Arte (con uso di cucina)
Man Ray e la trippa
Inizia una nuova rubrica: mostre d'arte e locali dove andare a mangiare dopo la visita. Si comincia con Man Ray a Parma (e le meraviglie dell'osteria “Tra l’uss e l’asa”)
A cinquant’anni dalla scomparsa di Man Ray (nome d’arte di Emmanuel Radnitzky, Philadelphia 1890 – Parigi 1976), la Fondazione Magnani Rocca propone fino al 13 dicembre 2026 l’antologica MAN RAY: tutto, con oltre 300 opere tra oggetti, dipinti, grafiche, editoria, sculture in legno e in bronzo, ready made, film e tante fotografie con stampe originali su carta baritata, espressione di una ricerca che ha attraversato ogni tecnica sovvertendone usi e stilemi. Le sue opere lasciano poco spazio ai sentimenti, privilegiando le idee, anche se la provocazione intellettuale e formale è stata metabolizzata da movimenti e correnti successive e riassorbita da un mercato capace di trasfigurare anche l’irrisione in quotazioni. Prova ne sono i multipli di opere di origine remota, clonate a distanza di decenni come il Cadeau, 1921-1974, ferro da stiro con chiodi; Objet in-destructible, 1923-1965, metronomo con la foto di un occhio di Lee Miller; Obstruction, 1920-1964, 65 grucce in legno appese come le opere di Alexander Calder che Duchamp battezzò mobile. A conferma che la “riproducibilità tecnica dell’opera d’arte” di Benjamin dilatava i confini oltre la fotografia e il cinema.
Ricca e molto ben allestita, con pannelli illustrativi di grande utilità, questa esposizione si dipana fra ritrovanze arcinote e illuminanti scoperte a ripercorre la lunga vicenda artistica di Man Ray, dall’avvicinarsi a Tristan Tzara e al movimento Dada, al legame con André Breton e la nascente ondata surrealista. Il trasferimento a Parigi nel 1921 lo colloca al centro della rivoluzione in atto nel mondo dell’arte, rafforzando il sodalizio con Marcel Duchamp, anche nella passione per gli scacchi cui la mostra dedica una bella sezione dove trovano posto la foto di Duchamp con la tonsura a forma di stella cometa (1924) e Rrose Selavy (Marcel Duchamp en travesti), del 1921.
Importante la ricostruzione dei forti legami che Man Ray ebbe con l’Italia, propiziati da Arturo Schwarz, scrittore, editore e gallerista, dall’amicizia con Giorgio de Chirico e con Enrico Baj. L’artista fece base anche a Bologna divenendo amico del geniale designer, imprenditore e collezionista Dino Gavina con cui nacque una collaborazione per la sua azienda Simon nell’operazione Ultramobile, contaminando la produzione del mobile italiano di design con la creatività di artisti come Ray che creò, fra gli altri, Le Témoin57, divanetto-scultura a forma di occhio e Les Grands Trans-Parents, specchio ellittico con il titolo riportato con la grafia dell’artista, da lui originariamente realizzato nel 1938 e riprodotto in serie dall’azienda di arredamento Cassina nel 1971.
A fianco delle Rayographie, ricerche sulla fotografia senza macchina fotografica, le solarizzazioni, incidenti in fase di sviluppo subito elevati a nuovi effetti fotografici, e tanti ritratti: Salvador Dalì, Joan Miró, Giorgio De Chirico, Tristan Tzara, Jean Cocteau, André Breton, Antonin Artaud, Paul Éluard, Kurt Schwitters, Peggy Guggenheim, Coco Chanel, Catherine Deneuve. Poi le sue foto di moda, a partire dal 1922, da “Vanity Fair” a “Vogue” a “Harper’s Bazaar”, in un periodo in cui la stampa di settore conosce uno sviluppo senza precedenti.
Oltre a tanti ritratti di soggetti anonimi, molti i nudi, uno spazio di rilievo hanno le sue muse, collaboratrici, amanti, da Kiki de Montparnasse (Le Violon d’Ingres, foto emblematica che la ritrae a schiena nuda con le due aperture a f del violino), la statunitense Berenice Abbot, pioniera della “straight photography” (diretta e realistica), Meret Oppenheim, artista, scultrice e designer svizzera di origine tedesca, Lee Miller, statunitense, celebre modella per Condé Nast, importante fotoreporter nella Seconda Guerra Mondiale, infine la moglie Juliet Browner, ballerina e modella, cui Man Ray dedicò la raccolta di ritratti “The fifty faces of Juliet”, cinquanta fotografie scattate tra il 1941 e il 1955, vera e propria dichiarazione d’amore alla moglie e alla fotografia.
* * *
La mostra si avvale di prestiti provenienti da importanti istituzioni museali, da celebri gallerie e collezioni private italiane ed estere, ed è curata da Walter Guadagnini, Mauro Carrera, Stefano Roffi.
Il ricco catalogo – con la pubblicazione di tutte le opere esposte e di saggi dei curatori e di importanti studiosi fra i quali Paolo Albani, Silvana Annicchiarico, Andrea Bellavita, Eva Brioschi, Alice Ensabella, Marco Meneguzzo, Alessandro Nigro, Alessandra Vaccari – è edito da Dario Cimorelli Editore.
Fondazione Magnani-Rocca
Via Fondazione Magnani-Rocca 4
43029 Mamiano di Traversetolo, Parma
Tel. 0521 848327 / 848148
* * *
Messo a posto lo spirito passiamo al nutrimento del corpo. Laura Sterzi e Lorenzo Labadini sono l’anima di “Tra l’uss e l’asa”, piccola, accogliente osteria dietro piazza del Duomo a Parma. In dialetto parmigiano starebbe per “tra l’uscio e la soglia”, qui è esortazione a decidersi se entrare o no perché frattaglie e vini naturali non sono per tutti i palati.
La piccola dimensione del locale li ha favoriti nell’accompagnare i clienti alla scoperta del quinto quarto, proponendo anche ottimi salumi, formaggi e pasta ripiena, che a Parma e in Emilia-Romagna non possono mancare. Le frattaglie sono interpretate con rigore e creatività in base alla disponibilità, cuore, fegato, rognoni, animelle, lingua, nervetti, parti meno comuni come matrice, mammella e cervello; cotechino e buzéca (trippa alla parmigiana) e anolini in brodo.
Laura in sala e si occupa dei vini che rappresentano l’intero territorio nazionale, con qualche puntata in Francia e nel Carso sloveno. Non mancano gli Champagne “sans année” di petite maison. Seleziona vini naturali, con una attenzione per i fermentati, ben diversi da quelli che venivano prodotti venticinque anni fa, senza quel carico di difetti. Ogni bottiglia è una piacevole scoperta.
Per alcuni anni lei ha lavorato in un’agenzia di comunicazione, dopo avere frequentato i corsi di design e comunicazione all’Università del Progetto (UDP) di Reggio Emilia, fondata nel 1988 dal geniale pubblicitario Giulio Bizzarri con gli architetti Paolo Bettini e Gian Franco Gasparini con l’ambizione di formare professionisti in grado di gestire un progetto in tutte le sue fasi. Fra i docenti l’avvocato-poeta Corrado Costa, il fotografo Luigi Ghirri e lo scrittore Ermanno Cavazzoni.
Lorenzo studia all’Istituto alberghiero di Salsomaggiore Terme alla fine degli anni 80. Passa dalla cucina di Massimo e Luciano Spigaroli al Cavallino Bianco, a Polesine Parmense, al Grand Hotel Royal e Golf di Courmayeur. Fra il 92 e 93 va a cucinare in un albergo in Val d’Aosta, l’Hermitage, che ora si chiama Caprice des Neiges. Poi entra in crisi e smette di fare il cuoco cominciando a lavorare nelle discoteche come vocalista, dj, PR. Si reinventa tecnico in tournée coi Dick Dick, con Andrea Mingardi, diventa “roadie” di Maurizio Vandelli e lavora al Teatro delle Briciole. Poi si trasferisce a Milano dove comincia a lavorare come tecnico nel mondo della moda, del cinema, dello sport e al salone del mobile. Per quattro anni è responsabile tecnico per le sfilate uomo e donna di Etro, e a Parigi per Armani moda e casa.
Poi, nel 2011, in occasione di un importante evento al castello di Milano, incontra Laura e fortunatamente decide che è arrivato il momento di rimettersi a cucinare. Nasce così “Tra l’uss e l’asa”.
Borgo San Biagio, 6c, Parma
Tel. 0521 284699
www.facebook.com/tralusselasa
Instagram: @tralusselasa
La fotografia che accompagna la rubrica è di Roberto Cavallini. Le altre immagini sono di Bruno Damini.