Ida Meneghello
Diario di una spettatrice

La rivolta di Irène

Nel delicato film di Carlo Sironi, Irène e Clara sono due adolescenti che si ribellano al destino per andare in cerca della vita nel mare di Favignana

A 17 anni tutto inizia. Oppure il destino può decidere che tutto finisce. È su questo crinale, fragile e potenzialmente scivoloso, che Carlo Sironi – figlio di Alberto, il regista che ha diretto per vent’anni, fino alla sua scomparsa nel 2019, la fortunatissima fiction tv del commissario Montalbano – firma con mano delicata e sguardo partecipe Quell’estate con Irène, presentato nella sezione “Generation” alla Berlinale 2024.

Le protagoniste della storia hanno appunto 17 anni e colpiscono subito lo spettatore per la particolarità e la forza espressiva dei loro volti: Clara ha la pelle diafana e i capelli biondo asburgico di Maria Camilla Brandenburg, Irène ha il fisico minuto e i grandi occhi neri spalancati sulla vita dell’attrice francese Noée Abita. Si incontrano dove due adolescenti non dovrebbero mai incontrarsi: in un reparto oncologico. Entrambe fingono di stare al gioco della gita di gruppo organizzata dai medici dell’ospedale, ma quando i loro sguardi si incrociano capiscono che entrambe vogliono ben altro che la distrazione di una giornata d’agosto, vogliono vivere la loro prima estate nonostante tutto.

Sarà Irène a vincere la riluttanza di Clara e a trascinarla via dalla routine angosciante delle terapie per imbarcarsi su un traghetto diretto a Favignana. Così, al posto dei corridoi asettici dell’ospedale, arriva una piccola casa scrostata dal vento dove accamparsi e poltrire a letto, e chi se ne frega di tutto quello che manca se davanti alla terrazza c’è un mare di barbarico azzurro e ci si può tuffare dagli scogli e sgranocchiare le patatine e addormentarsi sotto un grande cappello di paglia e scoprirsi complici come non era mai successo prima. Ci sono anche i ragazzi e le ragazze dell’isola con cui andare in barca e ridere e mangiare e fare l’amore, come fanno gli adolescenti di tutto il mondo.
Quell’estate diventa così la loro prima estate, finalmente senza famiglie e senza medici, uno sberleffo al destino che le voleva rassegnate e sconfitte.

La dimensione irreale dell’isola è resa perfettamente dalla fotografia liquida dominata dai blu del cielo e dell’acqua, inquadrature che sembrano quadri dove i corpi esili di Clara e Irène si muovono lentamente e come sospesi da terra, si tuffano in mare e si immergono in grotte che sembrano inghiottirle e invece ne escono sempre intatte.

Quell’estate con Irène pare scritto dallo sguardo di una donna e a tratti evoca il mistero e l’angoscia del destino incombente che fu del mitico Picnic ad Hanging Rock. Perché in un’isola tutto sembra possibile, persino la magia che sconfigge la morte.

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