Paolo Randazzo
A Palazzo Bellomo di Ortigia

Lo sguardo di Edipo

A Siracusa un gruppo di artisti contemporanei, da Arnaldo Pomodoro a Hermann Nitsch, da Emilio Isgrò a Mimmo Palladino, si misurano con il mito di Edipo in una bella mostra curata da Antonio Calbi

C’è una mostra di grande interesse da vedere a Siracusa, fino al 6 novembre 2022, negli ambienti della Galleria Regionale di Palazzo Bellomo in Ortigia. Si tratta di “Edipo, lo sguardo in sé”: sculture, quadri, istallazioni, maschere di ventisei artisti contemporanei ispirate alla vicenda mitica di Edipo. La mostra è curata da Antonio Calbi, presente da qualche anno a Siracusa come Sovrintendente dell’Istituto del Dramma Antico, e si avvale della consulenza scientifica per il percorso espositivo di Michele Romano e di Ornella Fazzina.

Quali sono i motivi di questo interesse? Di certo la qualità intrinseca delle opere selezionate ed esposte, l’inesausta (forse inesauribile) fecondità del rapporto tra la cultura contemporanea e l’alterità della cultura del mondo classico, soprattutto quando questa si presenta come mito, infine la tensione intellettuale, misteriosa eppure percepibile, determinata dall’incontro (dialogo o scontro che sia) tra un manufatto d’arte antico (medievale o moderno) e un’opera incardinata nel nostro presente. Intorno a un nucleo di opere di maestri come Arnaldo Pomodoro, Mimmo Paladino, Emilio Isgrò, Alfredo Pirri, Gianfranco Notargiacomo, Vettor Pisani, ci sono opere di affermati artisti siracusani, ma operanti fuori Sicilia, come Michele Ciacciofera, Paolo Scirpa, Giuseppe Pulvirenti, e lavori di altri artisti di evidente interesse quali Vassilis Vassiliades, Matteo Basilè, Umberto Passeretti, Corrado Bonicatti e Hermann Nitsch (nella foto accanto al titolo), Silvia Giambrone, Stefano Ricci, Nicola Toce, Brando Cesarini, Giovanni Migliara, Stefania Pennacchio, Andrea Chisesi e Alfredo Romano.

“Figlio di Joacasta” di Stefania Pennacchio

Interessanti in questo contesto sono anche i due costumi/scultura di Edipo e Giocasta realizzati dallo stilista Antonio Marras per lo spettacolo “Edipo Re una favola Nera” di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia (Teatro Elfo Puccini, Milano marzo 2022) e quello creato da Daniela Dal Cin per “Edipo Re” messo in scena da Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa nel 2012. Il visitatore si renderà conto agevolmente della ricchezza concettuale delle proposte artistiche e non occorre illustrarla più di tanto o soffermarsi analiticamente sulle singole opere, spesso straordinarie, laddove invece sono le altre due motivazioni a segnare uno scarto di vero interesse.

La mitologia classica è ancora viva e presente nella cultura occidentale, lo è quasi suo malgrado e, oltre alla mitologia classica, è presente la dinamica mitopoietica che le pertiene e che è strutturalmente fortemente assertiva, se proprio non autoritaria, per cui talvolta è più comodo e politicamente efficace lasciare che a esprimersi sia un mito per nominare o raccontare qualcosa che il linguaggio verbale stenta a esprimere. Quella del mito però non è una comunicazione orizzontale, ma verticale; il mito non parla, ordina in silenzio, e allora, se è la ricerca della verità che ci muove, è opportuno fare come ha fatto Perseo con la Gorgone: decapitarla senza farsi pietrificare, sfidarla, affrontarne con l’ingegno la potenza manipolatoria. Seguiamo qui la lezione dell’antropologo Furio Jesi.

Occorre agire come ha agito Edipo col mistero mitico del suo destino: scegliere di guardarci dentro senza paura – costi quel che costi -, scegliere di mettere in discussione quella narrazione, metterla in chiaro fino alla tragedia, renderla plurale e totalmente laica, ragionare senza paura e senza pudore su ogni singolo segmento del mito. Mettere a nudo il mito smontarlo, anche sapendo che così ci si avvia verso territori di dolore, di mistero ulteriore, di consapevolezza, di “non senso” da cui sarà difficile tornare indietro. Ed ecco cosa fa questa mostra: segmenta il mito di Edipo, lo articola in molteplici quadri di senso che svelano l’umanità di quell’Edipo cercatore di autenticità che è in ciascun uomo, se e quando riesce a distogliere lo sguardo dall’incantamento del mito e a fissarlo col coraggio che ci vuole in direzione dell’umanità, per quanto tragicamente fragile e fallibile possa essere.


Crediti fotografici: MIDA immagini

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