Raoul Precht
Periscopio (globale)

Querelle Sebastian

Finalmente è arrivata in libreria in Italia una parte dell'opera dello scrittore rumeno Mihail Sebastian centrata sul pericolo dell'antisemitismo nel cuore dell'Europa (di ieri)

Risale ormai a più di otto anni fa – era il dicembre del 2015 – un intervento su queste colonne, uno dei miei primi contributi a Succedeoggi, in cui mi meravigliavo del fatto che uno scrittore significativo come Mihail Sebastian, una delle punte di diamante del Novecento letterario rumeno, fosse da noi del tutto sconosciuto, e concludevo la mia perorazione con l’invito pressante agli editori nostrani affinché lo prendessero finalmente in considerazione e lo pubblicassero (clicca qui per leggere l’articolo).

Da allora, le cose sono andate meglio di quanto potessi, all’epoca, sperare. Se è vero che mancano ancora nelle nostre librerie tutti i testi teatrali, l’ultimo romanzo e soprattutto l’autentico capolavoro di Sebastian, Jurnalul (Diario) – che all’uscita dell’edizione inglese fu paragonato da Philip Roth, come importanza, al Diario di Anna Frank –, devo ammettere che in questi anni qualcosa è stato fatto. Non dai grandi editori, intendiamoci, sempre più distanti da riscoperte di un certo livello. No, ha cominciato un editore medio come Fazi, pubblicando nel 2018, nella traduzione di Maria Luisa Lombardi, il primo romanzo di Sebastian, De doua mii de ani (Da duemila anni). Un romanzo importante, con cui Sebastian s’impose all’attenzione della cultura rumena e nel quale descriveva il dramma di uno studente ebreo nella Bucarest dei primi anni Trenta, fra tentativi di assimilazione ed esclusioni sempre più brutali e cocenti da parte della società coeva. (Ed è un peccato, sia detto fra parentesi, che Fazi l’abbia pubblicato – refusi a parte, su cui pure ci sarebbe da dire – senza uno straccio di introduzione o nota esplicativa, e senza alcun riferimento allo scandalo suscitato in origine dalla pubblicazione del romanzo unitamente alla famigerata prefazione di Nae Ionescu, questione su cui ritornerò brevemente più avanti.) Sempre per Fazi, nel 2020, è uscito il romanzo Eugenia dello scrittore francese Lionel Duroy, che intorno alla figura dello scrittore rumeno è incentrato. Sono poi da poco apparse in libreria, rispettivamente nel giugno e nel dicembre 2023, altre due prove narrative di Sebastian, Orașul cu salcâmi (La città delle acacie), tradotto da Alina Monica Turlea per Besa Muci, e Femei (Donne) seguito dai Fragmente dintr-un carnet găsit (Frammenti di un taccuino ritrovato), bel volume curato invece da Francesco Testa per Mimesis.

Manca ancora l’ultimo romanzo di Sebastian, Accidentul (L’incidente), del 1940, disponibile tuttavia on line (grazie al sito Liber liber) nonché sotto forma di e-book in una traduzione (ormai un po’ antiquata ma non disprezzabile) degli anni Quaranta, opera dello storico e giornalista dalmata Oscar Randi. Mi dicono inoltre che il Diario sarebbe in lavorazione e dovrebbe uscire, se non quest’anno, il prossimo, cosa di cui non posso che rallegrarmi. (Ed è meglio, per scaramanzia, non aggiungere altro.) Chissà che non si riesca prima o poi a rendere giustizia al Nostro anche per quel che riguarda i testi teatrali, commedie piacevolissime e intrise di una air du temps che paradossalmente le rende al tempo stesso démodées e ancora attuali. Leggere, sentimentali, malinconiche e comiche al tempo stesso, testimonianza di una grande sensibilità, le commedie di Sebastian hanno rappresentato per la Romania il coronamento di una tradizione drammatica importante – si pensi solo alle commedie di Ion Luca Caragiale – e al contempo l’apertura all’Europa, al nuovo, e s’iscrivono in quella “poetica dell’incidente”, nell’omaggio alla potenza del caso, che nello scrittore rumeno è sempre presente.

Ma soffermiamoci intanto su quanto è stato pubblicato e su quanto raggiunge, più o meno ben distribuito, le nostre librerie.

La città delle acacie è il terzo romanzo di Sebastian, scritto nel 1935, quando lo scandalo suscitato dalla prefazione antisemita al suo secondo libro era già scoppiato. L’episodio è noto: grande amico e discepolo del suo concittadino Nae Ionescu, che aveva incontrato per la prima volta all’esame di maturità al liceo Balcescu di Brăila, al momento di cominciare a lavorare a Da duemila anni, nel 1931, Sebastian gli chiede ingenuamente una prefazione, forse fidando nel fatto che qualche anno prima Ionescu era intervenuto a una conferenza organizzata dall’Associazione delle donne sioniste e aveva poi preso posizione contro le agitazioni antisemite a Bucarest. Nel frattempo, tuttavia – al momento della pubblicazione del libro siamo ormai nel 1934 –, le cose sono cambiate, e con esse le coordinate ideologiche del suo mentore, che si è spostato via via verso posizioni sempre più filofasciste. Ionescu sfrutta l’occasione per lanciare un obliquo messaggio ai suoi seguaci e ai simpatizzanti delle formazioni di destra, candidandosi a diventare l’ideologo principale della Guardia di ferro di Codreanu, l’organizzazione di estrema destra che prenderà presto il sopravvento nel paese. Completamente spiazzato, Sebastian, che con il suo romanzo aveva scritto un’analisi, serrata e dotata di chiaroveggenza, dell’antisemitismo e del terrore che avrebbe scatenato nel paese, decide di pubblicare in ogni caso il libro. E decide di pubblicarlo corredato dalla controversa prefazione, ma scrive al contempo un pamphlet di risposta dal titolo Cum am devenit huligan (Come sono diventato un teppista), in cui ribatte alle affermazioni deliranti di Ionescu propugnando per la Romania di quegli anni una politica assimilazionista e quanto più possibile inclusiva. Nel Diario Sebastian spiegherà chiaramente la sua posizione: “Avevo il diritto di pubblicarla [la prefazione di Ionescu]? La questione deve essere posta in altri termini. Avevo il diritto di non pubblicarla? (…) Contro quella prefazione non mi restava che una sola vendetta possibile, che al tempo stesso rappresentava un dovere: pubblicarla.” Così farà, finendo tuttavia per alimentare – come testimonia nel suo M & M, pubblicato nel 2000 da Gallimard, la nipote Michèle Hechter – il mito, a lungo persistente anche in ambito familiare, di uno scrittore pavido e tormentato, pronto a piegarsi e genuflettersi davanti al potere (a differenza dei fratelli che dalla Romania della Guardia di ferro fuggiranno). Uno scrittore, talentuoso quanto si vuole, ma che, accettando il cadeau empoisonné di Ionescu, avrebbe sacrificato la propria integrità e la propria reputazione a una selvaggia ambizione letteraria. Questo, se mi è permessa una divagazione ulteriore, spiega anche il fatto che i due fratelli di Sebastian abbiano atteso così a lungo prima di proporre finalmente a un editore francese la traduzione del Diario; per lungo tempo è prevalso insomma il timore che le acute, schiette e impietose osservazioni di Sebastian riferite al periodo 1935-1944 (che non hanno davvero nulla di politicamente corretto) potessero essere male interpretate.

Malgrado l’esperienza devastante della pubblicazione del primo romanzo, in Sebastian il piacere per la letteratura riprende presto il sopravvento, e con La città delle acacie torna alla narrativa, con la particolarità di scegliere, stavolta, una protagonista femminile, cosa che in lui è peraltro piuttosto frequente e si ripeterà poi anche ne L’incidente. Attraverso i cambiamenti che registra ogni giorno sul suo stesso corpo, a partire dalla sorpresa delle prime mestruazioni, la quindicenne Adriana prende progressivamente coscienza del mondo esterno, uscendo dal bozzolo dell’infanzia e affacciandosi a un universo meno tranquillizzante, in cui accanto a passioni positive come quelle per la letteratura e la musica compaiono anche amicizie e frequentazioni potenzialmente pericolose. Le dicotomie fra città di provincia e capitale, fra sentimento puro e passione incontrollabile, fra una vita regolata e un’esistenza avventurosa caratterizzano un testo pervaso da quelle tipiche inquietudini adolescenziali che rendono incerti sull’indirizzo da dare alla propria esistenza. Né mancano nel romanzo riferimenti politici, o personaggi come il giovane “legionario”, vero emblema di una generazione perduta perché priva di solidi riferimenti culturali, che prefigura l’inevitabile svolta in senso fascista, prima, e stalinista, poi, del paese.

Quanto a Donne, scritto già nel 1933, si tratta di una raccolta di racconti uniti da una cornice comune, che il curatore, Francesco Testa, ha qui opportunamente integrato, come fu fatto nel 2007 anche per l’edizione francese, con quel singolare prodromo che sono i Frammenti di un taccuino ritrovato. Attraverso i ritratti femminili che propone nei suoi quattro medaglioni narrativi, Donne ci mostra, in forma condensata, per così dire in nuce, non solo le maggiori caratteristiche dell’arte narrativa e le preoccupazioni compositive di Sebastian, ma anche alcuni dei temi che lo accompagneranno nei romanzi successivi. Ambientato essenzialmente tra la Parigi degli anni Venti e una stazione sciistica alpina – la montagna era uno dei luoghi prediletti di Sebastian, così come lo sci, che avrà in seguito un ruolo di tutto rispetto ne L’incidente, era il suo sport preferito –, Donne presenta un campionario di figure femminili nella cui descrizione, fra terribili difetti e magnifiche qualità, riscontriamo tutta la sensibilità e la vibrante partecipazione di Sebastian alla commedia umana. E ne ammiriamo al contempo l’eleganza della prosa, che Arthur Miller ebbe a paragonare con quella di Čechov: “la stessa modestia, lo stesso candore, e la medesima sottigliezza nell’osservazione”. (Non siamo insomma i soli a essere irretiti dalle doti di Sebastian – ci ritroviamo anzi in ottima compagnia.)

Lungi dall’essere un cinico conquistatore, un volgare tombeur de femmes, il protagonista, Stefan Valeriu, è semmai affascinato e conquistato dalla presenza femminile, che gli si rivela gradualmente di una ricchezza insospettata. L’incontro sentimentale ed erotico diventa così scoperta di un’alterità; e se a volte Stefan riecheggia quasi suo malgrado certi pregiudizi lievemente misogini della sua epoca, interviene sempre un colpo d’ala da parte dello scrittore che riporta tutto alle giuste proporzioni: quelle dell’ironia e di una disincantata malinconia. Di volta in volta, a seconda del “capitolo” narrato, da personaggio agente e attivo a testimone, da destinatario di lettere a interlocutore in un vero e proprio dialogo, Stefan sembra voler attraversare tutti i ruoli che a noi uomini è dato recitare nelle nostre complesse e disordinate relazioni con l’altro sesso.

I racconti seguono in ordine cronologico le varie fasi della sua vita, con variazioni di tono e un’alternanza fra prima e terza persona, ma anche con diversi e opportuni rimandi da un episodio all’altro. Per fare un solo esempio: l’amore per Odette, così centrale nel primo racconto, ritorna nell’ultimo episodio con queste parole, ispirate a un marcato understatement: “Il giorno prima del nostro rientro a Parigi – quando avremmo debuttato al teatro Empire – mi tornò alla mente una vacanza degli anni universitari, trascorsa molto tempo addietro in un paesino delle Alpi, dove avevo conosciuto e amato per una sola notte una giovane ragazza di cui persi le tracce.” Sebastian sembra quasi voler chiudere il cerchio della narrazione, che invece va ancora avanti con la descrizione del rapporto con Arabela, la nuova protagonista e interlocutrice della sua vita ormai matura, con cui la relazione “sarebbe potuta durare un anno, due, oppure dieci… e terminare in qualsiasi momento”.

Vera e propria galleria di ritratti delineati con un finissimo pennello, con cui Sebastian mette in valore soprattutto quello che in ciascuno di noi è singolare e contraddittorio, Donne invita il lettore a un viaggio avventuroso nella volubilità dell’amore, fra apparenti rivelazioni e ben calibrati sottintesi, alla scoperta di personalità complesse in cui si rispecchiano tanto la comicità, quanto la tragicità dell’esistenza.

Per tornare alla nostra premessa, c’è ora solo da sperare che anche le altre opere da noi inedite di Sebastian trovino presto uno sbocco editoriale, e magari anche che qualche uomo di teatro curioso e incuriosito s’innamori delle sue commedie e ce le restituisca in tutta la loro brillantezza.

www.raoulprecht.com.

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