Michele Paladino
Il viaggio lirico di Campo e Bertelli

Alchimia del Molise

Versi vaticinanti che colloquiano con l’ermetismo e “radicali” scatti notturni. Così, in “Come velame che cade”, il poeta e il fotografo mettono in atto la loro «resistenza civile a una narrazione semplicistica del patrimonio paesaggistico molisano»

La letteratura molisana, prendendo in prestito il metodo centrifugo di Carlo Dionisotti dedicato alla caratterizzazione dei bias regionalisti della letteratura italiana, è rimasta in posizione marginale rispetto ai centri di produzione letterari del ‘900. Gli autori di maggiore visibilità si sono misurati con la prospettiva della diaspora e della migrazione interna, dovendosi muovere tra i consulenti delle stanze einaudiane e le prime forme dell’industria culturale. La risma di nomi da citare si condensa in pochi nomi: la rude deleddiana Lina Pietravalle, Jovine, il refoulé Giose Rimanelli e il normalista Luigi Del Vecchio. Hanno tutti un particolare comune: la loro letteratura, semplificando le sfumature, si dota di una regressività quasi compiaciuta per l’esilio naturalista, lirico e panteista. La fortuna critica degli scrittori del ‘900 molisani si accompagna a un archetipo che oggi risulta polveroso o poco sfruttato, quello di un realismo dal germe d’ordine trascendentale e metafisico – senza dimenticare le trasudazioni e le ombre bozzettistico paesane; citando Arbasino, quel tipo di cultura utile «per confondere la buona letteratura con la Cassa del Mezzogiorno».

D’altro verso, in Molise, la produzione poetica non è mai riuscita a bilanciarsi una propria voce singolare, pascoliano-ermetica. Non riuscendo a volgarizzarsi, restando abbozzolata al dialetto e al verismo, si è involontariamente allontanata dalle esperienze chiave delle società letterarie del Novecento: si è oggettivata nell’epica del mito quotidiano e nelle fanciullesche meliche dello strambotto, senza crearsi una sua enclave poetica e linguistica – un tipo di educazione umanista non poi lontana dal Pasolini continiano, «muàrt al ciant da li ciampanis». Una letteratura, quella molisana, subalterna e sconosciuta, feudale e isolata, precaria e blandita da un paesaggio poco conosciuto.

L’impronta del rischio, e della scoperta di una regione di evocazioni macbethiane (conferma rapsodica del Piovene di Viaggio in Italia), si pone al centro del nuovo libro di Valentino Campo e Pino Bertelli, Come velame che cade, Viaggio lirico nelle terre di Molise, edito dall’ottima cura della Volturnia edizioni con la prefazione di Rossano Pazzagli. Campo, da stilita moderno, trasforma, decodifica in parola, gli scatti di Bertelli. Si tratta di fotografie lucidamente espressive, piene di suggestioni inconsce ed estranee a una forma convenzionale di stile decorativo o instagrammabile. Siamo davanti a un tipo di foto dal forte contenuto anticonformista, notturno, che non prestano il fianco alla malinconia nostalgica, bensì, invitano al riscatto, a un nuovo sguardo percettivo sulle cose.

Abbiamo davanti a noi luoghi antichi, paesaggi druidici, meditazioni lontane dalle semplici metafore di un territorio semplificato dal linguaggio dei brand. Quella di Campo e Bertelli è una coraggiosa resistenza civile, quasi militante, a una narrazione semplicistica del patrimonio paesaggistico molisano. Se Bertelli ci consegna una visione radicale del viaggio, la poesia di Campo non perimetra il reale; ha il tono di chi vuole falsificare à là Borges le tracce del suo cammino. I suoi versi vaticinanti, pieni di coloriture vetero-testamentarie e gnostiche, appartengono a uno spirito cronachistico sempre in stato dantesco.

Una estetica che potremmo definire di sotterraneo dirottamento simbolista, con gli aspri iterativi e i registri estrosi, ma in fondo quello che determina la sua poesia è il naturale colloquio con la casamatta ermetica: a Luzi, Parronchi e Betocchi si alternano richiami al ritmo descrittivo di un Rutilio Namaziano, in alcune lasse si rivelano i frammenti prospettici dei dervisci animistici di Saint John Perse. I temi dell’invisibile e del vuoto, del viaggio solo fantasticato, restano i punti focali di questo libro ibrido, alchemico. Se ci è concesso, memori della lezione spuria di Sebald, oscuro a una memoria che ci parla e ci riconosce sempre diversa.

Vicino al titolo: particolare dell’immagine di Pino Bertelli tratto dalla copertina del volume “Come velame che cade”, Volturnia edizioni  

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