Nicola Bottiglieri
Tra sport e letteratura

L’anima del pallone

Quando si parla di calcio, tutti pensano ai giocatori o ai tifosi (magari agli ultras): nessuno pensa mai al pallone. Che pure ha una lunga storia che comincia da Omero e dalla sua "palla al vento"

Domenica 20 agosto è iniziato il campionato di calcio, tutti si sono preoccupati delle squadre, degli allenatori, ma nessuno del pallone, questa piccola grande invenzione dell’uomo, innocente motore di una economia mondiale. Conoscere la sua storia significa apprezzare i suoi rimbalzi, riflettere sulla composizione dei materiali significa addentrarsi nei misteri della vita, sapere che quella sfera è il risultato di un matrimonio felice ci porta a guardarlo con invidia, guardare la sua rotondità simile a quella di una ruota ci porta a riflettere su quanto abbia in comune con la ruota astrale, con il sole, la cui luce forse ha ispirato l’idea del pallone d’oro.

Tutti sappiamo che l’Odissea inizia con un gruppo di ragazze che si lanciano una palla le une con le altre. Una “palla al vento” dice Omero, una sfera di cuoio ripiena forse di segatura o di stracci. Quel tipo di palla è arrivata sino a noi e si chiama “palla medica”, il cui peso varia a seconda della sabbia contenuta. Questa invenzione dei greci è figlia della geometria e delle proporzioni: la palla cadrà esattamente nel punto dove lo indirizza la direzione del braccio e la quantità di forza che vi imprimo. Tutto cambiò quando il naturalista francese Charles Marie de La Condamine nel 1740 fece conoscere in Europa una materia vegetale derivata dall’albero della gomma, il caucciù, parola che nella lingua quechua significa dio che ride. La “risata” era il rimbalzo che questa materia dava quando veniva gettata a terra. Risate che anche noi facciamo quando giochiamo con le palline di gomma piena che schizzano capricciose da ogni parte.

Il matrimonio fra la gomma ed il cuoio si verificò nella metà dell’800 nella cittadina di Rugby, in Inghilterra. Il calzolaio Richard Lindon che aveva il negozio di fronte alla scuola di rugby fabbricava i palloni ricoprendo di cuoio una vescica di maiale, la quale veniva gonfiata dalla moglie usando una cannuccia di creta. Un giorno -dice la leggenda- la signora si prese una infezione alla bocca ed il calzolaio pensò ad una camera d’aria di caucciù, materiale che gli inglesi già usavano per fare gli stivali di gomma. Il passaggio dalla vescica di maiale a forma ovale alla camera d’aria di caucciù a forma rotonda è misterioso, comunque egli nel 1851 presenta alla Great Exhibition un pallone di cuoio rotondo che rimbalza. Quando poi fu redatto il primo regolamento del gioco del calcio, nel 1863, fu deciso che la palla che ricordava la vescica di maiale fosse usata nel rugby, mentre quella da usare nel calcio fosse rotonda, uno giocato con le mani, l’altro con i piedi. Il pallone moderno possiede, quindi, l’antica simbologia della sfera/cerchio, unita alla proprietà del rimbalzo, che permette ai giocatori di usare la testa, colpire la palla con i piedi mentre è a mezzaria, al contrario è temuto dai portieri che spesso dal rimbalzo capriccioso vengono spiazzati. A questo punto non è difficile capire che il pallone da calcio è animato da due forze contrapposte: il rimbalzo ricorda le risate del dio sudamericano, la forma rotonda il ciclo delle stagioni, le fasi della luna, il sorgere ed il tramontare del sole, il regolare fluire della vita. Non va dimenticato che una volta il campionato iniziava a settembre inoltrato e finiva proprio in estate, questo fin dal Primo campionato a girone unico quello del 1929/30 che iniziò il 6 ottobre 1929 e terminò il 16 luglio 1930. Insomma, il campionato seguiva il ritmo della crescita del grano: si seminano palloni in autunno per raccogliere scudetti in estate.

Il matrimonio fra il cuoio europeo ed il caucciù americano non sarebbe stato felice senza l’intervento di una terza forza, quella che trasporta il polline a primavera e fa da veicolo alle grida dei tifosi nello stadio, ossia l’aria, il vento, il pneuma.

La parola pneuma in greco significa respiro, aria, soffio vitale ma più in generale viene usata per indicare l’anima. Infatti, nella Bibbia si dice che Dio creò l’uomo soffiando su un pupazzo d’argilla.E l’argilla prese vita. A questo punto il pallone da calcio appare la sintesi vertiginosa di tre culture diverse, quella greca antica, quella sudamericana e quella ebraica legata alla Bibbia, ma anche incontro fra tre continenti Asia, Europa, America. Per questo è sbagliato dire che il calcio moderno sia nato dal calcio fiorentino, nasce invece quando il pallone comincia a rimbalzare.

Mi viene in mente il romanzo di uno scrittore dimenticato, Romolo Moizo, Hansa Scrum (uscito nel 1935 e ripubblicato da Limina nel 2004) nome di un pallone tedesco, chiusura a stringa, che oltre a rimbalzare, riesce anche a parlare. La camera d’aria di Hansa ha un beccuccio attraverso il quale respira e racconta ad uno scrittore le sue memorie. Soprattutto lo scontro epico del 13 maggio 1935 allo Stadio Nazionale del Partito Fascista dove è in programma Italia- Inghilterra alla presenza di cinquantamila spettatori: «Tutto solo! Bisogna averla provata almeno una volta questa impressione annichilente: essere solo, proprio nel centro di questa paurosa voragine che è uno Stadio affollato fino all’inverosimile, solo sopra un disco bianco, preda immobile e inerme dell’idra dai centomila occhi! Perché́ mi hanno abbandonato qui, senz’altro compagnia che questo pauroso senso di vuoto nel quale mi sembra di affogare?».

Insomma, anche i palloni hanno un’anima.


La fotografia accanto al titolo è di Roberto Cavallini.

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