Paola Benadusi Marzocca
«L’estate dell’orsa maggiore»

In difesa di orsi e lupi

È il punto di vista del naturalista quello che l’autore Giuseppe Festa esprime nel suo libro che, narrando il salvataggio di una cucciola d’orso nel Parco Nazionale dell’Abruzzo, evoca immagini di avventura in luoghi misteriosi e inaccessibili

Già il titolo dell’ultimo libro del naturalista, scrittore e cantante Giuseppe Festa L’estate dell’orsa maggiore –Storia vera di un ritorno alla vita selvaggia (Garzanti, 248 pagine, 16 euro), evoca immagini di avventura, trasgressione, immersione nel silenzio di luoghi inaccessibili, dove il mistero della natura si percepisce nella vita nascosta che solo pochi conoscono. Lo scenario è il Parco Nazionale dell’Abruzzo, una vasta enclave ancora incontaminata dalla presenza umana, che in genere non è quasi mai amica, ma spesso caratterizzata da comportamenti crudeli quanto stupidi, perché chi uccide senza motivo animali selvaggi con trappole che solo gli uomini riescono a costruire, non è solo un personaggio banale, ma una creatura cattiva, ben più feroce degli animali feroci. Si chiede l’autore: «Cosa spinge un essere umano a uccidere un orso? La paura? L’ignoranza? È una dimostrazione di forza, o piuttosto la difesa dei propri interessi?».

Della recente uccisione oltre che di orsi, di lupi, corvi, grifoni con bocconi avvelenati nel Parco d’Abruzzo, sono responsabili persone che evidentemente conoscono bene i luoghi e odiano gli animali, la natura e forse se stessi. Ma nella narrazione di Giuseppe Festa non si parla solo di questo, lo si intuisce tra le righe, nel racconto avventuroso di una cucciola d’orso di quattro mesi, non ancora svezzata che ha perso la madre. Anzitutto la piccola orsa deve essere salvata e questo viene attuato con lo staff del Parco Nazionale dell’Abruzzo e in particolare con l’aiuto di Roberta, una biologa straordinaria, dal carattere forse non malleabile, pronta a sacrificarsi per salvare animali in difficoltà, «sempre impegnata a comprimere lavoro e vita privata nella stessa scatola, con tenacia invidiabile». All’orsetta verrà dato il nome di Morena e il suo futuro sembra segnato, non ci sono alternative alla reclusione in una struttura organizzata. Non sarà così, ma lo scopriremo leggendo pagina dopo pagina fino alla fine. 

Per coloro che vivono ai confini delle riserve forestali, la vita selvaggia rappresenta un ulteriore fastidio, come fa capire Festa. Cervi e cinghiali che escono dalle riserve, quando ci sono, per nutrirsi dei raccolti; lupi e orsi che in Italia sono i predatori più temuti perché possono attaccare il bestiame. Ma in verità la maggioranza delle persone non viene mai a contatto ravvicinato con questi animali se non allo zoo. Perciò si può affermare che l’indifferenza e la paura dinanzi al mondo naturale siano una conseguenza della società moderna. Lo scrittore, oltre a narrare le vicende di Morena e altri orsi, interpreta le loro sensazioni, in un certo senso il loro punto di vista, si immedesima nel loro profondo, ancestrale terrore che hanno verso gli umani. A volte i lupi o gli orsi, purtroppo è accaduto recentemente in Trentino, uccidono gli esseri umani, perché allora vogliamo ripopolare i nostri boschi? Come dice Anna Meldolesi perché «quelle foreste sono anche loro, le hanno abitate per secoli prima che li decimassimo. Perché non puoi eliminare una specie e pensare che l’ecosistema resti uguale…». 

L’uomo si crede da secoli il dominatore della natura, del mondo in cui vive, incontrastato signore di un immenso territorio in cui è suo diritto eliminare intere specie animali con ottusa indifferenza. Anche parte della letteratura dell’Ottocento è responsabile della cattiva fama e della paura che gli uomini nutrono nei confronti degli animali selvaggi. La caccia era considerata una nobile attività, di conseguenza il rapporto dei cacciatori con le loro prede non poteva che essere distorto e inevitabilmente pericoloso. I lupi come gli orsi, fa comprendere nel suo libro Giuseppe Festa, non sono assassini avidi di sangue, mostri determinati a uccidere, semmai è il contrario, «seguono l’istinto e nella stragrande maggioranza dei casi, hanno una grande paura dell’uomo, piuttosto lo evitano e non attaccano se non sono spaventati o provocati».

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