Leone Piccioni
Un ricordo a un mese dalla scomparsa

Il profeta del jazz

L’articolo che Leone Piccioni dedicò all’amico Adriano Mazzoletti in occasione dell’uscita del secondo volume del “Jazz in Italia”. L’opera, che abbraccia un lungo periodo storico che inizia dagli anni dello swing, si completerà in autunno con l’uscita postuma del terzo volume che va dagli anni Sessanta alla contemporaneità

A un mese dalla scomparsa di Adriano Mazzoletti, amico e collaboratore di Succedeoggi fin dai nostri esordi, ci piace ricordarlo con questa testimonianza di Leone Piccioni. Il testo fu letto da Piccioni in occasione dell’uscita nel 2010 dei due volumi di Adriano Mazzoletti Il Jazz in Italia – Dallo swing agli anni Sessanta (EDI Editrice), quando fu organizzato, per celebrare l’evento, un concerto all’Auditorium Parco della Musica di Roma, a cui parteciparono i più celebri e appassionati musicisti italiani di jazz. Nell’imminenza dell’uscita del terzo volume a cui Adriano ha lavorato fino ai suoi ultimi giorni, dedicato al jazz in Italia dagli anni Sessanta alla contemporaneità (a novembre, per i tipi dello stesso editore), questo “racconto” di Leone Piccioni dedicato a Mazzoletti ci sembra quanto mai appropriato anche al prossimo volume, nella certezza che il suo giudizio sul lavoro di Adriano, e il suo sentimento di amicizia per lui, sarebbero immutati.

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Da più di cinquant’anni Adriano Mazzoletti si occupa di jazz: jazz italiano, jazz americano, jazz nel mondo. Nel 1957, data del suo esordio lavorativo, per il Jazz Club di Perugia organizzò un concerto di Louis Armstrong. Dal ’59 cominciò a lavorare per la Rai, come collaboratore fino al 1975 e poi come dirigente fino all’età pensionabile. Io lo conosco dal ’60 per un lavoro, in un certo senso collaborativo, che svolgevamo attorno alla musica jazz alla Radio. Fino al ’53, infatti, mio fratello Piero e io mandavamo in onda due rubriche settimanali di jazz. E, quel che più conta, apprezzai subito Adriano per il suo carattere gradevole, amichevole, generoso. Così, anche al di là del jazz, i nostri contatti si trasformarono in una vera e grande amicizia, anche con la cara Anna Maria, sua moglie, che cura attualmente una etichetta discografica assai pregevole dedicata al jazz italiano (la Riviera Jazz Records, ndr). Innumerevoli le rubriche curate da Mazzoletti che non staremo qui a elencare. Basti indicare le cento sue trasmissioni di jazz nel ’78 e nell’81. Singolare che i suoi interessi si concentrassero soprattutto sul trascuratissimo jazz italiano. La sua competenza diventò assoluta: per tutti fu un ineguagliabile punto di riferimento. 

Renzo Arbore, Renzo Nissim, Adriano Mazzoletti e Gianni Boncompagni

Gran lavoratore, pur di avere una rubrica fissa nel palinsesto della radio, Adriano accettò di andare in onda al mattino presto in ore antelucane con Svegliati e canta e con il Mattiniere. Andavano volentieri in trasmissione tutti i maggiori personaggi musicali dell’epoca con un ascolto di circa tre milioni di persone. Famosa la sua rubrica condotta da un aereo dell’Alitalia in volo. Tra gli altri, Arbore e Boncompagni collaboravano con lui. Oggi nei due volumi editi dalla EDT appena usciti, Mazzoletti dedica 1642 pagine al Jazz in Italia – Dallo Swing agli anni Sessanta. È un grande punto di arrivo, il seguito di quel volume del 2004 Il jazz in Italia – Dalle origini alle grandi orchestre di 649 pagine (sempre edito da EDT). Nel libro odierno mi stupisce per le sue conoscenze tecniche e personali, per la completezza delle informazioni, per l’esposizione dei fatti che fa con chiarezza e semplicità, proponendo anche per i singoli ritratti di musicisti e suonatori una lettura che si potrebbe definire narrativa, fondata su una bella scrittura e su uno stile molto personale. 

Come rileva Enrico Pieranunzi nella sua breve ma succosa Introduzione, spesso i protagonisti della storia parlano in prima persona con un florilegio di aneddoti ed episodi «spesso divertenti, a volte toccanti». C’è molta umanità. Si tratta, osserva giustamente Pieranunzi, «di una sorta di altra storia, quella di decine di musicisti i cui nomi spesso non vi diranno nulla. Mazzoletti è andato a scovarli con certosina pazienza sottraendoli a un oblio ormai quasi irreversibile». Così anche i più modesti suonatori di jazz in Italia rivendicano il loro ruolo di laboriosi, onesti e appassionati coautori. 

Adriano Mazzoletti con Chet Baker e Liliane Rovére a metà degli anni 50

Tanta passione dunque, tanto amore per il jazz e il jazz italiano. Centinaia e centinaia i nomi ricordati. Il pregio del libro, già largamente dimostrato nei sei lunghi capitoli, è arricchito da alcune statistiche. L’indice dei nomi occupa una sessantina di pagine: la bibliografia del jazz è di 40 pagine, la discografia – udite udite – è di 320 pagine. Vero è che Adriano dispone di una fantastica e numerosa collezione di dischi, ma per arrivare a quello cui lui è arrivato occorrono – come sono stati necessari – anni e anni di lavoro. Una curiosità che ci ha stupito: il numero assai elevato dei dischi americani pubblicati in Italia sotto il fascismo tra il 1930 e il 1936. Tante altre cose vorremmo dire: ma il posto d’onore stasera, accanto al volume di Adriano, va alla musica. Non posso fare tutti nomi celebrati da Mazzoletti: mi limito a dire che c’è un ampio margine di spazio tra Kramer, Trovajoli, mio fratello Piero e Nunzio Rotondo, Enrico Pieranunzi, D’Andrea, Sellani e altri grandi. Adriano non smetterà di lavorare: intanto scrive su un quotidiano, cura un’ottima rubrica di informazioni sul jazz e ha scritto alcuni profili dei grandi, grandissimi, Billie Holiday e Miles Davis. E questa è già un’altra strada che potrebbe aprirsi per il suo lavoro. 

Un ultimo ricordo della mia adolescenza, con la presenza – ahi quanto rimpianta! – di Piero che già dal ’35 si alzava la notte per sintonizzarsi con radio americane che trasmettevano jazz, suonando per ore ore fino all’incontro con Mario Bertolazzi nel ‘38. Sul Radiocorriere di quell’anno, Emilio Radius dedicò un trafiletto a un giovane pianista di jazz che abitava a Bologna e mio padre fece in modo di mettere mio fratello Piero in contatto con Bertolazzi. Sentirli suonare insieme era un incanto, così come pochi anni fa fu un incanto sentire Armando Trovajoli e Piero che suonavano insieme. Nel programma di stasera è inserita come cantante Valentina Piccioni: è la figlia di Piero, mia nipote, e con questo cognome ci leghiamo anche di più alla grande opera di Mazzoletti: la Bibbia del jazz italiano.

Vicino al titolo, una delle ultime immagini di Adriano Mazzoletti al suo tavolo di lavoro.

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