Mario Di Calo
Al Quirino di Roma poi in tournée

Le bugie di Medea

Torna in scena dopo vent'anni la Medea diretta da Luca Ronconi per l'interpretazione "asessuata" di Franco Branciaroli. Uno spettacolo sorprendente, quasi un saggio sulla modernità della tragedia

Chissà a chi dei due venne in mente di realizzare uno spettacolo del genere nel 1996, in cui Medea di Euripide, fosse esemplare/personaggio dalla forza e dalla natura senza sesso e senza trascorso? Contemporanea o anacronistica? Se a Franco Branciaroli, (uno degli attori più moderni del nostro teatro, moderno ma allo stesso tempo ancorato alla tradizione, ma che di quella tradizione riesce a trascrivere sempre nuove direttive interpretative) o a Luca Ronconi, rispettivamente interprete e regista? Di fatto, realizzarono uno spettacolo assolutamente unico, intuitivo, di una bellezza rara, come spesso miracolosamente accadeva per gli spettacoli del grande regista da poco scomparso e mai troppo rimpianto. Ora grazie – sempre – alla volontà di Branciaroli, il Centro Teatrale Bresciano, il Teatro degli Incamminati e il Piccolo Teatro di Milano (come produttori) rendono omaggio a Luca Ronconi riprendendo quello spettacolo dopo vent’anni (a curarne il recupero è Daniele Salvo).

Ebbene, cominciando dal principio dei tempi: c’era una volta una principessa che si chiamava Medea e viveva nella Colchide, barbara, truce eppur bella; la sua vita scorre tranquilla fino a quando non incontra Giasone, che la seduce e la porta via con sé, rubandola al padre e alla sua gente. Con il marito, la coraggiosa donna riuscirà a conquistare il Vello d’Oro e se ne andrà a vivere a Corinto generando due figli. Ma dopo pochi anni Giasone, per misteriose ragioni strategiche, ripudia la donna che le è stata accanto per molti anni per sposarsi con Glauce, figlia di Creonte, re di Corinto. Il resto che seguirà saranno solo vendette, crudeltà, massacri generati dal quel tradimento.

A concepire e a costruire l’architettura dei pensieri di Medea, e dunque inserirla in un contesto in cui la donna più che progettare le sue azioni deve difendere se stessa dal mondo, è stato un uomo, quel prodigioso Euripide: e quindi in essa vi è una parte essenzialmente maschile. Un profondo conoscitore dell’animo femminile come il poeta nato a Salamina, morto leggendariamente sbranato da cani ,non poteva non infondere nel personaggio protofemminista una parte di sé, del suo pensiero misogino. «I valori sui quali Medea costruisce il proprio agire sono eminentemente maschili: nella cultura greca del V secolo avanti Cristo la ‘fama’ che preoccupa l’eroina appartiene infatti all’universo etico dell’uomo» (dalle note di Luca Ronconi). Ed ecco che al binomio Branciaroli/Ronconi viene in mente di consegnarci un personaggio asessuato che nel coro, di sole donne, ritrova il conforto di un ascolto o forse di un’approvazione. O la riappropriazione della sua natura di donna. Ma Medea mente anche al coro, il suo progetto va ben oltre il consenso che le donne le concedono.

Immaginando la vicenda come un vecchio film neorealista, Ronconi, in accordo col suo scenografo Francesco Calcagnini, dissemina l’ampio spazio di segnali ossimorici: sedie da cinema anni cinquanta sono il perimetro del regno di Corinto; una scala ritorta che scompare nei celetti dell’inquadratura teatrale che porta ad una balconata/reggia di Creonte. E poi ci sono un pianoforte, casse di trovarobato, schermi sovrapposti – che proiettano immagini allusive – ma in uno di essi si scorge la presenza di uno Zeus silenzioso eppur presente, che tutto vede e tutto sa invocato da una anticonformista Nutrice. Non vi è trasgressione nella rappresentazione/interpretazione di Branciaroli, nel restituire il personaggio Medea (indossa una sottoveste nera che ricorda tanto quelle di Anna Magnani con tanto di scarpa semialta e sotto di essa fuoriesce una candida maglia della salute, sudaticcia e unta), ma un’esperta commozione e un controllato raziocinio: l’attore da sempre fa seguire ogni sua interpretazione da un grande logica, al resto sopperisce con un smisurato talento ed una grande umanità scenica.

Lo spettacolo (da non perdere), dopo le tappe romane al Quirino proseguirà per una lunga tournée.

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