Marco Fiorletta
A cinquant'anni dalla morte

I 25 Che Guevara

Nadia Angelucci e Gianni Tarquini ripercorrono le tracce del mito di Che Guevara attraverso le testimonianze di chi, negli angoli più diversi della società, ne ha subito il fascino. E per ognuno c'è un eroe diverso...

Cinquanta anni, il prossimo 9 ottobre, senza il Che. Fu ucciso in Bolivia il 9 ottobre 1967, dalle forze armate boliviane con la fattiva e mai immancabile partecipazione della Cia. Era stato catturato il giorno prima e ferito alle gambe, reso inoffensivo: ma dovevano comunque distruggere l’uomo e il mito e allora lo freddarono con un colpo alla testa per poi nascondere il corpo. Solo nel 1997 furono identificati i suoi resti e quelli dei compagni morti con lui. Ciò che è rimasto del corpo fu traslato a Cuba e ora riposa nel Mausoleo di Santa Clara. Avevo undici anni ma memorizzai la notizia, d’altronde avere quattro fratelli più grandi e un paio molto politicizzati qualche vantaggio lo doveva pur dare. Non posso dire di più sui giorni seguenti la notizia della morte se non che quelle immagini rimasero impresse nella mente, la foto del suo corpo circondato dai militari che l’uccisero e che solo dopo anni, forse non per merito mio, mi fece pensare al Mantegna e alla sua deposizione di Cristo.

Ernesto Guevara detto il Che divenne per forza di cose un personaggio prima e un mito poi, della mia vita come di quella di molti altri giovani nel mondo intero. È banale ma lasciatemelo dire: gli eroi son tutti giovani e belli come dice Guccini e lui bello lo era davvero, fuori e dentro, incarnazione di ideali che hanno attraversato con potenza il Novecento. Mentre scrivo rammento che in qualche parte, tra i libri di casa, c’è un quaderno con le poesie adolescenziali che scrivevo e sicuramente in quei versi ingenui che non ricordo c’è Ernesto Che Guevara. Così come tra i libri c’è il suo Diario, c’è Guerra di guerriglia, qualcuna delle tante biografie e anche qualche libro di foto. Perché anche questo è stato, il partire da una foto, da un manifesto per prendere poi in mano i libri per capire, approfondire.

Ma quanti Che Guevara esistono? Tanti tantissimi ritratti di quest’uomo e non tutti esatti o aderenti alla realtà, a partite dalla pretesa ridicola di certi movimenti di destra di appropriarsi della figura del rivoluzionario latino americano. D’altronde l’ignoranza porta anche a questo. Non è nemmeno semplice affrontare la questione del suo ritratto più immediato, proposto dalla mercificazione della sua immagine, uno sfrontato sfruttamento a fini commerciali e al tempo stesso un tentativo di normalizzazione e assuefazione per privarlo della carica di sete di giustizia, ribellismo e rivoluzione, di lotta per l’emancipazione dei più poveri e più deboli, dei subalterni del pianeta. Eppure non c’è stata mercificazione di un’immagine che abbia avuto un effetto così controproducente, il tentativo di sminuire l’importanza del guerrigliero sudamericano si è ritorta contro chi l’aveva pensata. Un’operazione non riuscita al punto che tutt’ora in moltissime case il manifesto del Che con la foto di Korda campeggia nelle camere di giovani che ancora vedono in lui un esempio e una speranza.

Per tornare alla domanda che mi ponevo: quanti Ernesto Guevara esistono nel mondo? Tanti, tantissimi, dipende dal momento in cui si è conosciuto, da chi te lo ha fatto conoscere, da quali libri hai appreso dell’esistenza di un matto che insieme a Fidel Castro parte alla conquista di Cuba dalla lontana Argentina, insomma ognuno ha dentro di sé il suo particolare e personale Che Guevara.

Il libro di Nadia Angelucci e Gianni Tarquini Io e il Che, edito nella collana Vento del Sur dalla casa editrice Nova Delphi e disponibile solo in cartaceo a 14€, segue questa traccia, chi è e cosa è stato Che Guevara per alcuni esponenti della cultura e della politica che «… lo hanno conosciuto, amato, studiato o semplicemente incontrato sulla propria strada». Così, nei testi raccolti e nelle interviste di Angelucci e Tarquini ci sono venticinque Che, simili ma mai uguali, con qualche idea del Che con cui si può non essere d’accordo in toto ma che resta comunque una testimonianza che arricchisce la conoscenza. D’altronde è giusto che sia così perché Pepe Mujica o Mauricio Rosencof hanno una idea di Guevara che non potrà essere quella di Paolo Sollier o di Letizia Battaglia, come il ricordo del fratello Juan Martin potrà non coincidere con nessun’altra opinione. Gli altri interventi sono di Osvaldo Bayer, Miguel Benasayag, Hugo Blanco, Enrique Breccia che firma anche il ritratto della copertina del libro, Pino Cacucci, Massimo Carlotto, Luciana Castellina, David Choquehuanca, Erri De Luca, Valerio Evangelisti, Aldo Garzia, Loyola Guzman Lara, Javier Larrain Parada, Antonio Moscato, Piergiorgio Odifreddi, Darwin Pastorin, Andrea Semplici, Carlos Maco Somigliana, Paco Ignacio Taibo II, Raùl Zibechi.

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