Roberto Mussapi
Every beat of my heart

Fuoco oltre la fiamma L’Epifania di Luzi

I versi del grande poeta fiorentino scritti “nell’imminenza dei quarant’anni”, sono «apparizione che i poeti scoprono nella vita, senza nominarla, in qualunque data dell’anno: qualcosa di sacro che si manifesta, appare, cambia la conoscenza per ardore»…

Epifania: l’Apparizione, la manifestazione. Del sacro sempre, del divino in forma visibile. Nella civiltà cristiana l’Apparizione ai tre Magi partiti da Oriente per inginocchiarsi a Betlemme. In questi anni ho proposto splendide poesie sul tema, di autori da Rilke a Eliot, da Novalis a Yeats, e altri della loro costellazione. Solo queste. Mai liriche episodiche in cui il poeta ricorda o cita l’Epifania parlando d’altro, una sera in un’osteria milanese, un ricordo domestico, una nonna… L’Epifania è assoluta. Epifania rima con Poesia, come Magia. Questo è il cerchio in cui è inclusa.
E epifania è apparizione che i poeti scoprono spesso nella vita, senza nominarla, in qualunque data dell’anno: qualcosa di sacro che si manifesta, appare, cambia la conoscenza per ardore.
Mario Luzi, sommo del Novecento, svela un’epifania in versi memorabili ispirati al suo compimento dei quarant’anni: età topica per noi moderni, ma solo il grande poeta sa vedere e svelare, l’incontro tra giovinezza e maturità, come tra vita e morte: nel compimento, l’incontro magico e drammatico tra la polvere e il fuoco.
Mario Luzi in questi versi e in tutta la sua opera – il poeta che scrive «nel giusto della vita, nell’opera del mondo», che scrive «la mia pena è durare oltre quest’attimo» scrive qui, e svela, che Epifania è la Vita.

 

 

 

 

 

 

 

 

Nell’imminenza dei quarant’anni

Il pensiero m’insegue in questo borgo
cupo ove corre un vento d’altipiano
e il tuffo del rondone taglia il filo
sottile in lontananza dei monti.

Sono tra poco quarant’anni d’ansia,
d’uggia, d’ilarità improvvise, rapide
com’è rapida a marzo la ventata
che sparge luce e pioggia, son gli indugi,
lo strappo a mani tese dai miei cari,
dai miei luoghi, abitudini di anni
rotte a un tratto che devo ora comprendere.
L’albero di dolore scuote i rami…

Si sollevano gli anni alle mie spalle
a sciami. Non fu vano, è questa l’opera
che si compie ciascuno e tutti insieme
i vivi i morti, penetrare il mondo
opaco lungo vie chiare e cunicoli

fitti d’incontri effimeri e di perdite,
o d’amore in amore o in uno solo
di padre in figlio fino a che sia limpido.

E detto questo posso incamminarmi
spedito tra l’eterna compresenza
del tutto nella vita nella morte,
sparire nella polvere o nel fuoco
se il fuoco oltre la fiamma dura ancora.

Mario Luzi

Da Onore del vero
Nell’immagine, particolare del celebre Corte dei Magi di Benozzo Gozzoli

Facebooktwitterlinkedin