Adriano Mazzoletti
Un ricordo e una celebrazione

Piero Piccioni Swing

Centinaia di colonne sonore con temi indimenticabili per film che hanno fatto la storia del cinema. Ma soprattutto grande conoscenza della musica e del jazz che contribuì a diffondere in Italia negli ultimi anni di guerra. Domani a Roma gli saranno intitolati i Giardini sotto la sua casa

Non era infrequente che dalle finestre di casa sua, in via Sant’Alberto Magno a Roma, all’Aventino, uno dei suggestivi sette colli della Città eterna, risuonassero le note delle musiche che componeva al piano e all’organo Hammond, matita in mano.  E domani lo spazio verde sotto quelle finestre gli sarà intitolato – “Giardini Piero Piccioni (Musicista 1921-2004) – in una cerimonia che si svolgerà a partire dalle 10,30. In questa occasione, che lo celebra a quindici anni dalla scomparsa, lo vogliamo ricordare riproponendo questo ritratto di Adriano Mazzoletti.

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Era il 23 luglio 2004 quando scomparve Piero Piccioni che avrebbe compiuto 83 anni cinque mesi dopo, ma il suo ricordo è ancora vivissimo in tutti coloro che amano il jazz, oltre ai tantissimi che assistendo alla proiezione degli oltre 100 film di cui, fra il 1954 e il 2004, ha composto le colonne sonore, possono rendersi conto di quale straordinario musicista egli fosse. Non solo i film, numerosissimi, con Alberto Sordi – Fumo di Londra, Un italiano in America, Amore mio aiutami, Polvere di stelle, Assolto per aver commesso il fatto, Incontri proibiti – ma anche La Spiaggia di Alberto Lattuada del 1954, la sua prima colonna sonora e i successivi sempre di Lattuada, Guendalina e La Tempesta e decine di altri che hanno fatto grande il cinema italiano, da La notte brava e Il bell’Antonio di Mauro Bolognini a I magliari, Salvatore Giuliano, Uomini contro, Il caso Mattei, Le mani sulla città, Cronaca di una morte annunciata, tutti per la regia di Francesco Rosi.

Piero Piccioni 2Ma non voglio certo parlare della straordinaria capacità di Piero Piccioni, autore di colonne sonore, il cui compito lascio a esperti qualificati, bensì di un altro aspetto meno conosciuto o forse, ahimé, dimenticato. La sua attività di pianista, arrangiatore, esperto e grande conoscitore del jazz. A lui si devono eccellenti arrangiamenti oltre che per le sue orchestre anche per quella di Armando Trovajoli, la scoperta di una eccellente cantante, Lydia McDonald, le cui incisioni con l’accompagnamento della sua orchestra contribuirono a farne una delle migliori cantanti di jazz. E il lancio di un altro importante solista: Nunzio Rotondo. Negli ultimi anni di guerra, dal luglio 1943, la radio fu di grande importanza per la divulgazione del jazz, con le emittenti radiofoniche riattivate dal Pwb (Psycological Warfare Branch) dell’esercito americano che aveva a disposizione straordinarie registrazioni realizzate appositamente. Le prime riportate su i V Disc. Ma anche dischi di lunga durata a 33 giri – i futuri long-playing – con registrazioni di concerti importanti come la famosa Metropolitan Opera House Jam Session del 18 gennaio 1944. Ma i dischi non erano sufficienti e Piero Piccioni che durante la guerra suonava in jam session clandestine, nel 1944, decise di smettere con le jam, formare una orchestra e uscire finalmente allo scoperto per esibirsi in un concerto pubblico che ebbe luogo in un Circolo di Piazza Esedra una settimana prima di quel 4 giugno che vide finalmente Roma liberata. Il successo fu enorme. E quando il Pwb riattivò Radio Roma l’orchestra venne subito invitata a esibirsi da quella stazione. Una formazione di undici elementi che pochi giorni dopo avrebbe aumentato l’organico portandolo a tredici. Per questa ragione, al momento della prima trasmissione, il regista Riccardo Mantoni la battezzò Orchestra 013, diretta da Piero Morgan.

La decisione di assumere lo pseudonimo di Piero Morgan fu presa per evitare ritorsioni nei riguardi della famiglia che risiedeva a Firenze ancora occupata dai nazi-fascisti. Dalle numerose registrazioni effettuate per Pwb, fra maggio 1944 e ottobre-novembre 1945, recentemente pubblicate in cd, la 013 risulta una orchestra – in virtù degli arrangiamenti di Piero Piccioni – assai prossima alle orchestre di colore, Count Basie, Benny Carter, Earl Hines e di quella di Duke Ellington del periodo 1940-1943. Quando dal Pwb la radio passò sotto la giurisdizione della Rai, appena ricostituita, venne offerto di continuare l’attività a condizione di essere a disposizione anche in ore serali. Ma alcuni musicisti che suonavano nei club alleati si rifiutarono di abbandonare quel lavoro estremamente remunerativo. Per questa ragione l’orchestra si sciolse.

Sciolta l’orchestra Piero Piccioni terminò gli studi di giurisprudenza e nel 1948 partì per New York dove rimase un anno. Fu per lui un periodo straordinario e fu durante il soggiorno americano che decise definitivamente di dedicarsi alla musica lasciando da parte la laurea in legge. Durante il periodo passato a New York, Piero Piccioni entrò in contatto con molti grandi solisti. Venne invitato anche un paio di volte a esibirsi alla rete televisiva Cbs dove suonò, in una trasmissione andata in onda fra marzo e aprile, con Charlie Parker, Kenny Dorham, Tommy Potter e Max Roach sostituendo in Ko Ko overossia Cheeroke, il pianista Al Haig. E in un’altra con Chubby Jackson e George Wettling. Primo musicista italiano, non residente in Usa, a suonare con i grandissimi del jazz.

Al ritorno in Italia, nel novembre 1949, Piero con suo fratello Leone iniziò un programma radiofonico, La Galleria del Jazz, trasmissione assai importante proprio per la scelta delle musiche fatta da un musicista, e non da un appassionato anche se competente, e con testi redatti da un uomo di grande cultura come Leone Piccioni. Nella presentazione del nuovo programma, il Radiocorriere scriveva: «Nelle precedenti trasmissioni del genere si è tenuto conto in un criterio esclusivamente antologico e – diremo – personalistico, riferendosi più alle figure del jazz che non alla musica in sé. La “Rassegna del jazz” intende invece penetrare all’interno di questo importante fenomeno musicale, tentando di illustrare e spiegare criticamente certi pregi e i difetti, connessi a tale esperienza musicale. Non solo. Ma da noi generalmente avviene che i nuovi movimenti del jazz (esempio recente il bebop) siano conosciuti e applicati con grandissimo ritardo rispetto al tempo in cui si verificano negli Stati Uniti. Si tratta di creare un ponte di contemporaneità per poter dar subito notizia e illustrazione agli ascoltatori italiani di ciò che nello stesso tempo succede nella culla del jazz: ciò che decade e ciò che si determina o si profila. Le prime trasmissioni programmate sono: “Sequenza dell’estate”. È Summer sequenze un tentativo di Woody Herman verso il jazz sinfonico, di grande interesse; un pezzo che ebbe l’onore di essere diretto da Igor Strawinski alla Carneige Hall; per il 24 novembre sarà presentata una prima serie del bebop con esemplificazioni al piano di Piero Morgan; il 7 dicembre con “Variazioni sul tema” si cercherà di rendere ragione dell’importanza dell’improvvisazione (come nuova invenzione) nel jazz; e infine il 21 dicembre, si parlerà di due “vibrafoni nel jazz”, quello di Red Norvo e quello di Lionel Hampton e del loro significato, del loro stile, della loro importanza».

disco 2Quella di Piero e Leone Piccioni è stata una trasmissione di straordinario valore. Per la prima volta un critico letterario, scrittore, uomo di cultura che conosceva il jazz in modo approfondito e un musicista di jazz, definivano le scale di valori delle principali opere e dei maggiori musicisti. Trasmissione di fondamentale importanza che in quegli anni fu seguita da un pubblico assai vasto. È stata la più esauriente, chiara e sintetica trasmissione sul jazz messa in onda dalla radio italiana, di grande utilità per la formazione di un nuovo pubblico di appassionati. Poco più che dodicenne, attendevo con ansia le prime note di Struttin’ with Some Barbecue di Louis Armstrong, sigla della trasmissione, e su un quaderno di scuola a quadretti dalla copertina nera cercavo di trascrivere il più fedelmente possibile il contenuto. Così mi era possibile conoscere e “capire” Bix Beiderbecke, Charlie Parker, Charlie Christian, Woody Herman e i suoi differenti “greggi”. Nello stesso periodo, Piero iniziò a comporre. Boppin’ for Bop fu inciso da Nunzio Rotondo nel corso della sua prima seduta d’incisione, l’8 marzo 1950. Piccioni fece anche l’arrangiamento a due voci, tromba, saxtenore. Alla fine di quello stesso anno compose altri due temi, Opus 3/5 e Stars to Sailor che Armando Trovajoli incise a novembre con un’orchestra d’archi. Trovajoli di lì a poco avrebbe iniziato la trasmissione radiofonica Eclipse alla quale collaborò come arrangiatore anche Piccioni che nel 1952 – lo abbiamo visto – si affermò come prestigioso autore di colonne sonore, dove assai spesso inseriva temi e improvvisazioni jazzistiche.

La trasmissione La Galleria del Jazz continuò regolarmente fino a giovedi 1° ottobre1953, quando Piero Piccioni venne arrestato per «l’affare Montesi» – assolto poi con formula piena il 27 maggio 1957. Da quel momento il jazz scomparve dal palinsesto radiofonico anche per l’antipatia o comunque la poca considerazione verso questa musica, un’antipatia che ha continuato a serpeggiare in certi determinati ambienti. A dieci anni dalla sua scomparsa non si comprende la ragione per cui ai grandi temi composti da Piero Piccioni – Magic of New York, Passeggiata romana, Bossa Nova on the Sands, Latin Lover, You never told me, Breve amore, solo per citarne alcuni – non sia stato dedicato in questo decennale uno di quei grandi concerti che vengono spesso realizzati per altri compositori di colonne sonore, che, con certezza, non sono stati a lui superiori.

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