Sergio Buttiglieri
Al Teatro Gustavo Modena di Genova

Dramma al femminile

Il nuovo spettacolo di Laura Sicignano scritto assieme a Laetitia Ajanohun è un apologo sulla condizione femminile

Guardando il coinvolgente nuovo lavoro teatrale  “Donne che corrono” di Laura Sicignano, scritto assieme a Laetitia Ajanohun, debuttato  in Prima Nazionale a Genova al Teatro Modena, mi é subito venuto in mente “La Rivoluzione siamo noi” della curatrice d’arte Chiara Guidi che raccoglieva i ritratti e lasciava risuonare le voci di chi la sua rivoluzione l’ha fatta davvero. Da Anna Achmatova a Alda Merini, da Patti Smith a Anais Nin, da Tina Modotti a Amélie Nothomb, da Patricia Hearst a Laurie Anderson e tante altre mitiche figure femminili del Novecento..

Donne lontane, tuttavia vicine, unite dalla consapevolezza di sé e dalla forza che può scaturirne. Tutto ciò sotto lo sguardo  di Joseph Beuys, il miglior custode che potremmo mai desiderare di un sogno comune e grande.

Qui invece Laura Sicignano e la drammaturga francese di origini africane Laetitia Ajanohun  affrontano il mondo femminile con tutti i suoi drammi contemporanei a conclusione di un progetto artistico e sociale che nelle sue tappe  ha coinvolto un gruppo di donne  con background culturali complessi e migratori.

Questo “Donne che corrono” parla di lavoro, sfruttamento, ribellione, femminismo e razzismo, di stereotipi e di dialogo tra differenze.

Le quattro bravissime attrici in scena,  tutte vestite con tute da lavoro, sovrastate dalla emblematica scritta con il logo aziendale “Giungla”,  che non a caso tanto ci ricordava quella di Amazon, gravitano fra innumerevoli pacchi da spedire, spostare, senza tregua, una catena di montaggio asfissiante, tutte devote al fatturato aziendale. “Pacco  in partenza per il mondo” recita Esperanza, mentre Alemayehu  risponde: “Fatturato”. E lei replica “non pensare, impacchettare, Cartone, Scotch, corro, non mollo”. incalzate da Beatrice: “Non pensare, Non Pensare, Non Pensare. Profitto”. E tutte ci sovrastano in coro: “Sono un ingranaggio nella Giungla!  Amo il mio lavoro”. 

Tranquilla Bea: “ strofina bella, elimina lo sporco e i pensieri neri, strofina questa vita in mille pezzi. La tua vita è una corsa senza semafori, uno schianto  contro il muro. Tranquilla Bea! Solo mezz’ora e poi il tuo paradiso”. 

Finché non si ritrovano bloccate, senza corrente, dimenticate da tutti. Un black out  emblematico che dura giorni e giorni e che svela a loro quanto poco importano al resto del mondo. Il loro cellulare si è spento. I figli non si possono più chiamare. E il tempo implacabile passa “si sono semplicemente dimenticati di noi! Si sono detti lasciamo passare il terrore, prima di riprendere la corsa al profitto.  Andiamo in ferie  e mettiamo in pausa l’azienda. Se smettiamo di produrre , procuriamo una mancanza. La mancanza moltiplica il desiderio, crea astinenza. E dopo, i soldi scorrono a fiumi. In questo  ragionamento non c’è spazio per noi perché non contiamo niente.”

E questo ragionamente è in linea con il fatto che tutti noi esistiamo solo perchè siamo consumatori in non luoghi. Come ci raccontava egregiamente l’antropologo francese  Marc Augè

Finché tutte all’improvviso decidono di ribellarsi e sfondano  le scatole riempiendo di fiori tutto il pavimento. Un grande crollo liberatorio, con loro che si mettono a danzare. Tutte corrono e rovesciano quello che trovano.

Tutto diventa un baccanale. Con la voglia di ribaltare la Giungla , questo posto mostruoso dove tutto è lecito. La nostra rivolta nasce dal desiderio di noi stesse da zero. E si chiameranno “Donne che corrono”. La sola regola che vorranno istituire è celebrare la felicità. e si metteranno a danzare cantando “Mercedes Benz” di Janis Joplin. Ma l’importante è riuscire a comunicare questa rivolta e le attrici ci ricordano che loro sono personaggi immaginari.” Siete voi del pubblico che dovete trovare la soluzione. Noi non esistiamo. La realtà tocca a voi”. 

E con questo messaggio le attrici Fiammetta Bellone, Hana Daneri, Susannah Ihemme, Didi Garbaccio Bogin,  raccolgono infiniti calorosi applausi finali.

Gran bel lavoro quest’ultima riuscita regia di di Laura Sicignano, scritto assieme a Laetitia Ajanohun, prodotto dal Teatro Nazionale di Genova,  che rimarrà in scena fino al 5 ottobre,

Perché il teatro da millenni ha una preziosa funzione: Ce lo ricordava già anni fa il Teatro Valdoca: “Ogni luogo, anche maledetto, sporco o deprimente, contiene dei segreti. Il Teatro contiene invece la rappresentazione dei segreti. In teatro c’è sempre questo pulire e ripulire: quando arrivi è come se non ci fosse mai stato niente.”  E queste riflessioni degli anni ’80 sono ancora attualissime anche nel pregevole lavoro teatrale dedicato alle donne che abbiamo appena visto. Come giustamente diceva Mariangela Gualtieri: “Io sono spaccata, io sono nel passato prossimo, io sono sempre cinque minuti fa, il mio dire è fallimentare, io non sono mai tutta”:….e dopo che le registe ci hanno egregiamente emozionato con le loro riflessioni ci rendiamo ancora meglio conto di quanto sia necessario rimettere in discussione il nostro modo di vivere la vita.


Le fotografie dello spettacolo sono di Federico Pitto.

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