Daniele Luti
Storie da un Paese mancato

Vieusseux-Pomba, lettere dal passato

Nel carteggio tra Giovan Pietro Vieusseux e Giuseppe Pomba ci sono i segni di un'Italia risorgimentale, ricca di progetti culturali. E quindi viva e tradita allo stesso tempo

Nei primi anni Settanta, evitandomi così mesi di disoccupazione e lunghe, anche se, magari, romantiche, peregrinazioni tra le sedi scolastiche più disagiate di Pisa e dintorni, l’Istituto dove mi ero laureato decise di darmi un’opportunità per imparare qualcosa di più di quello che di solito si apprende nella normale routine universitaria. Fui accolto, dopo aver raggiunto l’idoneità al CNR, tra i ragazzi considerati “promettenti” e, quindi, autorizzati a piroettare, con o senza sussiego, meglio senza, nei saliscendi e nei corridoi polverosi di Palazzo Ricci, sede storica della facoltà di lettere e filosofia come recita ancora il piccolo parallelepipedo lavico sopra la porta di ingresso.

Fra i diversi doveri (partecipare alle commissioni di esame, fare lezione per i discenti della facoltà, ottemperare ai doveri di studio potendo contare su Maestri di prim’ordine), c’era quello di essere avviati, orientati verso i caratteri, di fureria e di eccellenza, della ricerca. Il mio tutor d’eccezione, poi Preside di facoltà, mi indirizzò, da un lato, verso le riviste del primo Novecento e degli anni Venti, in particolare “Critica Fascista”, fondata nel 1923 da Giuseppe Bottai, dall’altro, a inseguire il carteggio Vieusseux-Pomba ospitato dalla cassetta 139, se non ricordo male, settore manoscritti, della Biblioteca Nazionale di Firenze. Per quel poco che ne sapevo, le lettere avrebbero dovuto essere nove. Poi, quando citai il numero, vidi la perplessità dell’addetto alla distribuzione dei documenti farsi ironica. Fece la classica faccia da fiorentino borgaiolo, ricca di versatile plasticità nella subitanea trasformazione dell’espressione, e così capii immediatamente che le cose stavano diversamente. Non nove ma cinquanta volte nove. Tra l’altro, frequentandolo, appresi che lui, Duilio, così mi pare si chiamasse, era preparato e attendibile, anche più di alcuni blasonati frequentatori della biblioteca.

In effetti Giovan Pietro Vieusseux (nella foto accanto al titolo) e Giuseppe Pomba (nella foto accanto), che, oltre ogni altro merito, erano operatori culturali molto avanzati rispetto al loro tempo storico, si erano scritti e confrontati per anni sui più disparati problemi del loro tempo, dalla censura sulla stampa, ai generi letterari da privilegiare, alle nuove idee sulla tutela del patrimonio artistico, con il pensiero modernamente rivolto alla promozione del libro e delle nostre magnifiche città d’arte. La lettera che apre l’imponente carteggio, per esempio, nasce dall’idea del Vieusseux di “far risorgere sulle rive della Dora quello che era morto sulle sponde dell’Arno” perché falcidiato, umiliato dalla censura. Parlava del periodico “L’Antologia” che, fra il 1821 e il 1833, ebbe tra i collaboratori Giuseppe Poerio, Gabriele Pepe, Pietro Colletta, Pietro Giordani, Niccolò Tommaseo, Giuseppe Montanelli, Francesco Domenico Guerrazzi, Carlo Cattaneo e Giuseppe Montani, il meglio della cultura romantica, liberale moderata e radicale. I loro luoghi di ritrovo, spesso citati nell’epistolario, erano le ville livornesi di Antignano e di Monte Nero, un colle, fin dal XIV secolo, legato al culto mariano vista la centralità del Santuario dedicato a Santa Maria delle grazie. Erano le stesse “nobili magioni” dove, negli anni precedenti, avevano soggiornato anche Goldoni, Foscolo e Byron. Qui, complice lo spettacolare panorama, tra la profonda vastità dell’azzurro oltremare dell’orizzonte e, nel corso del tempo, lo sviluppo della claustra geometria degli archetti e delle logge ora arancio ora verde oliva a seconda dell’estro pittorico del sole, si era formato un laboratorio di idee, confronti, raffinatezze critiche e creative davvero unico.

Monte Nero era, fra le altre cose, anche il punto di riferimento di una ingenua, poetica fede popolare che vedeva, e vede, in Maria di Nazareth la madre amorosa di tanti piccoli gavroche sempre in pericolo per il forzato abbandono genitoriale che la miseria porta con sé e anche la protettrice dei lavoratori del mare e dei proletari in divisa costretti a subire guerre mai volute. Questo, del resto, raccontano gli ex voto raccolti nelle gallerie del Santuario. Questo non poteva sfuggire a intellettuali impegnati a cambiare, con le loro pubblicazioni e il loro progetto politico, il volto del nostro Paese.

Oltre all’aspetto dell’impegno civile, nello scambio epistolare, sorprendente mi parve anche il progetto pensato da Pomba di stampare guide sulle più significative città d’Italia. Aveva pensato anche ai “collaboratori”: Romagnosi, Leopardi, Manzoni, fra i nomi da lui considerati per la costruzione di testi su Pisa, le Marche e Milano. E, infine, non secondaria mi sembrò la discussione che si era accesa tra i due corrispondenti sui generi letterari. Si finisce per esaltare il romanzo storico, a detrimento della poesia “che è difficile e vende poco”, perché genere formativo, didascalico, veicolo, attraverso la piacevolezza della trama, di dati fondamentali per capire la necessità di una mutazione nazionale, per dare vita a un’Italia unita capace di contare moltissimo nel sistema occidentale, grazie al suo peso storico e alla testimonianza del grandissimo patrimonio artistico conseguenza della sua centralità nel Mediterraneo.

Un carteggio di grande interesse anche per l’ambizione che vi si coglie di mettere fine all’anarchia negativa del mercato del libro, arrivando a una legge capace di tutelare i diritti degli editori e degli autori, e di dare vita, sulla base dell’esperienza della geniale Fiera libraria di Lipsia presente sin dal 1632, a un grande Emporio librario a Livorno con compilazione di un catalogo generale di tutte le pubblicazioni italiane. Progetti questi molti dei quali non realizzati ma che testimoniano al tempo stesso genialità imprenditoriale e incapacità di vincere gelosie e rivalità commerciali. Il nostro paese non ha mai saputo muoversi su un terreno distante dalla provincialità anche per i limiti di molta della sua classe dirigente. Ma questa è un’altra storia.

Facebooktwitterlinkedin