Roberto Mussapi
Every beat of my heart

Regnare tra gli astri nel silenzio del nome

In modo «originale e lampeggiante» riprende il nostro “battito del cuore”. Con la versione di Roberto Mussapi del Salmo 8. Tratto dalla raccolta “Salterio dei poeti” a cura di Roberta Roccelli e Davide Brullo, che «mirabilmente aprono la porta dello scrigno»

Esperienza inconsueta, per me, anzi unica, questa a cui sono stato invitato. Invitato da due inventori e curatori di un’antologia originale e lampeggiante, come le parole con cui Roberta Roccelli e Davide Brullo la aprono: non introducono, aprono la porta o il coperchio dello scrigno, mirabilmente. Invitato, come gli altri poeti a una traduzione atipica, non, come canonicamente avviene, dall’originale. Per me la traduzione è parte della mia poesia, scelgo gli autori, creo di ognuno una mia antologia, che traduco e introduco (mai note, l’introduzione deve saper dire tutto nel racconto.) E, soprattutto, traduco da lingue che conosco bene, inglese, francese, greco antico, latino. Oggi invece, mi tocca (felicemente) di scegliere una poesia, da un corpus preciso, i Salmi, traducendola da una lingua (o da lingue) che non è l’originale. Un’occasione, una piccola magia… La libertà molto più ampia non può trasformarsi in arbitrio.
Prima di Omero con i due poemi e Saffo con la lirica, la poesia d’ Europa e Asia vive in una dimensione in cui sacro, ritualità o magia, convivono con la sua realtà immaginativa.
Nei Salmi la realtà rituale è fascinosa e unica, e favorisce, anziché reprimere, l’assoluta libertà poetica. Che ho cercato di far brillare, spero degnamente.

 

 

 

 

 

 

 

 

Salmo 8

Sento dentro di me e fuori il suono del tuo nome,
su tutta la terra e i mari e vibra nel cielo:
è magnifico, Dio, il tuo nome.
Tu hai affermato il tuo dominio sui cieli
con la bocca dei bambini e i vagiti dei nascituri,
con la potenza meravigliosa hai annullato
chi ti ostacolava, hai disarmato i tuoi nemici
cancellando vendetta e odio, per amore.
Io sono qui, contemplo
i cieli opera delle tue dita,
e la luna e le stelle che tu hai fissato:
che cosa siamo noi, che cosa è l’uomo
per te, perché te ne curi?
Perché sembri soffrire e quasi piangere per noi mortali,
tu che regni tra gli astri nel silenzio del nome.
Eppure tu ci hai fatto simili a te,
soltanto uomini, ma di poco inferiori,
e hai consegnato a noi tremanti il fuoco
della bellezza e della gloria, noi umani…
Ci hai dato il dominio sulle opere delle tue mani,
e tutto hai posto sotto i nostri piedi:
pecore, e buoi, e anche gli asini, buoni…
e altri che non vivono accanto a noi,
ma in un reame strano, separato e quieto:
gli animali selvatici, gli uccelli dell’aria,
i pesci e gli altri strani abitanti del mare,
tutto quanto solca i suoi abissali sentieri.
Lo sento suonare in me, Signore, il tuo nome,
nome che non ha nome,
Signore del cielo, della terra, dei mari!

Versione di Roberto Mussapi

Dai Salmi, in Salterio dei poeti, a cura di Roberta Rocelli e Davide Brullo, prodotto dal Centro Culturale San Paolo

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