Gianni Cerasuolo
Viaggio a Pozzuoli/4

Obiettivo prevenzione

Giuseppe De Natale, uno dei più noti vulcanologi italiani, parla di come affrontare il rischio-bradisismo: «L'evacuazione di 600000-700000 persone da un'area considerata a rischio imminente di eruzione non potrà che durare anni, forse decenni, forse per sempre»

Un altro studioso ed esperto dei Campi Flegrei è il professor Giuseppe De Natale, 62 anni, uno dei più noti vulcanologi italiani, direttore negli anni passati dell’Osservatorio Vesuviano, referente italiano di IAVCEI, l’associazione internazionale di vulcanologia. Nel 2018 De Natale è stato insignito della medaglia “Sergey Soloviev” dall’ European Geosciences Union per le sue ricerche nel campo dei rischi da eventi naturali. 

Che sta succedendo a Pozzuoli e nell’area flegrea?

Innanzitutto devo precisare che le convinzioni che esprimo non rappresentano in alcun modo la posizione ufficiale del mio Istituto(INGV), ma sono esclusivamente frutto della mia esperienza di ricercatore (da quasi 40 anni mi occupo di vulcanologia e studio il bradisismo flegreo). Dal 2005, dopo circa 20 anni in cui il livello del suolo nel punto di massima deformazione (porto-Rione Terra) si era abbassato di oltre 90 cm. dal picco massimo raggiunto a fine 1984, è ricominciato un periodo di sollevamento del suolo, che proprio in questi giorni ha recuperato il livello massimo raggiunto nel 1984. Insieme al sollevamento del suolo, si registra un aumento progressivo della sismicità ed anche del contenuto relativo in CO2 (anidride carbonica) nelle fumarole. Nelle mie pubblicazioni recenti, interpreto queste osservazioni come dovute ad un aumento del degassamento nel serbatoio magmatico localizzato ad una profondità di circa 8 km. Questi fluidi caldi, ricchi di CO2, riscaldano gli acquiferi superficiali e generano un forte aumento di pressione, che produce a sua volta sia il sollevamento del suolo che i terremoti.

Professore, c’è il rischio di una eruzione?

Bisogna specificare che il mio gruppo di ricerca non ritiene che questa fase del bradisismo sia accompagnata da intrusioni di magma negli strati superficiali. Per questo, ritengo che il rischio di un’eruzione sia relativamente basso attualmente. Il sistema flegreo, dal 1950 ad oggi, sta sperimentando un progressivo aumento di pressione interna (testimoniato dal progressivo aumento del livello del suolo). Quando la pressione interna supera la resistenza delle rocce, il sistema può collassare mettendo in comunicazione la superficie con la sorgente di pressione. Se la pressione è generata dagli acquiferi surriscaldati, si potrebbe avere un’eruzione freatica. Dal 2005 ad oggi, la pressione interna è risalita, ma era comunque finora minore di quella di picco, raggiunta nel 1984. Da oggi, avendo raggiunto ormai quel livello, se il processo continua (e si capirà dal progredire del sollevamento), il sistema flegreo sperimenterà livelli di pressione mai raggiunti negli ultimi secoli, e si entrerà dunque in uno scenario completamente sconosciuto>. 

Che cosa, voi scienziati, non riuscite a capire? E che cosa potete prevedere?

Diciamo che la questione principale è quale sia la causa della sovrapressione che genera sia il sollevamento del suolo che la sismicità. Il mio gruppo di ricerca, fin dal 2017 sostiene che l’evidenza indichi gli acquiferi superficiali messi in pressione dai fluidi caldi provenienti dalla sorgente magmatica profonda. In ogni caso, se il livello del suolo continuerà a salire, ben oltre il livello massimo del 1984, la situazione diventerà oggettivamente più seria per i motivi già spiegati. Noi avvisammo comunque, già dal 2017 quando la sismicità era molto blanda, che finché progrediva il sollevamento del suolo essa sarebbe significativamente aumentata, sia in frequenza che in magnitudo, fino a raggiungere livelli simili a quelli del 1984 avvicinandosi allo stesso livello del suolo di allora. Dal 2017 la sismicità è infatti progressivamente aumentata, ed oggi ha effettivamente raggiunto livelli simili a quelli del 1984. Se la pressione interna continuerà ad aumentare, anche la sismicità potrà soltanto aumentare.

In precedenti interviste lei ha detto che il rischio vulcanico diminuirà solo riducendo la densità della popolazione: ma adesso, nell’immediato, come si fa a fare una cosa del genere? Si abbattono le case? Si trasferiscono le città?

Se il bradisismo continua, e quindi la sismicità aumenta, è fondamentale verificare la vulnerabilità degli edifici, e rinforzare o abbandonare quelli troppo vulnerabili o fatiscenti. Che il rischio vulcanico in quest’area (ed in quella vesuviana) possa diminuire significativamente soltanto diminuendo la densità di popolazione residente, è un fatto, non una mia opinione. Bisognerebbe comunque valorizzare ancor più questi territori restituendoli alla loro vocazione originaria: quella turistica e culturale, o comunque di attività compatibili con il territorio. Ciò che bisogna assolutamente diminuire è soltanto la residenzialità: non ha senso considerare questi territori, dalle enormi potenzialità sotto molti aspetti, come dei meri dormitori con densità di popolazione tra le più alte al mondo.

I piani di evacuazione: che cosa ne pensa?

I piani di emergenza per queste aree esistono e sono periodicamente aggiornati. Come abbiamo argomentato in diversi articoli scientifici, penso che questi debbano essere completati: nel senso che bisogna prevedere nel dettaglio dove la popolazione evacuata andrà a vivere e con quali servizi (ospedali, scuole, lavoro). Perché l’evacuazione di 600000-700000 persone da un’area considerata a rischio imminente di eruzione non potrà che durare anni, forse decenni, forse per sempre. Perché, se l’eruzione avverrà, il territorio sarà in buona parte devastato; se non avverrà in tempi brevi, sarà praticamente impossibile essere certi che il pericolo sia passato. Per questo, la vera soluzione sarebbe pianificare per tempo una nuova collocazione residenziale (non necessariamente per altre attività) di gran parte degli abitanti delle zone rosse, ed incoraggiare tale ricollocazione indipendentemente da eventuali segnali di eruzione imminente. Così queste aree sarebbero realmente resilienti, ed il rischio vulcanico efficacemente mitigato.

4. Continua. Clicca qui per leggere la prima, la seconda e la terza puntata.

Facebooktwitterlinkedin