Francesco Arturo Saponaro
Il 10 luglio a Roma

Colombia in jazz

A conclusione della rassegna estiva dell’Accademia Filarmonica Romana il concerto dell’ensemble Colombian Latin Jazz. Grande originalità e varietà di proposte, con gruppi provenienti da paesi europei, mediterranei, da Armenia, Giappone, Sud e Nord America

Appuntamento importante, per gli amanti del jazz, giovedì 10 luglio alle ore 21. Colombian Latin Jazz è il titolo della serata, oltre che il nome della formazione musicale, che concluderà la stagione estiva nel suggestivo giardino dell’Accademia Filarmonica Romana in via Flaminia a Roma, stagione intitolata “I Giardini della Filarmonica”. Protagonisti dell’evento saranno i musicisti del Conservatorio di Tolima, uno dei dipartimenti nei quali è suddivisa la Colombia. Da gran tempo questo Conservatorio si distingue per l’attività didattica e produttiva nel campo del jazz, universalmente apprezzata. Il gruppo proporrà un viaggio attraverso la tradizione popolare colombiana, riletta attraverso il linguaggio dell’improvvisazione jazzistica. Programma molto, molto accattivante.

Si chiuderà così un cartellone estivo di singolare pluralità. “I Giardini della Filarmonica” hanno infatti ospitato gruppi provenienti da diversi paesi europei, mediterranei, e anche da Armenia, Giappone, Sud e Nord America. Di questa originalità e varietà, è stato simbolo eloquente il concerto che aveva aperto la rassegna, con un lavoro del compositore statunitense John Luther Adams, Inuksuit, sottotitolato Suoni dall’Artico. Un lavoro che ha impegnato ben diciotto percussionisti dell’ensemble Blow Up Percussion, dislocati in altrettante postazioni sparse nel giardino della Filarmonica. E infatti il pubblico è stato invitato a girare negli spazi verdi, avvicinando i vari set strumentali, e cogliendone le voci da vicino. (Nella foto il Colombian Latin Jazz).

Da qui il titolo: gli “inuksuit” sono pietre-sentinella sparse nel territorio, che simboleggiano la fragile presenza umana nella cultura inuit, quella della popolazione indigena delle coste artiche dalla Groenlandia all’Alaska. Proprio in Alaska ha vissuto per decenni John Luther Adams, l’autore, radicando la sua musica nella terra e nella natura, con opere ispirate all’aria aperta, ma per lo più ascoltate in spazi chiusi. Invece Inuksuit è concepita diversamente, proprio per una location aperta. Di conseguenza, ogni esecuzione è differente, in ragione del luogo, della vegetazione, degli strumenti scelti, del numero di esecutori che comunque dev’essere in multipli di nove. Senza una partitura principale, la musica contiene una raccolta di materiali e di possibilità esecutive, dalle quali gli interpreti attingono per creare un’esecuzione ogni volta unica, e irripetibile. (“I Giardini della Filarmonica”, foto © Stefano Spina).

E così è avvenuto nei “Giardini della Filarmonica”. L’esecuzione ha disegnato una parabola, con un inizio nel quale gli esecutori si sono inseriti uno alla volta, disperdendosi tra i set strumentali, sparsi tra prati e cespugli. Ed è stata un’esperienza sonora davvero significativo dell’intera rassegna. L’ascolto ha via via raggiunto la sua climax, incantando il pubblico, per poi scemare lentamente, in un’atmosfera di profondo magnetismo, suggellato dal dialogo finale fra gli ultimi due set, fino a spegnersi anch’essi l’uno dopo l’altro. Un imprinting di audace stravaganza, che di sicuro troverà le sue corrispondenze anche nell’evento conclusivo, proposto dall’ensemble Colombian Latin Jazz.

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