehlke (curatore emerito del Philadelphia Museum of Art) con Stefano Casciu, Direttore regionale Musei nazionali Toscana e Angelo Tartuferi, già Direttore del Museo di San Marco, Beato Angelico rappresenta la prima grande mostra a Firenze dedicata all’artista esattamente dopo settant’anni dalla monografica del 1955 andando a creare un dialogo unico tra istituzioni e territorio.

L’occasione della mostra ha permesso di restaurare numerosi capolavori grazie a un’articolata campagna di interventi e ha riunito, per la prima volta, pale d’altare di uno dei principali maestri dell’arte, disperse da oltre duecento anni. Frutto di oltre quattro anni di lavoro, il progetto ha reso possibile un’operazione di eccezionale valore scientifico e culturale, riunendo dipinti, disegni, sculture e miniature provenienti da prestigiosi musei, biblioteche e collezioni internazionali, ma anche da numerose chiese e istituzioni territoriali.

L’esposizione, co-organizzata con la direzione regionale musei nazionali Toscana del Ministero della Cultura, celebra a Firenze uno dei padri dell’arte del Rinascimento in un itinerario che mette in scena la produzione, lo sviluppo e l’influenza dell’arte di Beato Angelico in dialogo con pittori come Lorenzo Monaco, Masaccio, Filippo Lippi, ma anche scultori quali Lorenzo Ghiberti, Michelozzo e Luca della Robbia.

Celebre per un linguaggio artistico che, partendo dall’eredità tardogotica utilizza i principi della nascente arte rinascimentale, Beato Angelico ha creato opere famose per la maestria nella prospettiva e l’uso della luce nel rapporto tra figurazione e spazio. La mostra permette di esplorare la qualità assoluta di questo artista come mai in precedenza, facendo emergere la capacità di innovazione artistica in relazione a un profondo senso religioso, fondato su una meditazione sul sacro in connessione con l’umano. E proprio l’umanità reale entra nelle sue tele, in cui per la prima volta le facce non sono soltanto quelle ieratiche della tradizione sacra e simbolica, ma anche i volti della vita vera. Intuizione di questo artista che in seguito sarà alla base di tantissimi artisti cinque-seicenteschi.

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