Un amore difficile
Al ristorante
«Guarda l’ora sul cellulare. Non sono arrivati messaggi dalla donna che gli ha acceso il cuore dopo secoli di torpore. Calcola i tempi del cinema, va scelto in fretta il titolo e valutati distanza, proiezione della pellicola e ritorno alla casa che fino a pochi anni prima era sua. Deve sbarazzarsi dei ragazzi...»
La osserva a lungo mentre la ragazza sta ordinando il primo, e si infervora tutta precisando con rabbia che i tortelli li vuole senza panna. Poi sorride maliziosa, rivolta al fratello: “Perché io so fare rinunce” e calca la voce sull’Io. Il cameriere di colore, strano accento meridionale, la informa che senza la panna non si può. Niente versione olio e formaggio. Gli spiace, ma non si può. In più, ribadisce convinto circa i “tortelli meno buoni, senza panna”. Il locale, praticamente, risulta vuoto a quell’ora, le due di un pomeriggio invernale. I tavoli intorno si mostrano tutti liberi, infatti, aumentando la desolazione dell’ambiente. Al che i capelli tinteggiati di viola e azzurro si scuotono con baldanza: “Ma ovvio, lo so benissimo!”. Il cameriere sta per spostarsi verso il ragazzo, pallido e brufoloso, tutto gonfio da parer malato, che nonostante la mole sembra accettare la sfida della panna. “Ma a me cosa porta, allora?”, strilla la sorella, improvvisamente tornata bambina, con un cenno rivolto all’uomo che le sta di fronte e la osserva muto, con fastidio. È domenica, e da almeno due anni gli tocca portarsi a pranzo i gemelli, cambiando ogni volta ristorante, cercando di spendere sempre meno. Così, eccoli ora in quella pizzeria sulla statale, vicino al casello dell’autostrada, la polvere che pare insinuarsi dentro, la porta del gabinetto spalancata sull’ingresso del locale. A poco a poco il gusto di strapparli alla madre è svanito, trasformandosi in un senso imbarazzante di sazietà. Lui nemmeno ordina, e ogni tanto si alza seccato per fumare, esasperato per il silenzio che via via in quelle riunioni periodi che è scresciuto inesorabile tra loro. Nessuna domanda sulla scuola, su eventuali amoretti. Per carità. Non finge più. E invece se ne esce sul cortiletto cieco, lasciato il cappotto all’interno, con qualche geranio moribondo che occhieggia sotto la nebbia. Di recente, ha inventato scuse varie, per sottrarsi a quel rito ormai insopportabile. Specie da quando ha conosciuto Florentina, la badante rumena dalle grandi tette autentiche, tutto al naturale, e ha capito quasi con violenza che quei pasti interminabili gli sottraevano spazi utilizzabili in modo più proficuo. E non è certo il caso di presentarla a quei due là, ai mocciosi convinti di essere nel loro diritto a divorare quel che potevano e poi scatenarsi alla caccia della paghetta settimanale. Anche se il ragazzo, ormai tanto diverso dalla gemella, per via del sovrappeso di parecchi chili, dovrebbe seguire una minima dieta. Si accorge con un leggero senso di colpa, mentre la ragazza ordina furiosa una minestra d’orzo, e poi soprattutto quando vede le loro teste affondate sul piatto, che il sentimento provato per quei due esseri che portano il suo nome è sempre più vicino all’insofferenza. Quasi un odio. Inutile negarlo. Ma quei due là, i gemelli che meno gemelli non si può, sono arrivati soprattutto per le smanie procreative di Adriana, ignara che tutto nella vita in fondo è destinato a finire, matrimoni e amore paterno compresi.
Guarda l’ora sul cellulare. Non sono arrivati messaggi dalla donna che gli ha acceso il cuore dopo secoli di torpore. Calcola i tempi del cinema, va scelto in fretta il titolo e valutati distanza, proiezione della pellicola e ritorno alla casa che fino a pochi anni prima era sua. Deve sbarazzarsi dei ragazzi e rientrare nel mini appartamento in affitto, fare le pulizie del caso e renderlo presentabile. Cambiare lenzuola, ficcare la biancheria sporca nella piccola lavatrice, dare aria alla camera da letto in particolare. Intanto nota che fuori sta già scendendo il buio e appaiono le luci delle automobili che corrono veloci intorno all’edificio, al piano terra del quale sorge l’umile e disadorna pizzeria ristorante. Incrocia all’improvviso lo sguardo affamato della figlia, arrabbiata per la poca scelta delle pietanze offerte, irritata per doversi rassegnare alla cotoletta milanese. “Patate arrosto almeno”, l’ha sentita inveire poco prima, in tono risentito al cameriere. “Tante!”, aggiunge trafelato il gemello. Due vecchi si sono nel frattempo sistemati nel tavolo vicino. Quello che è forse il marito tossisce in modo convulso, al che la donna al suo fianco rotea gli occhi spazientita accennando alla visita dal medico sempre rinviata. Lui elenca ai ragazzi, celando a fatica il disgusto per l’atto, i film in programmazione nella multisala vicina. Il ragazzo frignando ripete che non ama il film musicale, caro alla sorella, e imposto da quest’ultima. “Non capisci mai niente, tu”, esulta lei euforica, non appena capisce che sarà lei ad essere accontentata. “Portatemi a casa allora”, quello geme cercando di fare resistenza. Lui si alza di scatto. Meglio non trattenersi ancora là dentro, per un dessert. Propone un gelato, nella pasticceria accanto al cinema. Vero? Paga e controlla che i ragazzi non si sporgano sulla strada, mentre le auto schizzano veloci a pochi passi dall’ingresso. Potrebbe capitare una disgrazia. All’improvviso, sì, una macchina perde il controllo e va a sbattere sulla pizzeria. Vede già la pagina della cronaca, e magari le foto. Dovrebbe sentirsi un mostro con fantasie del genere? Le ha tenute in braccio quelle due creature per tante notti, e si rivede il suo sé di soli quindici anni fa commosso davanti ad Adriana in ospedale, un fagotto rosa e uno azzurro sistemati ai suoi lati, mentre la suocera chiassosa che lascia rossetto dappertutto lo spinge dentro e lo invita a ringraziare Dio. No, lui non ha voglia di ringraziare nessun Dio, ieri come oggi. Non li ama più, se mai li ha amati, i figli. Ma lavora nondimeno per loro, un lavoro che pure detesta, ogni mattina una fatica sempre più intollerabile recarsi nella camera stretta del suo ufficio, nella zona di Mestre invasa da bengalesi e pakistani. Da tutte le parti stanno occupando la città. Apre la portiera e quasi spinge dentro come sacchi i ragazzi, che rispondono borbottando “Ma cos’hai oggi?”. Lui si rende conto di non amare nemmeno Florentina, perché mai oserebbe presentarla in giro ai suoi colleghi malevoli. Il fatto è che si sta legando molto alla sua grande bocca, capace di tutto quella bocca. Sente crescere il gonfiore sui pantaloni, e ci appoggia sopra la cuffia nera perché non se ne accorga la ragazza, sveglia ben più del fratello che continua a piagnucolare in quanto il film non gli interessa e non è giusto. Sì, se quella a suo solito comincia a fare commenti osceni, non garantisce di riuscire a tenere ferme le sue mani.
Il disegno accanto al titolo è di Giulia Cavallini.