Roberto Mussapi
Every beat of my heart

Un giorno di Poesia

L’invocazione di Hölderin alle Parche è elogio dell’“attimo”. Non fuggente ma inebriante, uno di quegli attimi che sono epifania, com’è stato per Orazio e per tanti altri, anche considerati cantori della disillusione. Per Hölderin, il “carpe diem” è «immensa eternità»

Il famoso Carpe diem di Orazio non è, come nella opinione diffusa, l’invito di un romano pacioso, rassegnato e un po’ pigro, a cogliere i brevi piacere che la vita ti offre. Non disprezzare queste triglie appena pescate, né il bicchiere del vino che ti infonde allegria… E poi, con le donne, non fartele sfuggire, ma non bramare, tormenti zero… 
Non è così: Orazio ci esorta a cogliere l’attimo fuggente, a percepire in ogni istante una magia della vita: lo fanno i poeti da sempre, lo faranno gli stilnovisti, basta un lampo d’occhi della donna che appare, nessun bisogno di sapere nulla di lei. Orazio ci invita a cogliere l’istante, la bellezza del profondo nel suo brillio. 
Eugenio Montale, poeta del nulla e della disillusione congenita, scrisse un capolavoro, Le occasioni, ove la parola del titolo indica avvenimenti improvvisi e misteriosi, che possono interrompere e lacerare il tedioso scorrere del tempo. Comprendo un suo atto che sorprese tutti, una proposta incomprensibile: Senatore a vita, laico non passionale ma laico disincantato, si oppose, in quanto Senatore della Repubblica, all’abolizione della festa nazionale dell’Epifania, che il governo aveva deliberato. Che gli importava delle feste religiose, per giunta quella, caricata anche di superstizione, con il personaggio di una vecchia Befana? Perché l’Epifania è la festa dell’apparizione: prova che a volte si manifestano occasioni. Non inebrianti, ma reali, quelle di Montale, mentre in Luzi ogni occasione è un’epifania.
Rivolgendosi alle Parche, divinità esiziali del destino, Friedrich Hölderlin chiede un’occasione, una sola, estrema: donatemi un’estate, ma di fuoco. E poi autunno, in cui il mio cuore possa smorire, ma persuaso. L’anima non ha avuto ciò a cui agognava: ma se mi darete la poesia, il fuoco della poesia, siano benvenute la pace delle ombre e la morte. Anche se nel passaggio la cetra dei versi e del canto non mi seguirà, io me ne andrò appagato. Avrò vissuto un giorno come gli Dei e non chiederò altro. Fate che il mio “carpe diem” sia cogliere l’attimo di fuoco della mia vita, la mia briciola immensa d’eternità.

Alle Parche

Un’estate donatemi, o possenti!
E un solo autunno al mio canto maturo,
perché il cuore, saziato,
di dolce gioco, muoia persuaso.

L’anima che non ebbe in vita il suo diritto
divino non avrà pace neppure
laggiù trai morti. Ma se mi sarà dato
ciò che mi è santo in cuore, la poesia,

sii benvenuta, pace delle ombre!
Anche se non mi seguirà la cetra
sarò appagato.
Avrò vissuto un giorno
come gli Dei, e più non chiederò.

Friedrich Hölderlin

Traduzione di Enzo Mandruzzato (Adelphi)

Facebooktwitterlinkedin