Ida Meneghello
Diario di una spettatrice

Orlando (in genere)

Il filosofo e scrittore spagnolo Paul B. Preciado ha diretto un nuovo film da Orlando di Virginia Woolf. Un apologo sui generi (che non vanno decisi mai a tavolino)

Novantotto minuti che tecnicamente lo classificano nella categoria dei docu-film. Ma non c’è categoria cinematografica per Orlando, ma biographie politique, prima pellicola scritta e diretta dal filosofo e scrittore spagnolo Paul B. Preciado, e certo questa constatazione è quanto mai legittima visto che si ispira al romanzo Orlando. A biography di Virginia Woolf.

Preciado chiama sul set 26 persone trans e non binarie di età compresa tra 8 e 70 anni per dare vita, ciascuna con la propria esperienza e il proprio punto di vista, al celebre personaggio letterario. Il set è teatrale, con le macchine della finzione a vista, la neve che cade sul fondale di un bosco gelato, l’acqua che scroscia sulla persona che sta leggendo il romanzo, ma anche gli alberi veri e il ruscello e i fiori di una ripresa in esterno-campagna-giorno. E c’è una città, Parigi, perché in francese è girato il film che entra nell’aula di un tribunale alla ricerca della legittimazione di ciò che ufficialmente resta inaccettabile, e si siede nella sala d’attesa dello studio di uno psicologo dove gli/le Orlando si sottomettono pazientemente alle domande che cercano di riportare dentro la “normalità” ciò che per la “normalità” è inspiegabile.

E che cosa ci rivela alla fine la pellicola attraverso le pagine scritte da Virginia e i corpi, gli sguardi, i sorrisi, i pianti e le parole delle/degli Orlando contemporanei? Ci rivela che il genere non è una casella da sbarrate al momento della nascita davanti al funzionario dell’anagrafe e da quel giorno definito per sempre, che questa è solo una convenzione imposta e accettata dai più, che il genere o piuttosto il non-genere è il percorso di una vita che continuamente si trasforma nella ricerca della persona che siamo realmente. E questa trasformazione avviene, come mostra la storia dell’Orlando letterario, in quattro passaggi dei quali il sesso è solo l’ultimo: la prima metamorfosi avviene grazie alla poesia, la seconda la produce l’amore, la terza è il cambiamento culturale e solo allora, al quarto passaggio, avviene la trasformazione sessuale.

È un film incantevole “Orlando”, nel senso che incanta e avvolge guidandoci in quella transizione che Paul Beatriz Preciado, oggi punto di riferimento indispensabile nella cultura queer, conosce personalmente.

Con grazia e leggerezza il personaggio nato nel 1928 e declinato in 26 versioni maledettamente umane e a noi vicine, ci prende per mano per mostrarci tutte le facce che ha la vita meravigliosa che sempre meraviglia.

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