Nicola Bottiglieri
Il senso di una crisi

Ucraina, quanti errori!

Questa terribile guerra che si trascina nel sangue e nella violenza ci dice che abbiamo commesso molti errori. Per esempio, non aver capito la natura dell'invasione russa né la forza della resistenza dell'Ucraina. E non aver incluso Mosca nel processo europeo...

Se la pandemia da Coronavirus ci ha obbligato a riflettere sulla natura della “globalizzazione” e a cambiare stili di vita, programmazione economica, modo di viaggiare ecc., la guerra in Ucraina ci ha rivelato quanto siamo indietro nel capire quello che succede davanti la porta di casa. Elencherò una serie di errori che hanno portato a questa situazione.

Il primo errore lo abbiamo fatto quando non abbiamo seguito l’evoluzione del pensiero politico di Putin dalla guerra nel Dombass, all’annessione della Crimea. Da dove nasce la nostra miopia? Dal non ricordare che la politica estera prima dell’Unione Sovietica e poi della Federazione Russa è fatta soprattutto con i carri armati. Come si è visto anche in Cecenia.

Il secondo errore lo abbiamo fatto, quando, all’indomani del 24 febbraio, davamo per spacciata la resistenza del popolo ucraino di fronte allo strapotere della macchina bellica russa. Da dove nasceva questo errore? Dal fatto che non abbiamo capito cosa è successo in quel paese all’indomani del 2014 quando il Presidente Viktor Janukovic aveva deciso di sospendere l’accordo di associazione tra Ucraina e Unione Europea e di avere relazioni economiche più strette con la Russia. La conseguenza fu la sua destituzione ma anche il trauma dell’annessione della Crimea alla Russia.

Il terzo errore è stato fatto quando non abbiamo creduto alla capacità di reazione delle democrazie europee di fronte all’aggressione russa. Da cosa nasceva questo errore? Una sottovalutazione del potenziale di forza e di idee che l’Europa esprime.

Il quarto errore è stato nel non capire la natura del consenso del quale gode Zelensky, un attore che ha fatto la campagna elettorale non usando il linguaggio del politichese ma il meta-linguaggio della fiction. Dove abbiamo sbagliato? Nel non capire che nella nostra società lo spettacolo non è una sovrastruttura del pensiero, un semplice divertimento, ma è una realtà capace di riflettere, capire e modificare il mondo. In verità questa prerogativa, una volta tipica del teatro ed oggi della televisione, l’avevano già compresa i gesuiti del ‘500, quando per convertire gli Indios del Paraguay, ancorati a religioni ancestrali, questi venivano usati come comparse all’interno del teatro religioso, così mentre recitavano i passi del vangelo, con la mente capivano il significato del ruolo che stavano facendo. Essi erano destinatari e interpreti del messaggio insito nel teatro. A questo punto la realtà, ossia la conversione altro non era che il proseguimento della “messa in scena”.

Il quinto errore lo stiamo continuando a fare nel momento in cui non lavoriamo per creare un esercito europeo, che ci renda autonomi dalla NATO. L’Europa è composta da 500 milioni di persone, mentre gli Stati Uniti sono 250 e la Russia appena 145. Inoltre l’Europa ha un capitale culturale e tecnologico che può far fronte alle grandi potenze, compresa la Cina. Del resto, non si parlano in tutto il mondo le lingue europee, non si imitano stili di vita europei?

Ma forse l’ultimo grande errore è quello di non aver incluso la Russia nel progetto europeo, un processo che si poteva avviare agli inizi del millennio e che invece è tramontato velocemente. Ricordo con quanta soddisfazione in quegli anni nella mia Università abbiamo avviato i corsi di lingua e letteratura russa, abbiamo aperto l’Erasmus con le Università di Mosca e San Pietroburgo e sognavamo una Europa che andava dall’Atlantico al Pacifico. A chi dava fastidio questo progetto? Chi lo ha ostacolato?

Le guerre si sa come iniziano ma non si sa come finiscono!

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