Marta Morazzoni
Su “La casa dell’uva fragola”

Dove dimora la storia

Dal Risorgimento ai prodromi della Seconda guerra mondiale, Pier Vittorio Buffa ricostruisce, tra realtà e romanzo, la vicenda di una famiglia lungo tre generazioni. Protagonisti una casa sulle alture del Varesotto e i suoi abitanti. Una vicenda ancora oggi viva, che lo riguarda…

È perché si parla dei miei luoghi? Dei boschi e dei paesi che conosco bene e che percorro in camminate che ricordano i tempi in cui le strade erano poche e i sentieri vissuti? Certo che una componente di partecipazione per quanto mi riguarda c’è e mi coinvolge nella lettura del romanzo La casa dell’uva fragola di Pier Vittorio Buffa (Piemme, 288 pagine, 18,90 euro), romano che racconta di una casa e di un paese, Castello Cabiaglio, sulle alture del Varesotto, un territorio ampiamente attraversato dalla prosa di Piero Chiara. Ma qui il passo narrativo è diverso, diversa la vocazione del narratore: si racconta di una famiglia, di una casa passata per generazioni e ancora oggi viva, di un paese e delle stagioni che ha vissuto, dal Risorgimento ai prodromi della Seconda guerra mondiale. 

C’è un punto fermo: 24 maggio 1918, da qui all’indietro, da qui in avanti, una lunga strada da percorrere e da ricordare. Ci sono storie e c’è la storia, interpretata dall’angolo visuale di chi ha vissuto questa casa solida nella struttura architettonica e nella coerenza dei suoi abitanti. È gente della borghesia medio alta, radicata nel territorio e consapevole che alla solidità dei muri deva corrispondere la solidità morale di chi li abita, uomini e donne di cui, per almeno tre generazioni, conosciamo i caratteri e gli avvenimenti. Pier Vittorio Buffa ne ha scritto a partire da un coinvolgimento affettivo: è l’attuale erede di questa casa di cui ha ricostruito la storia in parallelo alla storia d’Italia, dal passaggio a Varese di Garibaldi nel 1859, alla chiamata alle armi della guerra ’15 – ’18 che vede i maschi membri della famiglia Zanzi De Maria partire per «l’inutile massacro» di cui avrebbe parlato il papa Benedetto XV. 

Ma è soprattutto storia di persone, uomini e donne raccontate nel loro quotidiano, nella cornice di una casa identificata nella pianta di uva fragola, messa a dimore dalla nonna Ernesta, che cresce e si abbarbica al muro con una tenacia che va oltre il simbolo, ed è un richiamo alla stessa tenacia, nei momenti alti come in quelli bui, di cui dà prova la famiglia. Una famiglia fatta di uomini sobri e di donne forti, tali nell’attraversare tempi tempestosi come nel vivere i momenti buoni. Ci vuole coerenza anche in quelli! È la solidità di certa borghesia conscia di sé, e mi sembra che in questa consapevolezza che non inclina mai alla superbia stia il senso di una cultura, in cui qualcosa dello spirito manzoniano, di una lombardità severa trapeli con grande misura. Penso a una delle figure essenziali, Ezechiella (il nome non è una bizzarria voluta dall’autore, ma un dato biografico certo), per tanta parte del romanzo protagonista, senza per questo rubare la scena che si alimenta della coralità su cui si alzano, volta a volta, voci soliste. Su questa considerazione di metodo mi sembra importante sottolineare lo stile di scrittura impostato sulla solidità di impianto, che è, non so quanto consciamente!, lo specchio di un territorio verde e però aspro e roccioso. Per contro c’è il fluire del discorso che rende naturali e mai enfatici anche i momenti tesi, a volte drammatici del racconto. 

Sulla base di una ricerca che parte dai documenti di famiglia, dagli archivi parrocchiali e comunali, quindi puntuale nelle date e nei riferimenti, si innesta la struttura narrativa vera e propria, quel tempo libero per l’autore, in cui collocare la sua interpretazione dei fatti, la sua idea di persone che diventano personaggi e si cristallizzano nell’impianto romanzesco; con loro si fissa nella memoria del lettore la pianta abbarbicata ai muri della casa: è un elemento totemico su cui si aggrumano spazio e tempo, quasi un impegno di continuità a cui, mi sembra, è adesso doppiamente chiamato l’autore. 

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