Marco Vitale
Ancora su “A ogni stazione del viaggio”

Fedeltà alla parola

Nella sua poesia, Loretto Rafanelli tesse, con nitidezza, eleganza e discrezione il proprio “filo d’esistenza”. Evocando immagini, persone, paesaggi: «le spigolose vertigini di Città del Messico», «Pienza… la prima vedetta dell’Orcia» o un uomo su un treno, «solo. Confinato al lume del viaggio»

È bello che Jaca Book abbia ricominciato a pubblicare poesia, a quasi dieci anni dall’interruzione di una delle migliori collane a essa dedicate, ed è bello che abbia ricominciato con un autore come Loretto Rafanelli che di quella collana – diretta, lo ricordiamo, da Roberto Mussapi – è stato uno delle voci più presenti e significative, a configurare una fedeltà di percorso che si rinnova felicemente anche in questo A ogni stazione del viaggio (Milano 2021, 119 pagine, 15 euro). 

Forse la cosa che più colpisce nel nuovo libro è proprio questa fedeltà, questo affidarsi a una parola che riscopre verso dopo verso il suo peso specifico, senza preclusione di orizzonte. Una parola che si posiziona come dentro a uno stampo che la conchiude e ne fa scaturire per contrasto le potenzialità, il proprio “filo d’esistenza”. In questo senso il termine “presenza”, parola cara alla poetica di Yves Bonnefoy, può essere utilmente impiegato come chiave d’accesso a una linea di poesia che nella sua clarté, e nella sua mirabile eleganza, si fa a tratti elusiva e chi legge si rende conto che sta succedendo qualcosa.

Colpisce in questo libro il tono di così studiata misura, la grana di una voce che senza mai venire meno alle sue premesse ci può parlare di un semplice oggetto o, con risultati notevoli, di un paesaggio, di una «Bologna invasa dal vuoto» (come meglio e con maggior sintesi dire dei mesi drammatici del 2020?) o di una tragedia come quella che coinvolge la giovane ricercatrice veneziana Valeria Solesin, uccisa a Parigi nella strage del Bataclan, e il ricordo di Valeria è legato alla sua città natale in cui torna per sempre «nella tunica sfaldata della vita». L’assurdità della perdita risulta allora per sottrazione nel delicato ritratto d’un paesaggio di bellezza ineffabile, che appare come sbigottito.

Sono bellissimi i paesaggi di Loretto Rafanelli; penso a “La strada 64” che tocca la sua Porretta «tra stagioni calate / nella forgiata calura delle estati / o nella grande neve inoltrata / fin nelle case» o a quel treno notturno intravisto mentre passa, con quel viaggiatore «Solo. Confinato al lume / del viaggio»: puro Hopper! O ai colori delle spiagge dell’Adriatico dove la luce ricorda quella con tanta maestria “lavorata” da un fotografo poeta come Luigi Ghirri, con le «tende blu distese al sole, / nel fragore incavato dell’ora più alta», ma anche, facendo ingresso in un interno dove il tempo prende la parola, con la «vetrina / smerigliata del vecchio mettitutto» in cui la madre conserva – pensiamo a lungo, forse per una vita – la cartolina che il figlio le ha spedito dalla colonia marina.

C’è una precisione, una precisione fantastica naturalmente, nelle immagini di questo libro: «Le spigolose vertigini / di Città del Messico sono il gorgo / di una pianta che ha radici nel vento», per fare solo un esempio. O ancora «Pienza è una segreta riva del cielo, / la prima vedetta dell’Orcia, / un fiocco muto di pietra / riposto nei crocicchi venati / di sussurri…». E consiste pensiamo in questa attenzione che si fa lezione di sguardo, e nomina le cose, la radice di una spiritualità profonda e mai esibita. Qui è la lezione di Luzi, maestro di poesia per Rafanelli, qui il principio dialogico che articola il viaggio a ogni stazione, nei tempi del “racconto sottotraccia” che Alberto Fraccacreta aveva colto parlando del libro proprio su queste pagine (https://www.succedeoggi.it/2021/12/il-segreto-dellattimo/). Qui infine una voce che nella discrezione paziente si offre fraterna, e si fa riconoscere perché a essa ci si rivolga anche nel corso del nostro viaggio. Forse non è possibile chiedere di più alla poesia.

La linea dell’orizzonte

Quando il cielo combacia con il mare,
la fossa del limite attraversa
la linea dell’orizzonte,
qui è necessario non contarli
i giorni per avvertire il proprio 
filo d’esistenza. O scoprire 
il frangente serbato nel cuore.
Ma poi quale sospiro
sospinge la vita?

Loretto Rafanelli

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