Luigi Saitta
“Il numero è nulla” di Antonio Monda

Vita di un killer

Atmosfere cinematografiche nel nono dei dieci libri dedicati dall’autore a New York nel Novecento. Qui è un assassino al soldo della mafia che confessa con freddezza le sue “gesta” rivelando gli aspetti nascosti della sua personalità. In un’ambientazione avvincente, vera protagonista della storia

Una storia americana ambientata negli anni Trenta, sullo sfondo di una New York bella e implacabile, come nei migliori film gangster. Antonio Monda ne Il numero è nulla (Mondadori, 276 pagine, 19 euro) – nono dei dieci volumi della saga dedicata dall’autore a New York nel Novecento –racconta la vita e le esperienze di un killer, assassino di professione che, agli ordini di un boss mafioso, semina morte e dolore con freddezza, cinismo, crudele e lucida efficacia. “Vescovo”, questo il soprannome del protagonista, narra in prima persona le vicende che costellano la sua esistenza, in una sorta di viaggio agli inferi dove l’esistenza umana non sembra aver alcun valore o alcuna importanza. 

Antonio Monda

Così riassunti, la trama, i personaggi, l’ambientazione del libro – il cui titolo è ispirato da alcuni versi di Bob Dylan – parrebbero banali, quasi scontati. Ma oltre i confini dei gangster e dei mafiosi, il romanzo è l’analisi profonda di una certa umanità. Infatti quella che si sviluppa nella trama è l’amara e disperata radiografia di un uomo solo, di cui non conosciamo il vero nome, che conduce con il suo vecchio cane Teddy una vita monastica, senza relazioni sociali, senza storie sentimentali (a parte una breve parentesi con una ragazza irlandese incontrata in un cinema). Monda indaga a fondo la psicologia di questo personaggio anonimo, solitario, il cui unico scopo nella vita è quello di uccidere. Anche se – sembra dire l’autore – alla fine si intravede uno spiraglio di umanità, una riflessione interiore, un barlume di pentimento.

Una scrittura sobria ma coinvolgente traccia il preciso spaccato di uno dei più travagliati periodi della storia americana e in particolare di New York. Non potevano mancare – date le passioni non solo professionali di Monda – i riferimenti letterari e cinematografici che evocano le atmosfere di certi indimenticabili film (uno su tutti, The Untouchables). Ma è New York, «la città che distrugge e ricostruisce tutto continuamente», con i suoi puntuali riferimenti logistici, la vera grande protagonista del romanzo di Monda, come lui stesso sottolinea alla fine del libro. A incorniciare il tutto, la splendida copertina del libro dove è riprodotto un particolare di un quadro di Edward Hopper (New York Movie, 1939) raffigurante lo scorcio di una sala cinematografica e una pensierosa donna bionda appoggiata a una parete: sembra appositamente realizzato per l’autore e per la dolce, dolente figura di Eimear, la ragazza con cui il protagonista vive la sua unica, breve storia d’amore.

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