Roberto Mussapi
Every beat of my heart

La luce ferma di Stefano Bortolussi

Versi “narranti e visionari” dell’autore milanese, tratti dalla sua recente raccolta “Esilienze”. Un’opera di «epica contemporanea, necessaria e nutrente in questi tempi», una voce tra le più significative della generazione dei poeti nati negli anni Sessanta

Una lirica fuori dal comune, oltre che fuori dalla consuetudine lirica. John Donne, fondendola con il sermone, rende la lirica metafisica, Eliot santifica magnificamente questo genere di poesia che si basa sul correlativo oggettivo, immagini e parole concrete che esprimono la realtà segreta e atemporale. E Whitman sconvolge benignamente la lirica riportandola al brivido delle origini poematiche del verso.
Poesia metafisica e lirica epica sono i grandi modelli di questi versi, dell’opera a cui appartengono, Esilienze, uno dei libri di poesia più belli usciti nell’anno da poco trascorso. Stefano Bortolussi, qui come altrove, manifesta una poesia di apparizioni, in cui sogno e visione, notte e bagliore coincidono, in una luce ferma. È una presenza che non sei tu ma che ti appartiene, quella che agisce in questa poesia narrante e visionaria, un altro io, un «disperso», come sottolinea magistralmente Maurizio Cucchi che introduce il libro e di “dispersi” se ne intende. E loda con me la distanza di Bortolussi dal minimalismo rinunciatario di tanti, troppi autori di versi odierni.
«Felicemente insolita», quest’opera, e anche epica, aggiunge: epica contemporanea, necessaria quanto nutrente in questi tempi, aggiungo io…. Felice di aver conosciuto, trent’anni fa, un poeta italiano diverso dalla media, che non aveva ancora trovato la sua strada, e con Califia,poema molto bello, l’avrebbe imboccata pienamente. Come me, Cucchi individua in Bortolussi un autore fortemente originale, felicemente liriconarrante. Uno dei più significativi, a mio parere, della generazione dei poeti nati negli anni Sessanta.

 

 

 

 

 

 

Nel sogno risali il letto asciutto di un fiume,
il passo fermo, il gesto a guida di te stesso;
ma se fai tanto di allungare la coda dell’occhio
da una parte –forse la sinistra –
e scollare le ciglia dal sonno dell’arrivo,
torreggia il muro d’acqua di un torrente inverso,
rimprovero scrosciante del tuo sempre confuso
orientamento; e quando osi fare coppa con le dita
in gesto di sopravvivenza la rapida gela l’intenzione
al proprio nascere, e ridotto da sorpresa e delusione
a stella marina seccata sul letto di lenzuola,
le gambe guizzanti come colonia pelagica,
senti trepestare l’orso bruno nella macchia:
«Ne ho avuti di casi come questo», sembra dire,
«nulla che zampata e supplemento di magnesio non possano risolvere».

E apri gli occhi su questa terra mai tua.

Stefano Bortolussi

Da Esilienze, La Collana – Stampa, 2023

Facebooktwitterlinkedin