Pasquale Di Palmo
I deliri del bibliofilo

Il libro fantasma

L’ingarbugliata storia editoriale della raccolta poetica di Neri Pozza “Dolore prima dell’alba”. Pubblicata nel 1946, l’intera tiratura fu distrutta dall'autore e le poesie furono poi rimaneggiate e stampate con altro titolo. Solo nel 2015 è venuta alla luce

Nel gennaio 1944 Neri Pozza viene arrestato a Vicenza e deportato nel carcere cittadino di San Biagio. L’accusa è quella di avere svolto propaganda antifascista con l’amico Antonio Barolini attraverso la casa editrice Il Pellicano e la Palladiana Film. Resta in prigione fino al marzo dello stesso anno, ma da dicembre del 1944 al febbraio del 1945 conosce un’altra detenzione, stavolta presso il carcere di San Michele. Il regime carcerario è particolarmente duro come risulta da un memoriale inedito trovato tra le carte presenti nell’Archivio Neri Pozza: «hanno riportato in carcere il compagno Dalla Valle. Piange. È straziante sentire un uomo di quarant’anni piangere in modo così bestiale. Sembra un grosso gatto impazzito, un lupo o non si sa bene che cosa. L’U.P.I. lo ha picchiato a sangue con bastoni e catene perché non ha voluto parlare. Sembra si tratti di radio clandestina. I compagni non sanno come sdraiarlo sulla paglia, poiché da qualunque lato lo si posi, egli non fa che mandare di questi gridi disumani». Eppure, nonostante le tremende avversità in cui si trova, Neri Pozza scrive ai genitori cercando di tranquillizzarli: «Carissimi tutti, sono bene accomodato, in una cella pulita, con branda, lenzuola, pagliericcio e cuscino. Ho avuto dalla biblioteca interna Dante e una grossa antologia. Dico, questo è tempo di studio attento e sereno, nel quale si fondono insieme la meditazione e la ricerca di quei valori morali assoluti che le distrazioni esterne non mi avrebbero consentito. Mi dispiace per le mie statue, e più ancora per voi che immagino in pena. Non siatelo. Sappiate essere tranquilli come io sono e partecipi della mia stessa serenità». 

Neri Pozza

Le lettere indirizzate ai genitori dal carcere documentano, più di tante testimonianze o approfondimenti di carattere biografico, l’indole della persona che arriva a mentire spudoratamente pur di rasserenare i suoi cari. Le reali condizioni dei detenuti politici non trapelano da queste missive, permeate di un coraggio e una forza d’animo ammirevoli, ma dalle prose pubblicate nel 1946 da Neri Pozza che, nello stesso anno, ha licenziato i suoi due primi libri come editore: Peter Rugg l’errante di William Austin e Paludi di André Gide, tradotti da Aldo Camerino, un letterato veneziano di origine ebraica costretto a firmare durante la guerra i propri lavori con degli pseudonimi. Il libro di prose scritto da Neri Pozza e pubblicato con la sigla editoriale che porta il suo nome si intitolata Barricata nel carcere e descrive, in termini non sempre compiuti, le vicissitudini carcerarie dell’autore. Neri Pozza in realtà non si era improvvisato editore, se nel 1938 aveva dato alle stampe insieme ad alcuni amici, più per gioco che per reale convinzione, un libretto di Antonio Barolini. La gaia gioventù e altri versi agli amici, che esibiva in copertina un disegno di Renato Birolli raffigurante un asino in volo, era stato pubblicato presso le improvvisate Edizioni dell’Asino Volante. L’esperienza era proseguita con le Edizioni del Pellicano in cui erano stati stampati titoli dello stesso Barolini, le Nove poesie d’amore di Neri Pozza nel 1941 e, soprattutto, un’antologia di lirici greci, curata da Manara Valgimigli, che ebbe all’epoca un insperato successo.

Fu proprio l’eco che suscitò questo libretto che convinse Pozza a intraprendere la carriera di editore, facendo nascere nel 1946 la sigla editoriale che ancora porta il suo nome. L’editore vicentino pubblicò fino alla sua morte, avvenuta nel 1988, oltre seicento titoli tra cui vanno segnalati alcuni piccoli capolavori, sempre caratterizzati da un aspetto grafico moderno e accattivante che si conciliava a meraviglia con la qualità dei testi. Come non pensare a titoli che hanno segnato profondamente la storia letteraria del nostro Novecento come In quel preciso momento (1950 e, in edizione accresciuta, 1955) di Dino Buzzati, Il primo libro delle favole (1952) di Carlo Emilio Gadda, Il ragazzo morto e le comete (1951) e La grande vacanza (1953) di Goffredo Parise, La bufera e altro (1956) e Farfalla di Dinard (1956) di Eugenio Montale? 

D’altro canto l’attività di Neri Pozza era quanto mai variegata, in considerazione del suo impegno intellettuale a tutto tondo. Si consideri infatti che, oltre a essere editore e scrittore, vantava importanti riconoscimenti anche come scultore e incisore; inoltre era impegnato sul versante politico, nonostante si considerasse un «eretico». Proprio in virtù di una produzione artistica così sfaccettata e complessa la personalità di Neri Pozza risulta ancora sfuggente, di difficile collocazione. Autodidatta (L’ultimo della classe si intitola uno dei suoi libri più emblematici), Neri Pozza si impose presto all’attenzione di pubblico e critica stampando i suoi volumetti eleganti e curatissimi in un ambiente spesso ostile contro cui si trovò a polemizzare a più riprese.  

L’edizione della raccolta in cui confluirono le poesie di “Dolore prima dell’alba”

Ma, tornando agli esordi, un libro pubblicato nel 1946 non comparve mai nell’elenco delle sue edizioni. Né il catalogo storico uscito nel 1990 né la ricognizione bibliografica curata da Angelo Colla e Renato Zironda nel 1986 ne fanno menzione. Neri Pozza stesso non inseriva quest’opera nell’elenco dei libri da lui scritti o pubblicati. Un libro fantasma dunque, che forse sarebbe continuato a rimanere tale se circostanze casuali non ne avessero riportato alla luce un esemplare (Lucio Gambetti ne allestisce una scheda a pag. 58 del suo repertorio sui Rarissimi, pubblicato da Biblohaus nel 2015). Si tratta di una raccolta di poesie intitolata Dolore prima dell’alba, di cm 18 x 13, con una copertina di color grigio tenue che tende al celestino sopra cui campeggia il titolo in azzurro. Sopra il marchio «Neri Pozza Editore in Venezia» figura il primo logo della casa editrice, un vascello stilizzato che prende il largo con un promontorio roccioso in evidenza. Il libretto consta di 62 pagine e figura come terzo titolo della collana «Poeti italiani contemporanei», inaugurata nello stesso anno con le Poesie nuove di Vincenzo Cardarelli. Nel colophon si dichiara che l’opera è stata stampata «in 550 esemplari numerati dal 3 al 548 e progressivamente così distinti: 10 su carta azzurra di Torino, 50 su carta Miliaflex di P. Miliani da Fabriano, 490 su carta di straccio di A. A. Favini da Rossano Veneto». 

La particolarità di questo libro consiste nel fatto che pressoché l’intera tiratura fu distrutta dallo stesso autore. Gli amici più intimi non erano a conoscenza di questa raccolta, nemmeno il fratello Rino consultato da chi scrive. Neri Pozza, dopo aver rimaneggiato la struttura della silloge, la fa uscire con un nuovo titolo stampato sempre nello stesso anno: Maschera in grigio. La nuova raccolta presenta un formato leggermente più piccolo (cm 17 x 12,5), è priva del logo editoriale che figurava nella precedente e porta la dicitura «Destinato rigore», tratto da un aforisma di Leonardo, riportata sotto il particolare di un disegno antico, probabilmente di mano dello stesso artista. Dicitura paradossale se riferita alle vicissitudini tipografiche della raccolta, in quanto anche la prima tiratura di Maschera in grigio, stampata il 26 novembre 1946, viene destinata al macero a causa dei troppi refusi. Il volume è infine pubblicato, con differenti caratteri, il 10 dicembre dello stesso anno con una tiratura di 260 esemplari numerati fuori commercio. Sostituisce Dolore prima dell’alba come terzo titolo della collana «Poeti italiani contemporanei»; il numero delle pagine risulta aumentato, arrivando ad averne sei in più. 

L’esemplare di Dolore prima dell’alba da me consultato è stato casualmente ritrovato, parecchi decenni or sono, in una libreria vicentina dal poeta, critico e traduttore Stefano Strazzabosco. Essendo un libro rarissimo non esistono quotazioni disponibili. Non è numerato e presenta alcune correzioni manoscritte al testo stampato, di mano del medesimo autore. Siamo portati a credere che non si trattasse soltanto di un problema derivante dai refusi ma di un’insoddisfazione generale dell’autore nei confronti della lezione da licenziare. Se confrontiamo l’indice di Dolore prima dell’alba con quello che appare nella seconda versione di Maschera in grigio (quella per intenderci, del dicembre 1946) ci rendiamo conto della diversa strutturazione della raccolta, a cominciare dalla disposizione dei testi e dall’inclusione di nuove poesie.

Facebooktwitterlinkedin