Ida Meneghello
Diario di una spettatrice

Viaggio o sogno?

“L'imprevedibile viaggio di Harold Fry”, il nuovo film di Hettie McDonald, racconta di un uomo che si mette in cammino per salvare un'amica

Harold Fry non è Forrest Gump da vecchio: perché lui non corre ma cammina alla velocità che gli consentono gli anni e le vesciche ai piedi dentro le sue Timberland sfasciate. Ma soprattutto perché conosce il motivo che lo porta a fare 800 chilometri a piedi attraverso l’Inghilterra fino alla Scozia: saldare il debito di riconoscenza che lo lega all’amica Queenie che sta per morire di cancro, e lui è convinto che lei non morirà finché continuerà a camminare per rivederla.

C’è questo atto di fede laica – non verso Dio ma verso la migliore versione dell’umano che ciascuno ha dentro di sé senza magari saperlo – al centro del film di Hettie McDonald L’imprevedibile viaggio di Harold Fry, road movie dai toni quietamente malinconici tratto dal romanzo di Rachel Joyce che ne firma la sceneggiatura. E questo, secondo me, è il vero limite della pellicola: perché scrivere un libro e sceneggiare o dirigere un film sono mestieri diversi (come confermava per esempio la scarsa riuscita de Il bambino nascosto, il film che Roberto Andò trasse dal suo romanzo). Alla pellicola serve un ritmo diverso dalla pagina e tempi che non inducano lo spettatore a sbirciare l’orologio.

Detto questo, il film deve tutto all’interpretazione di Jim Broadbent che non recita Harold Fry, lo è fino in fondo. Un uomo ordinario che conduce una vita ordinaria in un appartamento fin troppo ordinato dalla moglie Maureen, un anziano senza più sogni che si è buttato alle spalle il dramma che gli ha spezzato la vita e il matrimonio. Ma un giorno, casualmente, esce di casa per imbucare una lettera e non torna dalla moglie, decide invece di intraprendere un viaggio interminabile a piedi per raggiungere un’amica che sta morendo. Il titolo originale rende meglio l’idea: The unlikely pilgrimage, è un pellegrinaggio improbabile, perché davvero la sequenza degli eventi appare improbabile in questo britannico cammino di Santiago. Eppure grazie a Broadbent lo spettatore ci crede che sia possibile rinviare l’appuntamento con l’inevitabile.

Il film mi ha evocato un’altra pellicola vista recentemente (restaurata grazie alla benemerita Cineteca Bologna) che ha per protagonista un anziano che si avventura in un viaggio improbabile per rivedere il fratello malato: The Straight Story di David Lynch. Ma quello è tutto un altro film, tutta un’altra regia.

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