Sergio Buttiglieri
Alla Pergola di Firenze

Le illusioni di Albee

Antonio Latella ha messo in scena «Chi ha paura di Virginia Woolf?” di Edward Albee con Sonia Bergamasco e Vinicio Marchioni. Uno spettacolo teso e rabbioso, fondato su un'ottima prova attoriale, che recupera l'attualità del celebre scrittore americano

Al teatro della Pergola di Firenze è appena andato in scena, con la impeccabile regia di Antonio Latella, Chi ha paura di Virginia Woolf?. Produzione del Teatro Stabile dell’Umbria, con il contributo della Fondazione Brunello e Federica Cucinelli) che ha saputo rileggere in maniera efficace questo lavoro del drammaturgo americano Edward Albee (1928-2016) del 1962. Ricordo ancora vividamente lo stesso testo, che vidi in scena ormai vent’anni fa al Teatro Strehler di Milano, con la non riuscita regia di Gabriele Lavia pur avendo attrici del calibro di Mariangela Melato.

Questo lavoro è popolarmente noto grazie alla famosa riduzione cinematografica holliwoodiana del 1966 con Elisabeth Taylor e Richard Burton. Una storia feroce e piena d’ironia, di caustico cinismo e di serrati dialoghi. Protagonisti della serata ad alto tasso alcolico sono due coppie, o forse la stessa: uno specchio dell’altra. 

I padroni di casa – più maturi o forse più incasinati, con un figlio più volte evocato e forse mai esistito (emblema latente della loro mai avvenuta intesa) – ricevono a tarda notte, dopo una estenuante serata accademica, la visita di una giovane coppia, altrettanto squinternata, (con altre gravidanze isteriche alle spalle) anch’essa gravitante nell’ambiente universitario in cui i due insegnanti insegnano e soccombono nei pettegolezzi., nelle frustrazioni e nelle reciproche cattiverie. George, qui il dirompente Vinicio Marchionni, docente di Storia (“il passato”) mezzo fallito, anzi impantanato, come dice più volte sua moglie, e il giovane Nick (qui l’efficace Ludovico Fededegni) docente di Biologia (“il futuro”) rampante e opportunista e comunque una sorta di struzzo, con la testa nascosta sotto la sabbia. È un pennuto che si pavoneggia ma è comunque incapace di volare, con i piedi ben piantati a terra. Martha, la moglie di George, ma anche la figlia del rettore, è magnificamente interpretata da una incontenibile Sonia Bergamasco. Martha è una donna che contiene tante donne, domina la scena con la sua insicura velenosità pari a quella di un serpente a sonagli. Martha, ci ricorda Sonia Bergamasco, «ha una qualità che mi incanta, che è quella di essere scatenata. Il suo scatenamento è creativo ed energetico». Contrapposta alla giovane Agnese (qui Paola Giannini), sposa del biologo, che impersona con ironia l’isterica mogliettina arrivata dalla provincia in questo mondo di squali metropolitani. 

La paura di Virginia Woolf è la paura di vivere una vita di fronte alla realtà. Il tema centrale dell’opera è la necessità della rimozione dell’illusione da una relazione, ed è incarnato nel titolo che Albee ha spiegato come significato: chi ha paura di una vita senza illusione? Chi ha paura di affrontare la realtà?

Il testo monumentale di Albee con l’ottima traduzione di Monica Capuani, è sempre attualissimo, ancora ricco di potenzialità esilaranti oltre che di lucide implacabili riflessioni sul degrado della nostra civiltà. La scena, ideata da Annalisa Zaccheria, è dominata da un quadrato di imponenti tende verdi con al centro un pianoforte e a lato una poltrona dove sta quasi sempre seduto a ironizzare George. 

Antonio Latella anche in questa sua nuova, riuscita regia, riesce a travolgerci con questo inarrestabile dialogo, una sorta di jazzato, mettendo in evidenza, tramite queste rodatissime «macchine attoriali», la nostra impotenza a generare veri rapporti umani. E alla fine della piece ogni spettatore riscoprirà come il teatro ancora oggi, nonostante la nostra imperante digitalizzazione, quando è in mano ad un buon regista, sia lo specchio della nostra esistenza.


Le fotografie sono di Brunella Giolivo

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