Tina Pane
Arte «totale» a Napoli

Sui tetti di Nitsch

Il museo dedicato a Hermann Nitsch, artista totale sospeso fra teatro e provocazione, compie sette anni e presenta una nuova collezione. Mettendo in relazione l'avangiardia e la città

Con Arena. Opere dall’opera, il Museo Hermann Nitsch di Napoli ha festeggiato i suoi primi 7 anni, presentando a un foltissimo pubblico la nuova collezione. Si tratta di un’ampia raccolta di “relitti”, tutti provenienti dalle azioni teatrali che l’artista viennese ha messo in atto, in vari luoghi, dagli anni ’60 ad oggi. Hermann Nitsch (Vienna 1938) è uno dei maggiori protagonisti dell’arte internazionale dalla seconda metà del Novecento. Esponente massimo del Wiener Aktionismus, è stato l’ideatore, nel 1957, del cosiddetto Teatro delle Orge e dei Misteri, un’esperienza di arte totale (Gesamtkunstwerk) che consente al soggetto che la pratica (o che la osserva) di provare una scarica emozionale che gli consente di rimuovere gli effetti di accadimenti drammatici. Dunque, l’esecuzione di atti orgiastici e onanistici insieme con la messinscena di riti sacrificali devono consentire la liberazione catartica da tabù religiosi, moralistici, sessuali.

L’ampia mostra, oltre a segnare una nuova tappa dell’attività di ricerca del “Museo Archivio Laboratorio per le Arti Contemporanee”, conferma l’obiettivo di raccogliere la produzione di Nitsch in quest’unica, affascinante sede a lui intitolata, collegandola appunto alla filosofia e alla pratica dell’opera d’arte totale.

nitsch interno2Negli ampi spazi di una ex centrale elettrica del XIX secolo, situata nel ventre della città vecchia, l’artista ha allineato su lunghi tavoli e grandi pedane materiali caldi e freddi, naturali e artificiali: dai cubetti di zucchero agli attrezzi chirurgici, dagli alambicchi ai paramenti sacri; questa asettica, ordinatissima esposizione contrasta con le fotografie che ricoprono le pareti, dove sono testimoniate le “Azioni” dell’artista, nelle quali il sangue e le viscere degli animali sono quasi sempre protagonisti.

A curare questo cambiamento radicale dell’allestimento del Museo è stato ancora una volta il mecenate Giuseppe Morra che segue Hermann Nitsch da ormai quarant’anni. In particolare, la riorganizzazione dello spazio museale è per Morra – e per la sua Fondazione – un altro importante tassello di un’attività pluridecennale che mira anche a coinvolgere l’antico e popolare quartiere Avvocata in un progetto di riqualificazione urbana con il recupero di edifici storici in disuso per destinarli alla formazione e alle attività dell’arte.

Il Museo Nitsch, e il luogo in cui sorge, genera sicuramente sorpresa. Fa quest’effetto ai napoletani che vi capitano per caso (percorrendo i vicoli stretti e anche degradati di una zona che non è ancora centro storico della città), agli appassionati d’arte contemporanea che qui trovano stimoli e provocazioni, ai turisti che hanno la capacità di deviare dai percorsi principali per andare a cercare altri aspetti della città. Tutti saranno ripagati, appunto, dalla sorpresa: per l’allestimento museale, per lo spazio che lo ospita e – soprattutto – per l’incomparabile, inaspettata vista sui tetti della città vecchia, in una visuale quasi a 360 gradi che va dalla collina di San Martino al mare.

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